USA-COREA DEL NORD

 
 
 

Usa-Corea del Nord: consigliere Trump mette in guardia da ulteriori provocazioni

New York, 01 lug 07:39 - (Agenzia Nova) - Il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Usa Donald Trump, Robert O’Brien, ha sollecitato ieri la Corea del Nord a evitare ulteriori provocazioni e tornare al tavolo dei negoziati. Gli Stati Uniti, ha detto O’Brien, auspicano “un radioso futuro economico” per la Corea del Nord, e il rpesidente Trump resta determinato a conseguire una “pace durevole” tra i due paesi. O’Brien, che ieri è intervenuto a un seminario virtuale ospitato dal think tank Center for the National Interest, ha però riconosciuto che da almeno un anno a questa parte i “progressi tangibili” sul fronte negoziale sono stati limitati. “La porta del dialogo e del progresso, però, resta aperta”, ha affermato O’Brien. Nei giorni scorsi, funzionari dell’amministrazione Trump hanno definito improbabile un nuovo incontro tra il presidente e il leader nordcoreano, Kim Jong-un, prima delle elezioni presidenziali Usa in programma a novembre.

La Corea del Nord ha demolito il 16 giugno l’ufficio di collegamento inter-coreano, inaugurato nel 2018 a Kaesong, abbattendo con esso gli sforzi di distensione profusi dall’amministrazione del presidente sudcoreano Moon Jae-in. Da settimane Pyongyang anticipava misure eclatanti, in risposta alle campagne di volantinaggio recentemente intraprese contro la leadership nordcoreana da una organizzazione privata della Corea del Sud, “Fighters for a Free North Korea” (“Combattenti per una Corea del Nord libera”, Ffnk). Il Nord ha dato seguito alle minacce nel primo pomeriggio di ieri, facendo esplodere l’edificio che era divenuto fulcro dell’interlocuzione diplomatica tra i due paesi. Una colonna di fumo si è sollevata da Kaesong, cittadina nordcoreana di confine nota anche perché ospita un centro industriale cogestito, rimasto inattivo sin dai primi anni Duemila. Foto della colonna di fumo causata dall’esplosione, scattate dal lato sudcoreano del confine tra le due Coree, sono state pubblicate dalla stampa sudcoreana e dal ministro dell’Unificazione di Seul, che ha preso atto con apparente impotenza del fallimento dei tentativi di disinnescare la crisi profusi da Seul nell’arco delle ultime due settimane. Con la demolizione dell’Ufficio di collegamento, Pyongyang sembra voler proclamare, anche sul piano dell’immagine, la fine del dialogo sulla denuclearizzazione e la de-escalation intrapreso dal Nord nel 2018: tale processo era stato inaugurato quell’anno da un’altra esplosione, con cui il Nord aveva demolito, di fronte a delegazioni della stampa internazionale, il sito sotterraneo per i test nucleari di Punggye-ri.

Poche ore dopo l’esplosione, la notizia della demolizione dell’Ufficio di Kaesong è stata ufficializzata dai media di Stato nordcoreani: l’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Agency” ha confermato che “alle ore 14.50 di oggi l’Ufficio di collegamento è stato tragicamente abbattuto con una terrificante esplosione”. L’avvenimento, ha aggiunto “Kcna”, esprime “la giusta rabbia del popolo nei confronti dei rifiuti umani (i responsabili dei volantinaggi contro Pyongyang) e di quanti hanno dato loro asilo, e la volontà paghino severamente i loro crimini”. Il ministro dell’Unificazione sudcoreano, Kim Yeon-chul, ha tenuto una informativa parlamentare d’urgenza questo pomeriggio, ed ha parlato di “un evento atteso”: un riferimento alle recenti minacce formulate da Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un. Da giorni il Nord non rispondeva ai quotidiani tentativi di Seul di stabilire contatti telefonici tramite l’Ufficio di collegamento demolito oggi; nei giorni scorsi, Pyongyang aveva anzi formalmente annunciato l’interruzione di tutti i canali di comunicazione istituiti a seguito dei vertici inter-coreani del 2018, incluse le reciproche linee dirette tra gli uffici di presidenza e le Forze armate dei due paesi. Il personale sudcoreano dell’Ufficio di collegamento, invece, era stato ritirato da Seul già all’inizio di quest’anno, in risposta all’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di coronavirus.

L’Ufficio di collegamento inter-coreano, un moderno edificio a quattro piani realizzato a tempo record dai due paesi, nel pieno della parentesi di dialogo interrottasi lo scorso anno, sorgeva proprio all’interno del parco industriale cogestito di Kaesong, a simboleggiare la volontà dei due paesi di intraprendere una storica stagione di cooperazione per lo sviluppo economico. Tale obiettivo, alimentata da ambiziosi piani di sviluppo infrastrutturale del Nord e delle infrastrutture di collegamento tra i due paesi, risalenti all’epoca dell’occupazione coloniale giapponese, non si è mai concretizzato. Seul non è stata in grado di superare gli ostacoli posti dal doppio regime sanzionatorio imposto alla Corea del Nord dal Consiglio di sicurezza Onu e dagli Stati Uniti. Dietro lo sdegno ostentato da Pyongyang per le campagne di volantinaggio ostili – una costante dell’attivismo sudcoreano da decenni a questa parte – è facile leggere la frustrazione del Nord per le mancate opportunità di sviluppo prospettate da Usa e Corea del Sud nel 2018; ormai da due anni gli Stati Uniti chiedono al Nord progressi concreti sul fronte della denuclearizzazione; il regime nordcoreano, dal canto proprio, sostiene di aver già dimostrato sufficiente buona fede, e di aver ricevuto dagli Usa e dai suoi alleati soltanto una prosecuzione della cosiddetta “campagna di massima pressione sanzionatoria” coordinata da Washington.

La leadership nordcoreana ha però riservato il proprio sdegno soprattutto all’amministrazione del presidente sudcoreano Moon, a dispetto degli sforzi dialettici di distensione incessantemente condotti da quest’ultimo anche nelle ultime ore. Pyongyang pare contestare a Seul di essersi proposta sul piano internazionale come mediatrice tra le istanze della Corea del Nord e degli Stati Uniti, ma di essersi allineata nei fatti alla linea dettata da questi ultimi. Per due anni il Nord ha atteso che la Corea del Sud assumesse una linea autonoma, avviando la cooperazione concreta tra le due Coree anche al costo di sfidare l’intransigenza degli Usa. L’incapacità del socialdemocratico Moon di muovere in questo senso è senza dubbio costata al regime nordcoreano un significativo danno d’immagine sul piano interno: tra la fine del 2017 e l’inizio del 2019, infatti, Kim e i suoi più stretti collaboratori hanno promosso con forza i potenziali benefici di un approccio dialettico alle richieste di denuclearizzazione provenienti dalla comunità internazionale. La mancata concretizzazione di tali benefici potrebbe aver alimentato resistenze e tensioni all’interno del Partito del lavoro nordcoreano, contribuendo al brusco irrigidimento diplomatico manifestato dal Nord dopo la temporanea scomparsa di Kim, alla fine dello scorso aprile. (Git)
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