CORONAVIRUS

 
 
 

Coronavirus: 209.585 morti in America latina

Buenos Aires, 06 ago 12:10 - (Agenzia Nova) - Sono 209.585 le persone morte in America latina per cause riconducibili al contagio da nuovo coronavirus. In Messico si contano 456.100 casi di contagio e 49.698 morti. Il paese torna progressivamente a una “nuova normalità” a partire dal 1 giugno, con un sistema che dovrebbe permettere riaperture statali modulate sulla portata del contagio. Tutti gli stati della federazione sono però al momento divisi tra i due gradi più allarmanti. Per arginare la crisi economica, il governo vara misure per mettere in sicurezza le fasce più deboli, evita ricorso a incentivi fiscali e non crea nuovo debito. A Panama si registrano ad oggi 70.231 casi confermati e 1.553 decessi. Dopo una prima fase molto controllata, il paese vive da due mesi una situazione di crescita costante dei contagi. Con i suoi 4,2 milioni di abitanti, Panama è tra i paesi con il maggior numero di nuovi contagi su milione. Nella metà delle dieci regioni vige una quarantena totale il fine settimana e coprifuoco notturno da lunedì a venerdì, con il permesso per fare acquisti essenziali concesso ai cittadini in base al loro documento di identità.

Alla Costa Rica, con 20.417 casi confermati e 191 morti, va il primato di aver registrato il primo caso in America Centrale. A metà luglio le autorità riferiscono del passaggio alla trasmissione comunitaria. La situazione generale è tenuta relativamente sotto controllo e dal 1 agosto si riaprono le porte per il turismo internazionale. Ma le autorità mantengono alto l’allarme nella consapevolezza che la regione rimane a rischio. In Guatemala il numero di contagi è salito a 53.509 con 2.072 morti. Nonostante l’emergenza sia ancora alta, il presidente Alejandro Giammattei ha disposto da inizio agosto la riapertura graduale delle attività economiche interrotte da marzo, mese in cui era stato anche varato il coprifuoco. Riprende, sotto stretta vigilanza, il trasporto pubblico ma rimangono sospese le attività scolastiche, sociali, sportive e culturali. Ancora chiuse le frontiere gli stranieri. Nella Repubblica Dominicana, dove ad oggi si contano 75.660 contagi e 1.222 morti, si proclama uno stato di emergenza valido fino al 10. L’emergenza, che ha determinato lo spostamento a inizio luglio delle elezioni generali previste a metà maggio, garantisce al governo di stringere puntualmente il coprifuoco disposto nelle varie province del paese.

Le cifre ufficiali riferiscono di 3.902 casi di contagio e 123 morti in Nicaragua, anche se diversi settori, tra cui la chiesa cattolica e la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), denunciano poca trasparenza nelle informazioni. Il virus arriva in El Salvador solo il 18 marzo, con la prima delle 513 morti il 31 marzo e 18.701 contagi ad oggi. Il presidente Nayib Bukele spinge per una politica di rigide restrizioni cercando di prolungare il più possibile la quarantena, ingaggiando una serrata battaglia istituzionale con la Corte costituzionale e con altri poteri dello stato. Rinviato per due volte l’avvio della “fase due” della ripresa, da ultimo prevista il 16 luglio. In Honduras, con 45.098 casi e 1.423 morti, vige il coprifuoco e lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale fino al 9 agosto. Sale a 7.511 il numero di contagi ad Haiti, con 171 morti. Tra le vittime, il segretario di stato per gli Affari sociali, Emmanuel Cantave. Quarantena fino al 20 luglio. A Cuba si contano 2.726 casi di contagio, 88 morti. Il 18 giugno inizia un piano di riaperture modulari nelle zone con meno contagi. A inizio agosto il paese ha salutato il primo volo internazionale in entrata.

La Colombia ad oggi conta 345.714 casi di contagio e 11.624 morti. Lo scorso 28 luglio il presidente Ivan Duque ha annunciato l’estensione dell’isolamento preventivo obbligatorio dal 1 al 30 agosto, nel contesto della pandemia del nuovo coronavirus. Durante questo periodo proseguirà la riattivazione graduale dei settori economici, a seconda della situazione epidemiologica di ciascun municipio. Il governo sospende il pagamento dell’iva in molti settori a tutto il 2020. In Venezuela, che denuncia 22.299 casi di contagio, si contano 195 morti. Il governo adotta uno schema (“7+7”) di aperture delle attività a settimane alternate, lasciando le zone più critiche - la capitale e gli stati di frontiera - nel regime più severo di quarantena e serrata. Il governo accusa i paesi confinanti, Colombia in primis, di agevolare una “invasione” di contagi non controllando il flusso di emigrati che cercano il ritorno in patria.

Allarme alto anche in Bolivia, con 85.141 casi di contagio e 3.385 morti. Dichiarata in fretta la chiusura totale delle frontiere e severe restrizioni ai movimenti interni. Fino al 31 maggio è stata in vigore l'emergenza sanitaria e la quarantena su tutto il territorio nazionale. La misura delle aperture viene demandata alle amministrazioni locali, che finora hanno però in gran parte scelto la linea della prudenza. Decisa, non senza polemiche, la chiusura in anticipo dell’anno scolastico, e rinviate ad ottobre le elezioni generali. Allarmanti i numeri registrati in Ecuador: gli ultimi dati spingono i contagi 88.866 casi e 5.847 morti. Dal 16 marzo sono chiuse le frontiere e sospesi i voli internazionali. Il governo ha prorogato lo stato di emergenza nazionale fino al 13 agosto, pur con restrizioni modulate sulle contingenze locali. A fronte dell'emergenza, aggravata dalle tensioni internazionali sul prezzo del petrolio, il presidente Lenin Moreno ha varato tagli da 1,4 miliardi di dollari alla spesa. Proposta anche una legge di “appoggio umanitario” che prevede versamenti extra dai più facoltosi a favore dei meno abbienti.

Il Brasile, dove è stato confermato il primo caso nella regione, si conferma ad oggi il paese più colpito in America latina. Il bilancio è di 2.859.073 casi e almeno 97.256 pazienti morti. Il presidente Jair Bolsonaro, che denuncia esagerazioni sulla portata della crisi e rivendica la necessità di non fermare l’economia, ha progressivamente aumentato il numero di attività “essenziali”, non sottoposte a chiusura, animando a lungo un serrato dibattito con amministratori locali e autorità sanitarie. Nonostante il picco sia previsto per agosto, città e stati più grandi hanno iniziato da giugno a rimettersi in moto. Stato di emergenza anche in Perù, dove si conta un totale di 447.624 casi e 20.228 morti. Fino al 31 agosto quarantena mirata nelle zone più a rischio, nel resto del paese vige un nuovo coprifuoco, dalle 21 alle 4. Confermate le elezioni generali in agenda ad aprile 2021.

In Argentina, dove il 7 marzo è stata registrata la prima morte per la Covid-19 in America latina, i casi confermati sono a 220.682, con 4.106 decessi. Il governo ha alleggerito la quarantena in atto nelle province con meno contagi, ma rimarrà "congelata" ancora fino al 18 agosto il resto del paese tra cui Buenos Aires e il suo hinterland. La forte ripresa dei contagi ha portato il governo a rallentare il calendario delle riaperture e indurire alcune delle misure di contenimento sociale. Il coronavirus è emergenza anche in Cile, con 364.723 casi confermati e 9.792 morti. Nel paese vige uno stato di emergenza rinnovato da ultimo fino a metà settembre, con un coprifuoco dalle 22 alle 5. Da metà luglio è stato avviato un piano modulare di flessibilizzazione della quarantena, pur se con attenzione alta sulla continua crescita e i contagi. Numeri che hanno portato anche alla dimissione del ministro della Sanità Jaime Manalich. Rinviato a ottobre il referendum sulla riforma della Costituzione preparato in risposta alle proteste sociali di inizio anno.

Il governo uruguaiano di Luis Lacalle Pou ha chiuso le frontiere con il Brasile, eccezion fatta per i residenti nelle zone di confine e con l’Argentina. A tutti gli stranieri in entrata verrà chiesta prova recente del test, con esito negativo. Contati sin qui 1.309 casi di contagio e 37 morti. L’Uruguay, tra i pochi paesi a non aver varato serrate generali, ha già avviato una riapertura progressiva delle scuole, mentre sono state rinviate a ottobre le elezioni municipali. In Paraguay si registrano 6.060 casi e 61 decessi. Il governo ha avviato un piano di progressivo allentamento della quarantena con l'apertura scaglionata dei settori produttivi e valutazioni a intervalli di 21 giorni. Le prime a ripartire sono state le industrie, i servizi alla persona, le prestazioni artigianali, gli studi professionali e le officine, poi è venuta la volta di negozi e centri commerciali. Rinviate di un anno le elezioni municipali. Dal 20 luglio gran parte del paese, esclusa la capitale Assunzione e altre due province, entra nella “fase 4”. (Abu)
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