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Difesa: missioni internazionali, l'Italia pronta a impegnarsi nel Mediterraneo e in Africa

Roma, 06 giu 20:10 - (Agenzia Nova) - Il Mediterraneo, il Medio Oriente, l’area strategica del Sahel e l’Iraq: sono questi i nuovi teatri in cui il governo italiano intende avviare nel 2020 la partecipazione di personale militare delle Forze armate alle missioni e agli impegni operativi internazionali. È quanto emerge dai documenti relativi alle missioni militari all'estero che “Agenzia Nova” ha avuto modo di esaminare. L'esame dei documenti dovrebbe iniziare parallelamente nelle due Camere del Parlamento a metà giugno. Per lo svolgimento di queste missioni, il governo prevede una “consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi pari a 1.125 unità”, mentre quella media “è pari a 494 unità”. Il fabbisogno finanziario “per la durata programmata è pari complessivamente a 47.417.373 euro”, distribuiti per una somma pari a 35.417.373 euro nel 2020 e 12 milioni di euro nel 2021. Le nuove missioni hanno diversi riferimenti: Irini e Euam Iraq si svolgeranno sotto il mandato dell’Unione europea, mentre la Task Force Takuba è frutto di un accordo fra la Francia e altri 13 paesi europei, fra cui l’Italia; infine ci sono le due operazioni della Nato nel Golfo di Guinea e per garantire la sicurezza del cosiddetto Fianco Sud dell’Alleanza atlantica.

Di fondamentale importanza per la stabilità del Mediterraneo e per la sicurezza dell’Italia è certamente la missione Eunavfor Med Irini, l’operazione dell’Ue subentrata a Sophia si pone come compito prioritario l’attuazione dell’embargo sulle armi imposto dall’Onu nei confronti della Libia con mezzi aerei, satellitari e marittimi. Il fabbisogno finanziario per la durata programmata della missione Irini, attualmente in scadenza fissata al 31 marzo 2021, sarà di 21 milioni di euro, di cui 5 milioni per obbligazioni esigibili nel 2021. Come già reso noto in precedenza il comando operativo dell’operazione avrà sede a Roma e l’Italia vi parteciperà, secondo i documenti, con un’unità navale e tre mezzi aerei, oltre a una quota massima di 517 militari. In linea con il mandato di incremento delle capacità di raccolta informativa in merito alle attività della Guardia costiera libica e di contrasto del traffico di petrolio e di esseri umani, in sinergia con la componente navale, si legge nei documenti, è previsto l’impiego di velivoli a pilotaggio remoto impiegati per attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr), pattugliatori modello P-72A, oltre a varie capacità satellitari tramite il Centro satellitare dell'Unione europea (Eu Satcen) con sede a Madrid.

Sempre in ambito Ue, l’Italia intende partecipare con del personale militare alla missione Euam Iraq. La sede del comando dell’operazione – una missione consultiva a sostegno della riforma del settore della sicurezza civile in Iraq – sarà dislocata a Baghdad. “Condotta nel contesto di una situazione che potrebbe deteriorarsi”, come si legge nei documenti esaminati da “Nova”, la missione prevede l’impiego di due unità di personale militare e un fabbisogno per l’intera durata del mandato, iniziato il primo gennaio e che scadrà il 31 dicembre del 2020, di 265.850 mila euro. Gli obiettivi dell’operazione sono “fornire consulenza e competenze alle autorità irachene a livello strategico per individuare e definire i requisiti necessari all’attuazione della riforma prevista nell’ambito del programma di sicurezza nazionale iracheno”, oltre a “valutare la possibilità di un potenziale ulteriore impegno dell’Ue” per rispondere alle esigenze della riforma, “fornendo informazioni e facilitando le attività di pianificazione”; infine, “assistere la delegazione dell’Ue nel coordinare il sostegno alla riforma”. L’Euam si svolgerà in coordinamento con le Nazioni unite, in particolare con il Programma dell’Onu per lo sviluppo e con gli altri attori sul terreno, fra cui la Nato, la coalizione anti Daesh e gli Stati Uniti.

Non coordinata dall’Ue ma frutto della cooperazione fra 14 paesi europei è, invece, la Task Force Takuba, una forza multinazionale di contrasto alla minaccia terroristica nel Sahel. L’Italia intende parteciparvi con l’intento di tutelare gli interessi nazionali in un’area strategica. La missione si svolgerà in Mali, che ospiterà il comando operativo ad Ansongo, Niger e Burkina Faso. L’obiettivo primario della missione “è contrastare la minaccia terroristica nel Sahel” mediante lo svolgimento “di attività di consulenza, assistenza, addestramento” a supporto delle forze armate e speciali locali, con l’intento di aiutarle a potenziare le loro capacità di contrasto al terrorismo, mantenimento della sicurezza; “e fornire gli enabler per la condotta di operazioni di contrasto al terrorismo, in particolare mezzi elicotteristici e personale per l’evacuazione medica”. “Il dispositivo nazionale prevede l’impiego di assetti aeroterrestri a supporto delle operazioni”, fra cui 20 mezzi e materiali terrestri e otto mezzi aerei, per un numero massimo di 200 unità di personale. La missione, il cui mandato è iniziato il primo gennaio e terminerà il 31 dicembre del 2020, necessita di un fabbisogno finanziario di 15.627.178 euro di cui 5 milioni di euro per obbligazioni esigibili nel 2021.

Per quanto concerne, invece, il potenziamento dei dispositivi della Nato, sempre in Africa si svolgerà l’operazione per garantire la sicurezza nel Golfo di Guinea. In questo caso, si legge nei documenti, il governo italiano intende impiegare un dispositivo aeronavale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nell’area geografica di interesse della missione che includerà, per l’appunto, il Golfo di Guinea, l’Oceano Atlantico, la Nigeria, il Ghana e la Costa d’Avorio. L’impiego del dispositivo aeronavale risponde “alle esigenze di prevenzione e contrasto della pirateria e delle rapine a mano armata in mare” e mira ad “assicurare la tutela degli interessi strategici nazionali nell’area, con particolare riferimento alle acque prospicienti la Nigeria”. L’operazione, in particolare, proteggerà “gli asset estrattivi di Eni, operando in acque internazionali”; supporterà “il naviglio mercantile nazionale in transito nell’area”; rafforzerà “la cooperazione, il coordinamento e l’interoperabilità con la Nigeria e gli altri Stati rivieraschi”; e inoltre garantirà “una presenza e sorveglianza navale non continuativa, con compiti di naval diplomacy”. La composizione degli asset italiani prevede l’impiego di due mezzi navali, due aerei e un massimo di 400 unità militari. L’operazione, il cui mandato è iniziato il primo gennaio e terminerà il 31 dicembre 2020, avrà bisogno di un fabbisogno finanziario di 9.810.838 euro di cui 2 milioni di euro per obbligazioni esigibili nel 2021.

Infine l’iniziativa della Nato nota come Implementation of the enhancement of the framework for the South, l’attività volte a potenziare la sicurezza del cosiddetto Fianco Sud dell’Alleanza atlantica, ovvero il Nord Africa, il Sahel e gli Stati sub-sahariani e il Medio oriente. L’operazione ha tre sedi: il Jfc di Napoli, il quartier generale della Nato a Bruxelles e lo Shape, situato sempre in Belgio, a Mons. La missione prevede che la Nato svolga su richiesta esplicita dei paesi del Fianco Sud attività di addestramento e consulenza; “di supporto nello sviluppo e miglioramento di alcune capacità nell’ambito della sicurezza e difesa del territorio”. L’obiettivo della missione è “proiettare stabilità nelle regioni lungo il Fianco Sud della Nato, in risposta alle crescenti sfide e minacce alla sicurezza” riscontrate in queste aree. Al momento hanno richiesto l’assistenza “della Nato per le attività di Defence capacity building: Algeria, Tunisia, Marocco, Mauritania, Emirati Arabi Uniti e Qatar”. L’iniziativa della Nato non ha un termine di scadenza predeterminato ma l’Italia, stando ai documenti visti da “Nova”, intende parteciparvi con sei unità di personale militare per il periodo di durata programmata fra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2020. Il fabbisogno finanziario della missione per il tempo previsto sarà di 403.824 euro. (Res)
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