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Brasile: Amazzonia, governo licenzia coordinatore istituto spaziale dopo allarme deforestazione

Brasilia, 13 lug 21:52 - (Agenzia Nova) - Il ministro della Scienza e Tecnologia del Brasile, Marcos Pontes, ha licenziato il coordinatore generale del servizio di Osservazione della Terra dell'Istituto nazionale della ricerca spaziale (Inpe), Lubia Vinhas. Il licenziamento è stato ufficializzato nell'edizione odierna della Gazzetta ufficiale. Nessun motivo è stato ufficialmente presentato per motivare la decisione. L'Inpe ha tra gli altri compiti, quello di monitorare la deforestazione dell'Amazzonia, attraverso il sistema di rilevamento della deforestazione in tempo reale (Deter). La scorsa settimana, l'Inpe ha annunciato che a giugno 2020 è stato registrato il più alto numero di allarmi relativi alla deforestazione dell'intera serie storica, iniziata nel 2015.

In una nota rilasciata poco dopo le dimissioni, l'Organizzazione non governativa ambientalista Greenpeace ha dichiarato che le dimissioni "non sorprendono" a causa delle precedenti decisioni prese dall'amministrazione Jair Bolsonaro, e "suggeriscono nuovamente che il governo è nemico della verità". "Non sarà nascondendo, truccando i dati o investendo nella pubblicità che il governo cambierà la realtà. E questo accade per una ragione molto semplice: Bolsonaro non vuole cambiare la direzione della sua politica. La distruzione della foresta amazzonica è il progetto del suo governo", ha affermato il portavoce della politica pubblica dell'organizzazione, Luiza Lima. Nell'agosto dello scorso anno, in circostanze simili era stato licenziato l'allora direttore dell'Inpe, Ricardo Galvao. All'epoca, il presidente Jair Bolsonaro aveva squalificato i dati dell'istituto e aveva affermato che Galvao aveva divulgato i dati sulla deforestazione perché "al servizio di alcune Ong" che volevano distruggere l'immagine del paese e il suo governo. La scorsa settimana l'Inpe aveva reso noto che gli allarmi relativi alla deforestazione della foresta pluviale amazzonica in Brasile sono cresciuti del 24,31 per cento a giugno 2020 rispetto al mese di maggio e del 10,6 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, per un totale di 1.034 chilometri quadrati. Gli allarmi sono emessi automaticamente su base quotidiana dal sistema satellitare di rilevamento della deforestazione (Deter) che in tempo reale mappa il territorio, allertando in caso di modificazioni alla flora rispetto alla rilevazione precedente. Negli ultimi 11 mesi, gli avvisi di deforestazione sono aumentati del 64 per cento rispetto gli 11 mesi precedenti. Secondo l'Inpe la deforestazione continua ad aumentare e i numeri per il 2020 saranno molto peggiori rispetto al 2019. Il tasso ufficiale dovrebbe essere superiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno, quando si registrarono i peggiori dati del decennio.

Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha prorogato la missione delle forze armate nella lotta contro gli incendi che stanno distruggendo parte della foresta amazzonica. Le truppe erano state dispiegate nell'ambito dell'operazioni Verde Brasile, autorizzata ai sensi della legge di Garanzia Legale e dell'Ordine (Glo) lo scorso 7 maggio, e con la proroga resteranno impegnate nella missione fino al 6 di novembre. Le truppe saranno offriranno supporto alle forze dell'ordine degli stati di Acre, Amapá, Amazonas, Mato Grosso, Pará, Rondonia, Roraima, Tocantins e Maranhao. La regione amazzonica ha registrato un alto tasso di deforestazione, capace di causare un aumento delle emissioni di gas serra nonostante con la riduzione delle attività economiche a causa della pandemia di coronavirus. L'ordinanza che autorizza l'uso delle forze armate è stata pubblicata nell'edizione odierna della Gazzetta ufficiale, a firma dal presidente Bolsonaro.

La deforestazione nella regione amazzonica preoccupa molto i paesi europei e gli investitori internazionali. ll vicepresidente della Repubblica del Brasile, Hamilton Mourao, ha dichiarato che per lui "è ovvio" che gli investitori stranieri vogliano vedere più impegno e maggiori "risultati concreti contro la deforestazione della foresta amazzonica". Il vicepresidente ha preso parte a una videoconferenza con alcuni ministri e alcuni investitori stranieri per affrontare la questione di una maggiore salvaguardia dell'ambiente in Brasile. La riunione è stata convocata alla fine del mese scorso dopo che un gruppo che riunisce 30 fondi di investimento provenienti da 9 paesi diversi e che gestiscono complessivamente 3.700 miliardi di dollari, ha annunciato di essere pronto a rivedere i propri investimenti in Brasile nel caso il governo non adotti misure più efficaci per ridurre il disboscamento della foresta pluviale amazzonica.

Secondo Mourao, che è anche il presidente del Consiglio per l'Amazzonia, il governo ha intenzione di confermare le operazioni di repressione dei crimini ambientali già in corso e di realizzare azioni più efficaci nelle aree dove l'attuale legge sulla proprietà fondiaria rende possibile l'occupazione di terreni demaniali da parte di cittadini che vogliano sfruttare suolo così che "la deforestazione raggiunga un livello accettabile". Tuttavia Mourao ha anche difeso l'operato del governo, affermando che sull'amazzonia "una disputa geopolitica", perché il Brasile, a suo avviso, sarà a breve "la più grande potenza agricola del mondo", circostanza destinata a generare sul paese "pressioni" dei concorrenti, sottolineando che il Brasile non abbatte la foresta per produrre cibo, dal momento che l'industria agroalimentare del paese ha una tecnologia "all'avanguardia".

Mourao si è difeso anche dalle accuse relative alla volontà politica del governo. "Il nostro governo non è responsabile dello smantellamento delle agenzie di tutela dell'ambiente. Abbiamo ereditato sia L'Istituto brasiliano dell'ambiente e delle risorse naturali rinnovabili (Ibama) che l'Istituto Chico Mendes di conservazione della biodiversità (ICMBio) con un numero ridotto di dipendenti. Con le questioni di bilancio che stiamo vivendo e il divieto di gare d'appalto, stiamo cercando una soluzione, e questo è un problema che il Consiglio dell'Amazzonia affrontetà in modo che queste agenzie possano reintegrare l'antica forza lavoro".

Presete alla conferenza stampa, il ministro dell'Ambiente, Ricardo Salles, ha informato che la prossima settimana sarà approvato un decreto che sospende l'autorizzazione all'uso del fuoco in Amazzonia (come attività legata all'agricoltura) per 120 giorni, che dovrebbe essere "pronto" per la firma di Bolsonaro a giorni. Il ministro ha affermato che il divieto sarà totale in Amazzonia e nel Pantanal, mentre negli altri biomi ci saranno già delle eccezioni previste dalla legislazione. Le riunione di oggi è stata necessaria dopo l'annuncio dei 30 fondi di investimento di essere propri a tagliare le proprie attività in Brasile a causa del disboscamento della foresta pluviale amazzonica fuori controllo. "L'aumento della deforestazione negli ultimi anni, combinata con le notizie di smantellamento delle agenzie di sorveglianza, delle politiche ambientali e dei diritti umani, sta creando una diffusa incertezza sulle condizioni per investire o offrire servizi finanziari in Brasile", si legge in una lettera inviata alla stampa dagli investitori alla fine dello scorso mese di giugno. ll gruppo di fondi di investimento, rappresentato dalla compagnia assicurativa e pensionistica norvegese Storebrand Asset Management, aveva inviato lettere alle ambasciate brasiliane in vari paesi del mondo, chiedendo incontri con diplomatici del paese sudamericano ai quali presentare le preoccupazioni sulle questioni ambientali.

L'Amministratore delegato di Storebrand Asset Management, Jan Erik Saugestad, ha dichiarato che precedenti iniziative simili avevano puntato a fare pressione sulle aziende brasiliane, mentre stavolta l'iniziativa si rivolge direttamente al governo. La lettera inviata non parla apertamente di conseguenze se il governo brasiliano non volesse agire, ma la scorsa settimana sette società europee hanno riferito che avrebbero potuto diminuire gli investimenti nel paese se la distruzione ambientale dovesse continuare. Tra le 25 società europee che hanno firmato vi sono anche la norvegese Nordea Asset Management e la Church of England, che gestisce un fondo pensione da 3,5 miliardi di dollari, la British Legal & General Investment Management (LGIM) è tra i maggiori fondi del mondo con i suoi 1.200 miliardi di sterline in gestione. Anche American Domini Impact Investment e Pax World Funds hanno firmato la lettera. La Fram Capital, che ha sede a San Paolo, è l'unica firmataria brasiliana.

Contro la gestione ambientale del governo Bolsonaro si è rivolta anche la magistratura brasiliana. Dodici pubblici ministeri della Procura federale del Brasile (Mpf) hanno infatti inviato una richiesta di rimozione dall'incarico del ministro dell'Ambiente, Ricardo Salles, al tribunale federale di Brasilia. I procuratori accusano il ministro di improbabilità amministrativa, per quello che considerano lo "smantellamento volontario delle strutture istituzionali di protezione dell'ambiente". "Attraverso azioni, omissioni, pratiche e discorsi, il ministro dell'Ambiente promuove lo smantellamento delle politiche ambientali e lo svuotamento delle disposizioni di legge in materia, favorendo interessi che non hanno alcuna relazione con lo scopo del ministero di cui è a capo " hanno dichiarato i pubblici ministeri nella relazione.

Secondo la tesi della procura, gli atti di illegalità sono stati praticati su quattro fronti. "Svuotamento delle disposizioni normative in materia, indebolimento degli organismi di trasparenza e partecipazione, riduzione del bilancio e smantellamento delle strutture di controllo". I pubblici ministeri chiedono che il tribunale condanni il ministro applicando le sanzioni previste dalla legge sull'improbabilità amministrativa, tra cui la perdita della funzione pubblica e la sospensione dei diritti politici. I magistrati sostengono che "la rimozione precauzionale è necessaria per evitare l'aumento esponenziale e allarmante della deforestazione in Amazzonia". "Se non dovesse esserci alcuna rimozione precauzionale dell'imputato dalla posizione di Ministro dell'Ambiente, l'aumento esponenziale e allarmante della deforestazione in Amazzonia, una conseguenza diretta del deliberato smantellamento delle politiche pubbliche volte a proteggere l'ambiente, può portare la foresta amazzonica a un punto di non ritorno", una situazione in cui "la foresta non può più rigenerarsi", hanno concluso. (Brb)
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