VENEZUELA

 
 
 

Venezuela: "Guaidò non è in ambasciata", la Francia smentisce Maduro ma resta il mistero

Venezuela:
Caracas , 05 giu 19:48 - (Agenzia Nova) - Da giorni il governo del presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, lascia intendere di sapere che il leader delle opposizioni, Juan Guaidò, è tutt'altro che libero e in circolazione "tra la sua gente". Sia il presidente che il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza, hanno parlato dell'ingresso dell'oppositore in un'ambasciata, "al sicuro", puntando in particolare sulla rappresentanza francese a Caracas. Parigi nega con decisione, confortando le parole dello stesso Guaidò, ma diversi sono gli spunti che tengono vivo il dibattito. L'autoproclamato presidente "ad interim" non compare in pubblico da alcune settimane e, come dimostra una nota ufficiale di protesta pubblicata dal governo francese a metà maggio, l'attività della sede diplomatica transalpina è da qualche tempo oggetto di attenzioni da parte delle autorità locali. Senza contare che l'Assemblea nazionale (An), il parlamento di cui Guaidò rivendica la presidenza, si riunisce in maniera sempre più discontinua e meno visibile.

La prima denuncia è arrivata a inizio settimana. Maduro aveva detto che il "profugo della giustizia", come usualmente chiama Guaidò, era "nascosto in una ambasciata" e da lì collaborava con gli Stati Uniti nel redigere le sanzioni disposte per far cadere il suo governo. Guaidò è indagato per una serie di reati, tra cui la presunta collaborazione nella regia di due attacchi sferrati da "mercenari" a inizio maggio, ma la procura non ha formalmente emesso un mandato di arresto. L'oppositore aveva comunque respinto l'insinuazione sul proprio profilo Twitter chiarendo che si trovava "dove è sempre stato, con la gente". Nella serata di giovedì sarebbe stato Arreaza, intervistato da una radio locale a dare ulteriori indizi. "Noi non possiamo entrare in una residenza di una ambasciata di qualsiasi paese, in questo caso di Spagna o Francia, e fare in modo che la giustizia se li porti via", ha detto il ministro alludendo anche a Leopoldo Lopez, figura chiave delle opposizioni, da tempo ospite della diplomazia spagnola a Caracas. "Speriamo che questi governi rettifichino la loro posizione e consegnino i profughi alla giustizia venezuelana", ha aggiunto il ministro. Per Arreaza si tratta di una situazione "profondamente irregolare" e una "vergogna per la diplomazia della Spagna, una vergogna per la diplomazia della Francia", situazione di cui i due paesi europei dovranno rispondere "molto presto". La smentita da Parigi arrivava a stretto giro di posta. "Juan Guaido non si trova nella residenza diplomatica francese a Caracas. L'abbiamo confermato più volte alle autorità venezuelane", ha riferito il Quai d'Orsay in un comunicato. Edwad Rodriguez, responsabile della comunicazione di Guaidò, ha insistito. "Juan Guaido è a Caracas. Smentiamo l'informazione secondo la quale avrebbe trovato rifugio presso l'ambasciata di Francia. Le accuse del regime sono invenzioni", ha detto Rodriguez al settimanale francese "L'Obs".

Le "attenzioni" del governo Maduro alla sede diplomatica francese, come detto, non sono nuove. A metà maggio il ministero degli Esteri francese aveva convocato l'ambasciatore venezuelano a Parigi per censurare gli ostacoli posti al "normale funzionamento" dell'ambasciata a Caracas. Una serie di misure "contrarie alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche", ha avvertito il Quai d'Orsay senza specificare le azioni al centro della denuncia. "La Francia esprime il suo fermo rigetto alle misure adottate negli ultimi giorni che inficiano il normale funzionamento della nostra rappresentazione diplomatica a Caracas", si legge in una nota del ministero. Le rimostranze, proseguiva la nota, sono state trasmesse all'ambasciatore venezuelano Hector Mujica Ricardo, convocato presso la sede del ministero. Parigi chiede di mettere fine "senza ulteriore ritardo" alle misure, allo scopo di "ristabilire il funzionamento normale" della rappresentazione diplomatica.

C'è poi il nodo delle riunioni dell'An. Il governo Maduro - contro il parere di diverse nazioni e anche dell'Unione europea - riconosce un presidente alternativo, Luis Parra, frutto di un accordo che i partiti di governo e frange minoritarie delle opposizioni hanno raggiunto il 5 gennaio. Dopo aver denunciato azioni di forza della Guardia nazionale e sparizioni di verbali, gli oppositori fedeli a Guaidò si sarebbero riuniti la sera stessa nella sede del quotidiano "El Nacional", uno dei più critici nei confronti del governo Maduro. A quella prima riunione, con l'elezione del leader, ne sono seguite altre in sedi diverse. La Corte suprema (Tribunal supremo de justicia, Tsj) ha però da poco riconosciuto la validità dell'elezione di Parra e messo in guardia chiunque decida di ospitare sessioni di "parlamenti paralleli". Sulla pagina internet del parlamento "di Guaidò", le edizioni della "Gazzetta ufficiale" si fermano al 22 aprile. (Brb)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE