GIAPPONE A UN BIVIO

 
 
 

Giappone a un bivio: il declino di Abe rischia di aprire una fase di profonda instabilità

Giappone a un bivio: il declino di Abe rischia di aprire una fase di profonda instabilità
Tokyo , 29 giu 15:35 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, si avvicina al termine della sua lunga stagione di capo del governo in una condizione di debolezza senza precedenti, che contribuisce ad alimentare le tensioni tra le diverse anime del Partito liberaldemocratico giapponese (Ldp) e rischia di aprire in quel paese una fase di profonda instabilità politica. Per anni Abe ha perseguito ambiziosi piani tesi a ritagliarsi una posizione di massimo rilievo nella storia politica contemporanea del suo paese. Abe passerà effettivamente alla storia come il capo di governo giapponese politicamente più longevo dal secondo dopoguerra, ma sembra destinato a non spezzare la tradizione di scarso decisionismo che il rigidissimo ordinamento costituzionale giapponese ha imposto anche ai suoi precedessori. Sul fronte diplomatico, Abe ha lavorato a lungo per una storica distensione con Russia e Cina, ma si è dovuto piegare ad un contesto globale sempre più turbolento, segnato dallo scontro strategico tra Pechino e gli Stati Uniti. Sul fronte interno, una serie di scandali corruttivi che hanno lambito l'Ldp – da ultimo il recente arresto dell’ex ministro della Giustizia Katsuyuki Kawai, accusato di compravendita di voti in favore della moglie – ha progressivamente eroso la fiducia di cui il primo ministro godeva tra i suoi concittadini e fatto tramontare i piani di riforma della Costituzione post-bellica. Il colpo decisivo al consenso goduto dal premier conservatore è giunto dalla pandemia di coronavirus e dall’insoddisfazione dei giapponesi per la risposta a tratti caotica dell’esecutivo all’emergenza, che pure è stata gestita efficacemente sul fronte sanitario. Abe si presenta così indebolito all’ineluttabile appuntamento del cambio di testimone generazionale, e apparentemente incapace di garantire la coesione tra le diverse anime e personalità del partito di cui è presidente. La stampa giapponese segnala crescenti fibrillazioni ai vertici dell’Ldp, che potrebbero culminare in elezioni anticipate il prossimo autunno, e innescare una stagione di instabilità segnata dall’irruzione del populismo nel tradizionalmente letargico panorama politico giapponese.

Shinzo Abe è già oggi il primo ministro più longevo nella storia democratica del suo paese: dopo una prima, breve parentesi a cavallo tra il 2006 e il 2007, Abe si è mantenuto ininterrottamente alla guida del Giappone dal 26 dicembre 2012, anche tramite una serie di rimpasti ed elezioni anticipate indette di volta in volta per consolidare la sua presa sui mutevoli equilibri dell’arco parlamentare giapponese. La stabilità politica garantita dal primo ministro conservatore è coincisa con un periodo di moderata crescita economica e di accresciuta centralità di Tokyo sul palcoscenico internazionale, anche tramite il progressivo superamento del pacifismo costituzionale che ha limitato per decenni la politica estera giapponese al solo esercizio del cosiddetto “Soft Power”. Negli anni Abe ha dovuto fare i conti con diversi scandali corruttivi che però non hanno mai intaccato la tenuta del suo esecutivo, causando ricadute soltanto temporanee alla fiducia goduta dal premier in carica. La pandemia di coronavirus ha però colpito la società giapponese nelle sue sicurezze economiche più basilari e profonde, causando al leader conservatore un danno di reputazione e di fiducia apparentemente insanabile. Il mandato di presidente del Partito liberaldemocratico di Abe scade tra soli 15 mesi e, con la fiducia nel premier ai minimi storici, diversi politici dell’Ldp scalpitano per assicurarsi una posizione di centralità in un ormai prossimo futuro post-Abe.

Secondo un sondaggio curato da “Nikkei”, la già scarsa fiducia goduta dall’esecutivo giapponese in carica è crollata di altri 11 punti a giugno, attestandosi al 38 per cento, vicina ai minimi di dicembre 2012. Per anni il primo ministro Abe ha posto il rilancio economico del Giappone al centro della sua agenda domestica, proponendo le proprie ricette di stimolo e riforma (“Abenomics”) come soluzione a quasi tre decenni di crisi deflattiva. Le durissime ricadute economiche globali della pandemia non hanno però risparmiato il Giappone, dove già covava lo scontento per l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) varata dal governo conservatore lo scorso ottobre. La vulnerabilità di Abe ha dato il via ad un repentino riposizionamento di figure di spicco interne all’Ldp, ai danni di alleati di lungo corso del primo ministro. Secondo indiscrezioni rilanciate dalla stampa giapponese, il 10 giugno il vicepremier e ministro delle Finanze Taro Aso ha personalmente avvertito Abe che all’interno del partito cresce lo scontento nei confronti di Fumio Kishida, ex ministro degli Esteri e capo del potente Consiglio per la ricerca politica dell’Ldp, che Abe avrebbe scelto come suo successore alla presidenza del partito.

Le tensioni che animano l’Ldp sono deflagrate pubblicamente nelle scorse settimane, quando una proposta avanzata dallo stesso Kishida per concedere un sussidio di 300 mila yen (circa 2.800 dollari) ad alcune famiglie giapponesi ha perso il sostegno del suo stesso partito, dopo aver subito contestazioni da parte di diversi segmenti dell’opinione pubblica e dello stesso fronte conservatore. Abe e Kishida hanno fatto entrambi il loro debutto sul palcoscenico della politica giapponese nel 1993. Da allora i due politici sono sempre stati alleati, anche se Kishida ha mantenuto un profilo più defilato. Nei mesi scorsi Abe avrebbe esortato più volte il suo alleato a “esibire maggiore spirito combattivo” per assicurarsi la presidenza dell’Ldp alle prossime elezioni. Kishida, dal canto proprio, pare consapevole dell’influenza sempre minore esercitata da Abe sul partito, ed ha reagito con le prime contromisure: lo scorso maggio, ad esempio, ha chiesto ad un altro peso massimo del partito, Akira Amari, di guidare un nuovo organismo incaricato di definire una visione nazionale post-pandemia. Amari non è personalmente vicino ad Abe, ma lo ha sostenuto indirettamente, come esponente di spicco della corrente guidata da Aso. Appare evidente che Kishida sta tentando di presentare una propria visione politica e amministrativa, e di consolidare attorno ad essa le molteplici correnti della galassia conservatrice. Tale sforzo si scontra però col caos che pare ormai regnare all’interno dell’Ldp, storica formazione politica che ha governato il Giappone quasi ininterrottamente dal Secondo dopoguerra, ad eccezione di una breve parentesi tra il 2008 e il 2012. Secondo il quotidiano “Nikkei”, Abe non sarebbe più in grado di garantire a Kishida nemmeno il sostegno della propria corrente personale, “Hosoda”.

Allo stato attuale, la corsa alla presidenza dell’Ldp potrebbe anzi culminare in un caotico scontro di potere tra sette o otto candidati, esponenti di diverse fazioni: lo stesso primo ministro avrebbe confessato ai suoi collaboratori di ritenere ormai impossibile un trasferimento di carica ordinato a Kishida. I sommovimenti interni al partito segnano uno spartiacque nella politica giapponese contemporanea: l’ufficio del primo ministro giapponese pare avere ormai perso lo status di attore politico dominante che aveva detenuto per anni grazie alla popolarità goduta da Abe, anche tramite la capacità di quest’ultimo di raccogliere un consenso trasversale alle diverse componenti generazionali della società giapponese. Persino l’amicizia con il presidente Usa Donald Trump, che Abe aveva saputo trasformare in un asset sul fronte del consenso domestico, sta diventando un fattore di debolezza: sia per la distanza forzata tra i due leader, a causa della Covid-19, sia per il crollo di popolarità dello stesso Trump, e la pessima immagine del presidente Usa trasmessa dalla stampa internazionale dopo la crisi pandemica e le violente proteste contro il razzismo in corso negli Stati Uniti.

In un contesto di incertezza pressoché totale in merito allo scenario politico giapponese post-Abe, si moltiplicano indiscrezioni riguardo l’intenzione del premier di tentare ancora una volta la carta delle elezioni anticipate, sciogliendo la Camera bassa il prossimo autunno. Lo stesso vicepremier Aso avrebbe sollecitato Abe a procedere senza tentennamenti in tal senso: secondo Aso, l’Ldp dovrebbe approfittare dell’assenza ancora sostanziale di una proposta di governo alternativa per ricompattare il partito, anche a costo di perdere seggi in parlamento. L’Autunno si preannuncia in ogni caso uno snodo cruciale per la politica giapponese: proprio in quei mesi dovrebbe giungere la decisione definitiva in merito alle Olimpiadi estive di Tokyo, originariamente in programma quest’anno, ma rinviate a data da destinarsi a causa della pandemia. Anche i Giochi, che Abe aveva efficaemente promosso per anni come motore di rilancio della crescita e della centralità del Giappone nel mondo, appaiono ora agli occhi di molti giapponesi come un evento dispendioso e pericoloso, nel contesto di dissesto economico e allarme sanitario causati dal coronavirus. Un recente sondaggio condotto dall’agenzia di stampa “Kyodo” rivela che addirittura che la maggior parte dei residenti di Tokyo sono ora contrari all’organizzazione delle Olimpiadi il prossimo anno.

Il prossimo autunno si terranno anche le elezioni presidenziali negli Stati Uniti: Abe potrebbe decidere di anticipare il voto negli Usa tentando di consolidare la propria maggioranza, in previsione del possibile arrivo di un nuovo inquilino alla Casa Bianca. Venerdì 26 giugno, Abe ha tenuto la prima riunione serale dei vertici del partito da tre mesi a questa parte: presenti, oltre al premier, il suo vice Aso, Amari e il segretario capo di gabinetto e portavoce del governo, Yoshihide Suga, vera e propria “eminenza grigia” dell’ Ldp cui molti, anche nell’opinione pubblica, guardano come ad un’ancora di stabilità. Nel 2017 Abe aveva organizzato una riunione analoga, prima di optare per lo scioglimento anticipato delle Camere. Nonostante il crollo della sua popolarità, Abe conta ancora di poter guidare l’Ldp ad una vittoria elettorale, e riguadagnare così un controllo almeno parziale sulle dinamiche interne al partito. Un ulteriore peggioramento del quadro economico potrebbe rafforzare però gli avversari interni di Abe: primo tra tutti Shigeru Ishiba, ex ministro della difesa ed ex segretario generale del partito che ha sempre contestato apertamente il primo ministro, e che recentemente ha visto aumentare i propri consensi.

Per il momento, Ishiba resta relativamente isolato all’interno del proprio partito; le sue idee di orientamento più marcatamente conservatore e identitario sembrano invece far presa su un segmento crescente dell’elettorato giapponese. Ishiba sta tentando di corteggiare l’attuale segretario generale dell’Ldp, Toshihiro Nikai, e le figure più giovani della formazione politica conservatrice. Altri politici conservatori puntano a ritagliare per sé stessi una posizione di prominenza nei futuri assetti del partito: l’11 giugno, ad esempio, l’ex ministro dell’Istruzione Hakubun Shimomura e l’ex ministro della Difesa Tomomi Inada – entrambi esponenti dalla corrente del premier Abe – hanno annunciato la nascita di un nuovo gruppo che si propone di discutere i futuri assetti sociali del Giappone. I due ex ministri, così come il ministro di Stato per le Politiche fiscali, Yasutoshi Nishimura, sono indicati dalla stampa giapponese come potenziali candidati alla presidenza dell’Ldp. Altri contendenti di primissimo piano sono il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, della corrente Takeshita, e il ministro della Difesa Taro Kono, della corrente di Aso. Il disordine all’interno della storica formazione politica giapponese si accompagna ad un clima di crescente tensione e insicurezza nella società, dove aumentano i timori legati all’impiego e alla future tenuta economica di un paese sempre più anziano. Con l’indebolimento personale di Abe e l’assenza di una alternativa credibile ad un Ldp sempre meno coeso, il futuro prossimo della politica giapponese appare sempre più instabile. ( (Git)
 
 
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