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Israele: conto alla rovescia per l'annessione di parti della Cisgiordania, cosa deciderà Netanyahu?

Israele: conto alla rovescia per l'annessione di parti della Cisgiordania, cosa deciderà Netanyahu?
Roma, 29 giu 19:32 - (Agenzia Nova) - Il primo luglio il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu dovrebbe procedere con i piani per la potenziale annessione o estensione della sovranità a zone della Cisgiordania, secondo quanto previsto dall’accordo raggiunto dal leder del Likud e di Blue e Bianco, Benny Gantz, ad aprile. Nelle settimane scorse l’avvicinarsi della data del primo luglio ha spinto la comunità internazionale e l’Autorità nazionale palestinese (Anp) a mettere in guardia il governo israeliano dall’intraprendere mosse unilaterali che potrebbero provocare un’escalation di tensione locale, ma anche regionale. Anche l’ambiente militare israeliano ha espresso le proprie perplessità sulla potenziale annessione di parti della Cisgiordania (pari a circa il 30 per cento del territorio) secondo quanto previsto dal piano “Peace to Prosperity” illustrato lo scorso gennaio dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. In considerazione dello storico del conflitto israelo-palestinese, in certi ambienti vi è il timore che una mossa unilaterale da parte del governo di Gerusalemme possa scatenare una nuova ondata di violenza. Al momento non è chiaro cosa annuncerà Netanyahu il primo luglio: potrebbe emettere un ordine esecutivo di estensione della sovranità soltanto ad alcuni insediamenti, oppure sottoporre la proposta al voto del parlamento. Quel che appare chiaro dalle ultime dichiarazioni di Netanyahu e Gantz è una divergenza di fondo sul tema.

Intervistato da “Agenzia Nova”, Giuseppe Dentice, Associate Research Fellow del programma Medio Oriente e Nord Africa presso l’Ispi, “la data del primo luglio è soltanto indicativa, secondo quanto stabilito a gennaio in occasione della presentazione del piano ‘Peace to prosperity’”. Secondo l’esperto l’auspicio è che “Israele condivida quanto più possibile ogni iniziativa con gli attori regionali per evitare che ci possa essere un’escalation di tensione”, come dimostrano le tensioni recenti avvenute negli insediamenti israeliani che sorgono in prossimità dei villaggi arabi della Cisgiordania. Oggi il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha spiegato che la data del primo luglio “non è sacra”. Per Dentice “la dichiarazione di Gantz mira a rassicurare” l’ambiente, spiegando che la data del primo di luglio “è indicativa, e non definirà l’inizio o la fine di qualcosa”.

Il tema dell’annessione di parti della Cisgiordania è stato al centro delle frizioni tra il governo di Gerusalemme e Ramallah. A tal proposito, Dentice ha sottolineato che vi è stato un “forte ridimensionamento a livello di sicurezza. Al di là di questo aspetto, i colloqui non ufficiali vanno avanti”. L’eventuale annessione di parti della Cisgiordania avranno un impatto anche sulle relazioni tra il partito palestinese Fatah, anima dell’Anp, e il movimento rivale Hamas, attivo nella Striscia di Gaza. “Da questa situazione Hamas se ne avvantaggia perché scarica la responsabilità su Fatah e l’Anp”, ha evidenziato l’esperto dell’Ispi, sottolineando, tuttavia, che “anche sul fronte interno di Gaza Hamas è fortemente criticato dall’ala oltranzista che non riconosce sua legittimità”. La questione da tenere in considerazione per Dentice è “come ne potrà uscire l’Anp. Sicuramente, suo malgrado, ne uscirà sconfitta per la tipologia di armi a sua disposizione”.

Oggi il primo ministro israeliano Netanyahu ha indicato che il partito Blu e Bianco “non è un fattore” nella decisione sul piano dell’eventuale estensione della sovranità di parti della Cisgiordania. Le dichiarazioni del capo dell’esecutivo dimostrano la divergenza d’opinione tra i due partner di governo. Secondo l’esperto dell’Ispi, “è difficile dire cosa potrà annunciare Netanyahu”. Con maggiore probabilità “è possibile l’annessione di tre insediamenti - Ma’ale Adumin, a est di Gerusalemme, il blocco Etzion, a sud di Gerusalemme, e Ariel, a sud di Nablus, in Cisgiordania - e si cercherà di non fomentare tensioni già pericolose e che potrebbero creare altri focolai”. Il primo ministro Netanyahu “farà l’animale politico, cercando di ottenere il massimo vantaggio da tutta la situazione. Sarà importante per la tenuta del governo, ma anche evitare che ci siano problemi sul fronte esterno ed evitare di trovarsi in una situazione di accerchiamento”.

Un altro degli aspetti importanti dell’eventuale annessione o estensione della sovranità a parti della Cisgiordania riguarda gli aspetti legali. Netanyahu potrebbe decidere di emettere un ordine esecutivo, oppure sottoporre la mozione in parlamento. A tal proposito, Dentice ha spiegato che “il passaggio più facile dovrebbe avvenire in parlamento. Dovrebbe bastare una mozione da approvare con ampia maggioranza”, anche se “in parlamento non è così scontato il voto favorevole al piano”. La proposta di una mozione otterrebbe “un’investitura generale da tutto il parlamento, impedendo l’intervento del governo”. In merito alla possibile approvazione della Knesset, Dentice ha sottolineato che vi sono delle “divisioni su cosa si intende per annessione, su quali parti della Cisgiordania”. Infine, per l’esperto dell’Ispi “Netanyahu non azzarderà un’annessione del 30 per cento della Cisgiordania per una questione di calcolo politico e perché ha scarso interesse reale nell’annessione in senso stretto, quanto più come fattore politico ed elettorale”.

La questione politica e legale della potenziale annessione di parti della Cisgiordania è stata anche al centro di un webinar organizzato dalla Europe-Israel Press Association (Eipa). Micah Goodman, Senior Research Fellow della Shalom Hartman Institute, ha sottolineato la necessità di “incrementare l’autonomia dell’Anp, per non mettere a repentaglio la sicurezza di Israele”. Evidenziando che “vi è una lunga storia di rifiuto da parte dei palestinesi dei piani di pace”, Goodman ha spiegato che si tratta di un piano “molto pro-israeliano” e si è domandato se effettivamente “l’annessione sia la parte migliore del piano di Trump con cui iniziare”. L’esperto ha sottolineato, inoltre, “l’aggressività con cui viene proposta l’annessione. Sarebbe un grande successo per Netanyahu, ma questo successo potrebbe mettere in pericolo la sicurezza di Israele”. Goodman ha spiegato che Netanyahu è un leader “oculato”, come si è visto durante la gestione dell’emergenza Covid-19, e le dichiarazioni sull’annessione fanno parte della sua “retorica”. L’esperto ha spiegato, inoltre, che il primo ministro di Israele è alla ricerca di una “eredità” da lasciare, ovvero passare alla storia come il primo premier ad aver avanzato i piani di annessione.

Nel corso del webinar organizzato dall’Eipa, Eran Lerman, vice presidente dello Jerusalem Institute for Strategy and Security (Jiss), ha dichiarato che “la presenza di Israele è fondamentale per la sicurezza dell’Anp dalle minacce provenienti da Hamas, Iran e Stato islamico”. L’esperto ha sottolineato “l’opportunità” fornita dall’annessione, “ma i rischi devono essere calcolati”. Inoltre, Lerman si è concentrato sulla tempistica dell’avvio del piano, legata alla presidenza degli Stati Uniti, dove si voterà a novembre. Nel caso in cui dovesse vincere Joe Biden, “ci sarebbero nuove variabili da tenere in considerazione”, quindi bisognerà procedere prima delle elezioni, finché è in carica Donald Trump.Infine, l’esperto si è concentrato sulle dichiarazioni dell’Unione europea che ha messo in guardia da eventuali azioni unilaterali. “Un eventuale stop da parte dell’Ue della cooperazione con Israele danneggerebbe prima di tutto i paesi europei” e poi Israele è un “alleato strategico di Emirati Arabi Uniti, Russia, Cipro, e Grecia in funzione anti Turchia”, ha concluso Lerman.

Infine, Avi Bell, esperto di diritto internazionale e membro della facoltà di giurisprudenza della Bar Ilan University, si è concentrato sugli aspetti legali del piano. È necessario distinguere, ha spiegato, se si tratterà di estensione della sovranità o di annessione e se avverrà tramite una legge approvata dal parlamento oppure tramite un ordine del governo. Da un punto di vista del diritto internazionale, il termine annessione è messo in relazione al crimine dell’aggressione. Una decisione del Consiglio di sicurezza del 1974 sancisce che nei crimini di aggressione sono incluse anche le annessioni. “La legge è chiara sul crimine di aggressione”, ha spiegato Bell, interrogandosi, tuttavia “se si possa parlare di annessione di uno Stato che non esiste”. (Mom)
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