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Siria: il ministero delle Finanze stralcia i contratti per duty free gestiti da Rami Makhlouf

Siria: il ministero delle Finanze stralcia i contratti per duty free gestiti da Rami Makhlouf
Londra , 30 giu 2020 09:07 - (Agenzia Nova) - Il ministero delle Finanze della Siria ha annunciato la cessazione dei contratti di gestione di zone duty free affidate a società aventi come principale investitore Rami Makhlouf, uomo d’affari cugino del presidente siriano Bashar al Assad. Lo riferisce il quotidiano panarabo edito a Londra e di proprietà saudita "Asharq al Awsat". Le zone duty free includono quelle presso l’aeroporto di Damasco e i valichi di frontiera con Giordania e Libano. In un comunicato dell'Organizzazione generale per le zone franche della Siria si legge che i contratti sono stati stralciati a causa di prove sul "coinvolgimento nel contrabbando di beni e valuta" da parte del principale investitore.

Il braccio di ferro tra Damasco e Rami Makhlouf dura ormai da qualche mese. In maggio, il ministero delle Finanze siriano ha stabilito di congelare i beni mobili e immobili di Makhlouf, cugino del capo dello Stato, Bashar al Assad e magnate del settore delle telecomunicazioni. La misura riguarda anche i beni e i fondi in possesso della moglie e dei figli di Makhlouf. Rami Makhlouf è il proprietario di Syriatel, una delle due compagnie telefoniche del paese, accusata di non aver versato tasse arretrate al governo. In un video pubblicato il 17 maggio su Facebook, Makhlouf aveva dichiarato che il governo di Damasco lo avrebbe minacciato di arresto e revoca della licenza di Syriatel in caso di sua mancata rinuncia alla guida della compagnia. Makhlouf aveva aggiunto che lo Stato siriano gli avrebbe chiesto il 120 per cento dei profitti della compagnia telefonica, il cui fallimento costituirebbe una perdita importante per l'economia siriana visto che impiega circa 6.500 persone.

Il settore della telefonia mobile in Siria è il campo della recente battaglia che vede contrapposto il governo di Damasco e i due soli operatori del paese, Syriatel e Mtn Syria. All'origine della disputa la richiesta da parte dell’Autorità per le telecomunicazioni siriana di ingenti somme alle due società per tasse arretrate non versate. L’apparente accanimento contro le due compagnie, tuttavia, cela la volontà di nuovi attori di penetrare il mercato della telefonia mobile siriana dopo avere eliminato - o quanto meno preso il controllo - della concorrenza. Tra le compagnie che starebbero tentando di entrare nel mercato siriano vi è l’iraniana Mci, che secondo diversi osservatori avrà il 40 per cento di una nuova compagnia nazionale.

Mci è la maggior compagnia telefonica iraniana, partecipata per il 90 per cento dallo Stato; fino al 2018, una quota era detenuta anche nelle mani del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. L’intenzione di un coinvolgimento iraniano nella telefonia siriana è stata ribadita a settembre 2019, con un accordo tra Teheran e Damasco sull'acquisizione di quote proprio di Mtn Syria e Syriatel da parte di una compagnia terza siro-iraniana. Lo stallo nell’avanzata delle intese iraniane può essere imputabile a una probabile reticenza di Mosca, alleato chiave di Assad, a cedere un settore così importante dell’economia a Teheran. Al contempo, Damasco stessa sembra prendere le distanze dalla Repubblica islamica con un ruolo più diretto nell’ambito telefonico: nel luglio dello scorso anno, ha visto la luce la compagnia “Emmatel”, dietro la quale si celerebbe la mano di nientemeno che Asma Al Assad, moglie del rais Bashar. (Rel)
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