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Venezuela: Maduro reagisce alle sanzioni di Bruxelles, 72 ore all'inviato Ue per lasciare il paese

Venezuela: Maduro reagisce alle sanzioni di Bruxelles, 72 ore all'inviato Ue per lasciare il paese
Caracas , 30 giu 08:42 - (Agenzia Nova) - Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dato all'inviato dell’Unione europea, Isabel Brilhante Pedrosa, 72 ore di tempo per lasciare il paese, dopo le sanzioni emanate ieri da Bruxelles nei confronti di 11 alti funzionari venezuelani. “Si può mettere a disposizione un aereo per farla partire”, ha detto Maduro parlando alla televisione di stato. Ieri il Consiglio Ue ha aggiunto 11 alti funzionari venezuelani alla lista delle perone soggette a misure restrittive, portando a 36 il numero dei funzionari venezuelani colpiti da sanzioni. Gli individui sanzionati, si legge in una nota diramata dall’Ue, “sono responsabili per avere agito contro il funzionamento democratico del’Assemblea nazionale inclusa la rimozione dell’immunità parlamentare a diversi suoi membri”. Questi "hanno avviato persecuzioni motivate politicamente e creato ostacoli per una soluzione politica e democratica della crisi in Venezuela". La misura include il divieto di viaggio e congelamento dei beni. Tra le persone include nella lista c’è Juan Jose Mendoza, presidente del Tribunale supremo di giustizia del Venezuela (Tsj) e Jose Ornelas, capo del Consiglio di difesa nazionale.

Il provvedimento Ue segue le recenti contestate decisioni del Tsj, che ha sospeso i vertici di due partiti di opposizione e nominato i nuovi membri del Consiglio nazionale elettorale (Cne). Lo scorso 16 giungo il Tsj ha ordinato la sospensione dei vertici del partito di opposizione Prima la Giustizia (Primero Justicia, PJ). La Corte, si legge in una nota diffusa sui canali social, nomina una giunta direttiva "ad hoc per portare avanti il processo di ristrutturazione democratica" del partito di Tomas Ignacio Guanipa, deputato in carica presso l'Assemblea Nazionale. Il partito viene messo nelle mani di José Dionisio Brito, ex membro di Pj, cui spetterà il compito di riempire le altre caselle dirigenziali a lilvello nazionale e locale. La decisione della corte surriscalda il dibattito sull'avvio del processo che dovrebbe riportare il paese alle urne, dopo la nomina di un nuovo Consiglio nazionale elettorale (Cne) da parte dello stesso Tsj. Il provvedimento segue la sospensione della giunta direttiva di Azione democratica (Accion democratica, Ad), uno dei principali partiti di opposizione al governo di Nicolas Maduro.

Venerdì 12 giugno la Corte suprema ha nominato i nuovi magistrati del Cne, una settimana dopo aver certificato l'inadempienza dell'Assemblea nazionale ad assolvere il compito previsto dalla Costituzione: le principali forze del fronte antigovernativo, che sono maggioranza in aula ma non hanno numeri per il quorum richiesto, non hanno mai voluto accompagnare il processo del governo di riaprire le urne, accordato con una parte minoritaria delle opposizioni, ritenendo le dimissioni di Maduro un passaggio imprescindibile per risolvere la crisi in atto. A sostituire la "storica" presidente del nuovo collegio, Tibisay Lucena, ci sarà Indira Alfonzo, già magistrato del Tsj. Al suo fianco agiranno il vicepresidente Rafael Simòn Jiménez, e i magistrati Tanía D’Amelio, Gladys Gutiérrez e José Luis Gutiérrez Parra. Questi ultimi tre sono oggetto di sanzioni da parte degli Usa e del Canada perché ritenuti a vario titolo responsabili della crisi politica ed economica del paese.

Le elezioni cui si dovrebbe arrivare sono quelle per il rinnovo dell'An entro il 2020, così come prevede la costituzione. Una data precisa non è stata ancora fissata, ha spiegato Maduro avvertendo di voler seguire l'evolversi della crisi sanitaria. Si tratta comunque di un voto di non poco peso politico. L'assemblea è il solo organo istituzionale controllato dalle opposizioni, anche se le sue funzioni - grazie a ripetute sentenze della Corte suprema - sono considerate non valide dal governo. Il fronte anti Maduro, in questo accompagnato da molte diplomazie estere, ritiene inoltre che la presidenza dell'An sia cruciale, ai sensi della Carta, per poter rivendicare la presidenza ad interim del paese. Una interpretazione contestata dal governo secondo cui, inoltre, il presidente dell'Assemblea non è Guaidò, ma Luis Parra, deputato eletto al termine di un a votazione ancora oggetto di contestazioni.

La creazione delle nuove autorità elettorali venezuelane è stata censurata dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che ha parlato di una decisione che "allontana ancora di più il Venezuela da una transizione democratica". "Nominando illegalmente i nuovi membri del Cne" le autorità venezuelane vicine al presidente Nicolas Maduro hanno "continuato a manipolare la Costituzione venezuelana", scrive Pompeo, secondo cui "il regime ha selezionato" magistrati che si limiteranno "a ratificare le sue decisioni e a ignorare le condizioni necessarie perché ci siano elezioni libere". Per avere elezioni libere, ha proseguito il segretario di Stato, oltre a un "Cne indipendente" occorre garantire la partecipazione dei principali partiti e dirigenti delle opposizioni, chiudere le indagini a loro carico "aperte per motivi politici" e liberare i prigionieri politici. Al tempo stesso Washington sottolinea l'importanza di "rispettare le libertà di espressione, stampa e associazione" nel corso del processo elettorale e "risolvere in modo trasparente tutte le sfide tecniche per elezioni libere e giuste".

Anche l'Unione europea si è espressa a riguardo, attraverso l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell. Secondo l'Ue, queste decisioni riducono al minimo lo spazio democratico nel paese e creano ulteriori ostacoli alla risoluzione della profonda crisi politica in Venezuela. "Elezioni legislative e presidenziali libere ed eque che rispettino gli standard internazionali sono fondamentali per superare la crisi in Venezuela. Un Consiglio elettorale indipendente ed equilibrato, nonché condizioni di parità che consentano la partecipazione di partiti e candidati politici, sono una pietra angolare per un processo elettorale credibile", si legge nella dichiarazione. "L'Ue chiede al governo e all'opposizione di avviare negoziati significativi e inclusivi verso la costituzione del Consiglio elettorale e la revoca dei divieti ai partiti di opposizione. Tutti gli attori nazionali dovrebbero tornare al tavolo dei negoziati, nell'interesse di tutti i venezuelani", continua.

Per l'Ue, in un momento in cui una complessa situazione umanitaria si aggiunge alla crisi politica, tutte le parti in Venezuela devono unire le forze per trovare la strada per una soluzione politica sostenibile e inclusiva. L'Ue ribadisce il proprio sostegno a qualsiasi sforzo significativo in tale direzione, nonché l'impegno a lungo termine nei confronti del popolo venezuelano e si impegna a lavorare con i venezuelani e la comunità internazionale, anche attraverso il gruppo di contatto internazionale, verso un ritorno pacifico alla democrazia e allo stato di diritto.

Su tema è intervenuto anche il cosiddetto Gruppo di Lima, blocco di paesi americani nato nel 2017 critici nei confronti di Maduro. Si tratta, si legge in un comunicato, di una sentenza che “viola apertamente la Costituzione venezuelana e mina le garanzie minime necessarie per qualsiasi processo elettorale e il ritorno della democrazia in Venezuela”. La designazione dei membri del Cne, prosegue il comunicato, “spetta all’Assemblea nazionale, organo legittimo e democraticamente eletto, in conformità con la Costituzione”. “Solo lo svolgimento di elezioni parlamentari e presidenziali libere, eque e credibili, con un Consiglio elettorale nazionale indipendente, una Corte suprema imparziale, nonché la piena libertà di stampa e la partecipazione politica di tutti i venezuelani garantiranno le condizioni per superare la crisi venezuelana”, afferma il Gruppo, di cui sono membri i governi di Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay, Perù, Santa Lucia e Venezuela, rappresentata dal leader di opposizione Juan Guaidò.

In ultimo è arrivata la condanna dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), che ha respinto come “illegale” la nomina dei membri del Cne e ha chiesto organismi indipendenti per celebrare elezioni “eque, libere e trasparenti”. Il Consiglio permanente dell’Osa ha condannato come “illegale” anche la designazione, sempre da parte del Tsj del Venezuela, dei nuovi vertici dei partiti di opposizione Prima la Giustizia (Primero Justicia, PJ) e Azione democratica (Accion democratica, Ad). L’Osa ha chiesto a Maduro che rispetti le funzioni dell’Assemblea nazionale e che si astenga dall’interferire nel funzionamento degli altri partiti. “Questo tipo di azioni costituisce un ostacolo per il ripristino della democrazia e dello stato di diritto in Venezuela”, si legge in un comunicato diffuso al termine dell'ultima riunione del Consiglio permanente dell'Osa. (Brb)
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