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Brasile: interferenze sulle nomine in polizia, la Corte suprema proroga le indagini su Bolsonaro

Brasilia , 02 lug 16:24 - (Agenzia Nova) - Il giudice della Corte suprema del Brasile (Supremo tribunal federal, Stf), Celso de Mello, titolare dell'inchiesta sulla presunta interferenza del presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro, nelle nomine dei vertici della polizia federale (Pf) ha disposto una proroga delle indagini per ulteriori trenta giorni. La decisione di de Mello consentirà di dare seguito alle indagini durante la pausa per le vacanze invernali dei giudici della Corte. Alla ripresa una delle prime decisioni importanti cui saranno chiamati i giudici sarà la richiesta di interrogatorio del capo dello stato, avanzata dalla Polizia federale e non ancora autorizzata dal Stf. La scorsa settimana la Pf aveva informato la Corte della necessità di sentire il capo dello stato. Secondo quanto riferito nella richiesta inviata dalla delegata Christiane Correa Machado, l'audizione del presidente Bolsonaro è fondamentale per poter andare avanti nelle indagini, giunte già in una fase avanzata.

L'inchiesta è stata autorizzata dalla Corte suprema lo scorso 27 aprile, tre giorni dopo che l'allora ministro della Giustizia, Sergio Moro, aveva annunciato le sue dimissioni. L'inchiesta sulla condotta di Bolsonaro è nata infatti dalle parole dell'ex ministro che, lasciando l'incarico lo scorso 24 aprile, aveva addotto come motivazione della sua uscita dal governo le ingerenze del presidente Jair Bolsonaro nella nomina di nuovi vertici della polizia federale. Moro denunciava in particolare la prospettiva di "relazioni improprie" tra l'istituzione e il presidente che aveva manifestato l'intenzione di voler sostituire il direttore generale della polizia federale. "Il presidente voleva indicare una persona con cui avere un contatto diretto, che potesse chiamare in qualsiasi momento, che gli fornisse informazioni e che gli inviasse documenti se necessario, ma questo non è quello che la polizia federale fa", dichiarava Moro. "Non lo trovo appropriato, l'indipendenza della polizia federale è fondamentale", affermava.

Davanti ai giudici della Corte suprema (Supremo tribunal federal, Stf), che lo avevano sentito pochi giorni dopo nell'ambito di un'inchiesta aperta per verificare la condotta di Bolsonaro, Moro aveva poi ripetuto le accuse lanciate in conferenza stampa e aggiunto in dettaglio che il presidente aveva chiesto la sostituzione del sovrintendente della Pf di Rio a causa di alcune presunte negligenze. In primis, riferisce Moro la "questione del portiere", indagine legata all'omicidio della consigliera municipale di Rio Marielle Franco, in cui è stato citato il figlio di Bolsonaro, Jair Renan. Altra inchiesta sulla quale il presidente aveva discusso con Moro è quella del "caso Adelio", indagine sull'attentato subito dallo stesso Bolsonaro il 6 settembre del 2018 durante la campagna elettorale. L'inchiesta, di competenza della polizia federale dello stato di Minas Gerais, si è conclusa con l'arresto dell'attentatore, poi processato, dichiarato non capace di intendere e di volere e rinchiuso in un istituto psichiatrico.

A sostegno delle sue accuse, nel corso sua testimonianza, l'ex ministro Moro, aveva mostrato i messaggi telefonici scambiati con il presidente in cui il capo dello stato chiedeva espressamente di poter nominare un nuovo sovrintendente per la polizia federale di Rio de Janeiro, lo stato in cui Bolsonaro è residente e dove ha costruito la sua carriera politica. "Tu hai 27 sovrintendenze, ne voglio solo una per me, quella di Rio de Janeiro'", avrebbe affermato il presidente. Inoltre Moro aveva denunciato l'esistenza di un video della riunione del consiglio dei ministri in cui il presidente apertamente dichiarava di voler cambiare i vertici della polizia di Rio, e se necessario, il direttore generale o il ministro per evitare indagini contro componenti della sua famiglia o suoi amici.

Su richiesta del giudice della Corte suprema, Celso de Mello, il governo aveva consegnato la registrazione. Nel video in questione, registrato lo scorso 22 aprile, si vede Bolsonaro sottolineare con veemenza la necessità di "sapere cose" che stavano accadendo nella polizia federale di Rio e afferma che le indagini in corso non avrebbero potuto "danneggiare la mia famiglia" o "i miei amici". In base a questi argomenti, il presidente afferma che avrebbe cambiato il sovrintendente di Rio, il direttore generale del Polizia o persino il ministro della Giustizia, per garantirsi l'accesso alle informazioni e la protezione delle persone a lui vicine. Dopo aver mostrato il video della riunione ministeriale, la difesa di Moro ha dichiarato che la registrazione "conferma pienamente le dichiarazioni" dell'ex ministro. (Brb)
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