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Il Giappone vince la sfida con la Cina per la prima rete internet sottomarina tra Asia e Sud America

Il Giappone vince la sfida con la Cina per la prima rete internet sottomarina tra Asia e Sud America
Tokyo, 29 lug 14:10 - (Agenzia Nova) - Il governo del Cile si trova catapultato al centro dello scontro per il primato strategico e tecnologico tra le maggiori potenze globali, dopo la decisione di Santiago, annunciata in anteprima dal quotidiano “Nikkei”, di affidare al Giappone la costruzione della prima connessione internet sottomarina tra Sud America e Asia-Pacifico. La decisione del governo cileno costituisce una importante vittoria per il Giappone, che ha intrapreso pochi mesi fa una campagna tesa a contrastare la sempre più agguerrita avanzata della Cina in un settore ormai strategico per gli equilibri economici e geopolitici globali. La proposta del Giappone, che prevede la realizzazione di una dorsale lunga 13 mila chilometri tra la costa del Cile e la città australiana di Sydney, attraverso la Nuova Zelanda, è stata infatti preferita a un progetto di Pechino, che invece prevedeva di scavalcare l’Australia, connettendo direttamente il Cile alle città di Shanghai e Hong Kong. Il successo del Giappone rappresenta anche una vittoria dell’Australia – che da mesi è impegnata in uno scontro frontale con la Cina proprio sul fronte delle infrastrutture digitali e per le telecomunicazioni – e degli Stati Uniti: la rapida avanzata della Cina nel settore delle infrastrutture per la trasmissioni di dati sottomarini è infatti guidata dal colosso dell’elettronica Huawei, al centro delle ostilità per il primato tecnologico tra le due principali potenze globali.

La decisione del governo del Cile non era scontata: la Cina è infatti ad oggi il primo partner commerciale del paese sudamericano, e Pechino ha indotto nei mesi scorsi una intensa attività di lobbying per promuovere una connessione sottomarina diretta tra i due paesi. In occasione della visita a Pechino del presidente cileno Sebastian Pinera, lo scorso aprile, Huawei si era impegnata a investire nella realizzazione di centri dati nel Cile, e nei mesi scorsi pareva che proprio l’azienda cinese si dovesse aggiudicare l’importantissimo progetto della dorsale trans-Pacifico. A cambiare radicalmente lo scenario è stato l’intervento diplomatico degli Stati Uniti: poco prima della partenza di Pinera per la Cina, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, si è recato in visita in Cile, e ha apertamente accusato Huawei di essere controllata direttamente dal governo cinese, e di rappresentare dunque una minaccia per la sicurezza dei paesi in cui opera. Lo scorso giugno, il dipartimento di Giustizia Usa ha apertamente raccomandato l’isolamento da Hong Kong di una importante linea dati sottomarina gestita da Google e Facebook: la raccomandazione, motivata da ragioni di sicurezza dei dati, costituisce un importante segnale del cosiddetto “disaccoppiamento” tra blocchi di influenza paventato da molti analisti sul piano economico e commerciale, come avvisaglia di una sorta di nuova Guerra fredda globale tra Stati Uniti e Cina.

Con la progressiva diffusione dell’Ia e delle telecomunicazioni 5G, l’espansione della capacità della rete a fibre ottiche ha assunto una crescente urgenza a livello globale. Il ministro dei Trasporti e delle telecomunicazioni del Cile, Gloria Hutt, ha dichiarato che l’obiettivo del suo governo è trasformare il paese nell’hub digitale del Sud America. Il governo cileno dovrebbe pubblicare entro il prossimo autunno il rapporto tecnologico finale e istituire un fondo ad hoc per il progetto entro la fine dell’anno. L’investimento iniziale per la realizzazione della connessione attraverso il Pacifico è stimato in 500 milioni di dollari. La decisione di adottare la proposta del Giappone darà alle aziende giapponesi un vantaggio significativo in fase di aggiudicazione degli appalti: nei mesi scorsi Tokyo si è attivata per dare ulteriore impulso alle proprie aziende, tramite un “piano di azione per l’espansione oltremare” teso a concedere finanziamenti pubblici alle aziende nazionali che esportano tecnologie e infrastrutture per la trasmissione sottomarina di dati tramite fibre ottiche. Il fulcro del piano studiato dal governo giapponese prevede investimenti tramite l’Ict Fund – un fondo d’investimento pubblico-privato – e la Banca per la cooperazione internazionale del Giappone, nei progetti per la posa di cavi sottomarini intrapresi da aziende come Nec Corp., Ntt Communications Corp e Kddi Corp. Ad oggi l’azienda giapponese Nec è una dei tre principali fornitori mondiali di cavi sottomarini a fibre ottiche, assieme alla statunitense Subcom e all’azienda francese Alcatel Submarine Networks. Recentemente l’azienda giapponese ha completato una connessione trans-atlantica tra l’Angola e il Brasile.

I cavi sottomarini per la trasmissione dei dati costituiscono le principali arterie dell’economia globale, assieme alle rotte commerciali marittime, e promettono di divenire ancor più cruciali di pari passo con la progressiva digitalizzazione dell’economia, all’insegna dell’automazione robotizzata e dell’intelligenza artificiale. Già oggi, più del 95 per cento del traffico delle telecomunicazioni globale transita attraverso circa 200 cavi a fibra ottica trans-oceanici. L’85 per cento circa di queste connessioni fisiche è stato realizzato da aziende statunitensi, europee e giapponesi, ma la Cina ambisce ad affermarsi come attore di primo piano, per aggiungere una ulteriore dimensione alla Nuova via della seta (Belt and Road Initiative, Bri): l’ambiziosa iniziativa con cui Pechino intende promuovere lo sviluppo infrastrutturale globale, ed estendere con esso la propria influenza geopolitica. Come per i progressi di Huawei nel campo del 5G, l’avanzata di Pechino sul fronte delle principali dorsali fisiche della rete Internet globale ha suscitato allarme negli Stati Uniti e ancor più nel Pacifico Meridionale, dove si teme una ulteriore penetrazione dello spionaggio e della sorveglianza militare della Cina.

Lo scorso aprile, l’Australia ha vietato a Huawei l’aggancio alla stazione di approdo dei cavi sottomarini di Sydney, impedendo così all’azienda di realizzare una connessione sottomarina tra quel paese e le Isole Salomone; la decisione è giunta a seguito di indiscrezioni secondo cui Huawei Technologies avrebbe effettuato una donazione di 4,9 milioni di dollari dell’allora primo ministro delle Isole Salomone, Manasseh Sogavare. Nonostante le smentite di Huawei, Canberra ha deciso di farsi carico direttamente del progetto. Nei mesi scorsi l’Australia ha anche accantonato altri progetti di Huawei per la realizzazione di connessioni sottomarine con Papua Nuova Guinea. Il colosso dell’elettronica cinese prosegue frattanto la pianificazione di un’ulteriore linea sottomarina tra le isole Salomone e Vanuatu, dove il governo locale ha affidato proprio a Huawei un progetto di e-government. Sydney è un hub di rilievo strategico per i cavi sottomarini che collegano gli Stati Uniti all’Australia. La stazione di approdo è una infrastruttura altamente sensibile, perché un attacco informatico localizzato consentirebbe di troncare connessioni vitali, con gravi ripercussioni economiche, militari e politiche. Canberra è particolarmente sensibile a tale ordine di rischi, specie sull’onda delle polemiche per le influenze indebite della Cina sulla politica australiana, che negli ultimi anni hanno esacerbato le relazioni con Pechino.

Per tentare di arginare il boicottaggio degli Stati Uniti e dei loro alleati, Huawei ha annunciato il mese scorso l’intenzione di cedere la propria attività di produzione dei cavi dati sottomarini a un’altra società, a sua volta cinese. Hengtong Optic-Electric, azienda produttrice di cavi per la trasmissione dati sottomarini con sede nella provincia cinese di Jiangsu, ha annunciato tramite una nota alla Borsa di Shanghai l’intenzione di acquistare l’unità di Huawei. Quest’ultima è entrata nel settore nel 2008, tramite una joint venture con l’azienda britannica Global Marine Systems. La venture, nota come Huawei Marine Networks, ha installato sinora 50 mila chilometri di cavi nell’ambito di circa 90 progetti, perlopiù in Asia e Africa. Il suo fatturato è ammontato a circa 240 milioni di dollari nel 2017. Hengtong Optic-Electric intende acquistare l’intera quota del 51 per cento della joint venture attualmente detenuta da Huawei, ma non ha fornito sinora alcun dettaglio in merito alle tempistiche o al prezzo dell’operazione. (Git)
 
 
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