INDIA-CINA

 
 
 

India-Cina: terzo incontro tra le delegazioni militari mentre gli eserciti rafforzano le posizioni

Nuova Delhi, 30 giu 09:17 - (Agenzia Nova) - Delegazioni militari di India e Cina, guidate rispettivamente da Harinder Singh e Liu Lin, si sono incontrate oggi a Chushul, nel Territorio indiano del Ladakh, per confrontarsi sull’allentamento della tensione lungo la linea di controllo effettiva (Lac), l’area di confine contesa, dopo lo scontro fra truppe avvenuto il 15 giugno nella Valle del Galwan. L’incontro è il terzo dopo quelli del 6 e del 22 giugno a Moldo, sul lato cinese: nel primo è stato concordato il disimpegno militare dell’area in seguito a episodi di contrapposizione, ma le truppe si sono scontrate proprio mentre avevano cominciato ad arretrare; nel secondo è stata confermata l’intesa precedente. Intanto l’Esercito indiano ha schierato sei carri armati da combattimento T-90 Bishma e sistemi missilistici anticarro nella Valle, mentre l’esercito cinese ha rafforzato le sue posizioni con mezzi corazzati e accampamenti; veicoli da combattimento di fanteria insieme a obici indiani sono stati dispiegati lungo 1.597 chilometri di Lac nel Ladakh orientale. L’India, inoltre, ha messo al bando una serie di app per smartphone di produzione cinese, tra cui TikTok. Nel pomeriggio il primo ministro indiano, Narendra Modi, parlerà alla nazione della situazione dell’epidemia di coronavirus e probabilmente anche di quella al confine. In giornata è previsto anche un colloquio telefonico tra il ministro della Difesa, Rajnath Singh, e il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, e il tema della disputa con la Cina con ogni probabilità sarà centrale.

Il 15 giugno una squadra indiana di circa 50 uomini, guidata dal colonnello Santosh Babu, e una cinese si sono contrapposte in un sito noto come punto di pattugliamento 14 in un corpo a corpo durato alcune ore con pietre e mazze (i soldati non erano armati, in base a un protocollo esistente tra i due paesi); l’Esercito indiano ha reso noto di aver perso 20 militari, tra cui Babu, riferendo al tempo stesso di perdite da entrambe le parti, mai ammesse ufficialmente invece da Pechino. Le parti hanno attribuito la responsabilità l’una all’altra. Il 17 giugno i ministri degli Esteri dei due paesi, l’indiano Subrahmanyam Jaishankar e il cinese Wang Yi, hanno avuto un colloquio telefonico. Wang, secondo quanto riferito dal suo ministero, ha esortato l’India a cessare immediatamente le azioni “provocatorie” al confine, a indagare “accuratamente” sulle cause dello scontro e a punire severamente i responsabili. Secondo Wang, le truppe indiane hanno “sfacciatamente” violato le intese raggiunte dai leader dei due paesi. “Quando la situazione sul terreno nella Valle del Galwan si era già stabilizzata, (gli indiani) hanno provocato ancora una volta e persino attaccato violentemente ufficiali e soldati della parte cinese che erano in procinto di negoziare”, ha accusato il capo della diplomazia di Pechino. Jaishankar, stando al comunicato del suo ministero, a sua volta, ha trasmesso all’omologo la protesta per la condotta cinese: “La parte cinese ha cercato di erigere una struttura nella Valle del Galwan sul nostro lato della Lac. Mentre ciò è diventato motivo di contrasto, la parte cinese ha intrapreso un’azione premeditata e pianificata che è stata direttamente responsabile della violenza e delle perdite che ne sono risultate. Ciò è stato il riflesso dell’intento di cambiare i fatti sul terreno in violazione di tutti i nostri accordi di non cambiare lo status quo”.

Da allora tali posizioni sono state ribadite più volte dai due ministeri degli Esteri. Il 24 giugno si è riunito il Meccanismo operativo di consultazione e coordinamento India-China sugli affari di confine (Wmcc). Nella videoriunione, la 15ma del Meccanismo, istituito nel 2012, la parte indiana è stata rappresentata dal sottosegretario aggiunto Naveen Srivastava, competente per l’Asia orientale, e quella cinese dal direttore generale del dipartimento degli Affari di confine e oceanici Hong Liang. Le parti hanno fatto riferimento alla conversazione telefonica tra i ministri Jaishankar e Wang e confermato la volontà di attuare l’intesa sul disimpegno militare raggiunta dagli alti ufficiali il 6 giugno. Hanno anche preso atto del secondo incontro tra alti ufficiali, tenutosi il 22 giugno, e convenuto sulla necessità di agire rapidamente, secondo gli accordi e i protocolli bilaterali esistenti. Infine, hanno concordato di mantenere la comunicazione sia a livello militare sia diplomatico per risolvere pacificamente la situazione.

Le contese di confine tra India e Cina hanno una storia pluridecennale e lungo la linea effettiva di controllo insistono 23 “aree di disputa”. La situazione era tranquilla dallo stallo del Doklam (Donglang in cinese) dell’estate 2017, quando le truppe indiane bloccarono per 73 giorni la costruzione di una strada da parte di quelle cinesi sull’altopiano conteso tra il Bhutan, alleato dell’India, e la Cina. Dopo quello stallo, nel primo vertice informale tra il presidente cinese Xi Jinping e il premier indiano Narendra Modi, nell’aprile del 2018 a Wuhan, sono state concordate nuove linee guida per il “mantenimento della pace e della tranquillità” nelle aree di confine mentre nel secondo vertice, a Chennai nell’ottobre del 2019, è stato confermato l’impegno a gestire “con prudenza” le divergenze per impedire che sfocino in controversie. Il mese scorso, però, due gravi episodi di contrapposizione hanno riacceso la tensione: tra il 5 e il 6 maggio truppe cinesi e indiane sono venute in contatto sul lago Pangong; il 9 maggio c’è stato un secondo episodio, localizzato nel nord del Sikkim, vicino al passo di Naku La. (Inn)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE