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Usa: dem e repubblicani alle prese con l’incognita delle convention nel mezzo dell’emergenza

Usa: dem e repubblicani alle prese con l’incognita delle convention nel mezzo dell’emergenza
New York, 26 mag 19:42 - (Agenzia Nova) - Negli Stati Uniti, con l’emergenza coronavirus che continua a mietere vittime, a bloccare il paese e a catalizzare il dibattito pubblico, si avvicina a grandi passi l’appuntamento delle elezioni del 3 novembre prossimo, quando il (probabile) candidato democratico Joe Biden cercherà d’impedire all’attuale presidente Donald Trump di ottenere un secondo mandato quadriennale. Prima del voto, tuttavia, vi è il passaggio indispensabile delle due convention, in occasione delle quali i delegati repubblicani e democratici saranno chiamati a determinare i “ticket” per la corsa alla Casa Bianca (presidente e vice) e le piattaforme politiche. Si tratta di un appuntamento cruciale per il funzionamento della macchina democratica statunitense e sul quale, quest’anno, gravano importanti incognite legate alla pandemia in corso. Il problema è comune: né repubblicani, né democratici sono sicuri di poter assicurare la presenza fisica dei delegati alle rispettive convention. L’approccio tra le due leadership, tuttavia, è radicalmente diverso.

La questione sembra costituire una priorità in particolare per il Partito repubblicano, la cui convention è in programma a Charlotte, Carolina del Nord, tra il 24 e il 27 di agosto. In particolare dopo un tweet con il quale ieri il presidente Trump ha minacciato il governatore della Carolina del Nord, il democratico Roy Cooper, che per ora appare sordo alle sollecitazioni dell’amministrazione per la riapertura dello Stato. “Amo il grande Stato della Carolina del Nord – ha scritto il capo della Casa Bianca - così tanto che ho insistito per programmare la Convention nazionale repubblicano a Charlotte alla fine di agosto. Sfortunatamente, il governatore democratico Roy Cooper è ancora in piena serrata generale e non è in grado di garantire di garantirci che ad agosto potremo consentire a tante migliaia di repubblicani entusiasti di dirigersi verso la nostra bellissima Carolina del Nord”. È proprio ai partecipanti, secondo Trump, che il governatore “deve dare immediatamente una risposta”. “Altrimenti, saremo nostro malgrado costretti a trovare un nuovo luogo per la Convention nazionale repubblicana, con tutto ciò che questo comporta in termini di lavori e di sviluppo economico. È qualcosa che non voglio fare”, ha concluso il presidente statunitense.

L’ipotesi di una riprogrammazione della Convention repubblicana in località diversa è stata confermata dal vice di Trump, Mike Pence. “È una questione della quale stiamo discutendo, perché ci vogliono davvero molti mesi per organizzare una convention nazionale e ci sono Stati che stanno facendo progressi incredibili per riaprire le rispettive economie: pensiamo al Texas, alla Florida o alla Georgia. Ho visitato questi ultimi due Stati proprio la scorsa settimana”, ha affermato il numero due della Casa Bianca. “Credo – ha aggiunto - che il presidente sia assolutamente intenzionato a fare in modo che il nostro paese continui a lavorare per mettersi alle spalle la pagina del coronavirus. La Convention sarà ad agosto, saremo in grado di trovarci in un luogo sicuro e in maniera responsabili e di ricandidare il presidente Donald Trump per un nuovo mandato di quattro anni”. Secondo Pence, dunque, la richiesta del presidente a Cooper è “molto ragionevole”.

La questione s’intreccia con il grande braccio di ferro in corso sulle riaperture tra l’amministrazione Trump e molti Stati, in particolare quelli governati da esponenti democratici. Gli Usa sono di gran lunga il paese più colpito dalla pandemia di coronavirus e a breve il numero di decessi per Covid-19 dovrebbe superare quota 100 mila, con i casi di contagio ben sopra gli 1,6 milioni. È tuttavia frequente anche in questi giorni che il presidente statunitense si scagli contro i governatori più accorti e più esitanti sull’allentamento delle misure di contenimento contro il coronavirus, spesso suggerendo che dietro tale atteggiamento vi sarebbe una chiara strategia politica. “Vedrete – avvertiva Trump una settimana su Twitter – dopo il 3 novembre il coronavirus magicamente, improvvisamente sparirà e tutti saranno in grado di riaprire”. Obiettivi preferiti degli attacchi presidenziali sono stati, in particolare, Gretchen Whitmer del Michigan e Jay Robert Pritzker dell’Illinois.

Tuttavia, nel caso della Carolina del Nord la questione è particolarmente delicata, poiché si tratta di uno di quegli Stati in bilico il cui voto potrebbe finire con il decidere l’esito della contesa con Biden. Anche per questo, nel suo tweet contro il governatore Cooper, Trump ha ricordato per due volte il suo “amore” per lo Stato e la sua gente. Secondo i più recenti sondaggi, il duello tra il candidato repubblicano e quello democratico per i 15 voti dei grandi elettori della Carolina del Nord sarà particolarmente serrato. Dall’altra parte, per il governatore Cooper perdere la convention potrebbe essere un pessimo affare. L’evento, al quale secondo il Partito repubblicano parteciperebbero oltre 50 mila visitatori, dovrebbe iniettare decine di milioni di dollari nell’economia statale, devastata dall’emergenza coronavirus (oltre 24 mila casi accertati finora), e Cooper si giocherà quest’autunno un secondo mandato.

Dall’altra parte, la Convention nazionale democratica è in programma a Milwaukee, Wisconsin, una settimana prima dell’appuntamento dei repubblicani. Il problema, evidenziato la scorsa settimana da un articolo del “New York Times”, è che “molti dei delegati” non hanno alcuna intenzione di parteciparvi. Il “Nyt” ha intervistato 59 tra membri del Comitato nazionale democratico e superdelegati chiamati a formalizzare la candidatura di Biden alle presidenziali e ha scoperto che la “stragrande” maggioranza di essi non vuol mettere a rischio la propria salute e quella dei colleghi di partito. Gli organizzatori della Convention stanno così studiando tre diversi scenari a seconda dell’evoluzione della pandemia di coronavirus. La prima ipotesi, se le condizioni sanitarie lo consentiranno, è di rispettare il programma iniziale e di tenere una convention “tradizionale”; la seconda prevede una convention “per lo più virtuale”, con un numero limitato di delegati a Milwaukee; il terzo scenario vede tutti i delegati collegati da remoto.

Genera tuttavia non poche perplessità alla leadership dem la prospettiva che, una settimana dopo la convention in tono minore di Milwaukee, Trump possa ottenere la sua candidatura in un’arena stracolma e festante a Charlotte. Il Comitato nazionale democratico, insomma, teme di dare un enorme vantaggio ai repubblicani lasciando al presidente uscente le luci della ribalta. Soprattutto in un momento in cui Biden resta pressoché isolato nella sua residenza nel Delaware (solo ieri la sua prima apparizione pubblica dalla metà di marzo, in occasione del Memorial Day) e Trump continua, nel bene o nel male, a dominare il dibattito pubblico con i briefing alla stampa quotidiani dalla Casa Bianca. “Quante persone si emozioneranno a vedere un discorso di accettazione pronunciato da una stanza con poche persone intorno?”, si chiede William Owen, membro del Tennessee del Comitato nazionale democratico. Il portavoce di Biden, Bill Russo, per ora rinvia ogni decisione in merito. “Stiamo considerando una serie di formati – ha osservato - ma siamo certi che alla fine l’evento catturerà l’entusiasmo e lo spirito che abbiamo per impedire a Donald Trump un secondo mandato e trasformare il nostro paese”. (Res)
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