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Coronavirus: Conte, la Germania non deve pagare debito dell'Italia, ma serve reazione coesa

Roma, 31 mar 21:01 - (Agenzia Nova) - Se non ci sarà una reazione coesa e coordinata all'emergenza coronavirus da parte dell'Ue, l'Europa "diventerà sempre meno competitiva anche nell'ambito dello spazio globale di mercato". E' quanto affermato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso di un'intervista alla televisione tedesca "Ard", ripresa in parte anche dal Tg1. Conte ha aggiunto che la crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 è uno shock simmetrico, che coinvolge tutti gli Stati membri dell’Ue: per tale motivo, non si può ricorrere al Meccanismo europeo di stabilità (Mes) come strumento di salvataggio. Secondo Conte, infatti, il Mes è stato sviluppato in passato per intervenire in singoli Stati membri in crisi a causa di problemi finanziari. Nel suo intervento ai microfoni dell'emittente tedesca, il premier ha toccato anche la questione dei cosiddetti “coronabond”, rassicurando i tedeschi che “non devono pagare i debiti italiani”.

Il presidente del Consiglio ha spiegato che la questione non ha nulla a che fare con la "comunitarizzazione" del debito tra gli Stati membri dell'Ue. A tale riguardo, Conte ha detto che “questo meccanismo, gli eurobond, non significa che i cittadini tedeschi dovranno pagare anche solo un euro di debito italiano per la ricostruzione” dell'economia dopo la crisi del coronavirus. Per il presidente del Consiglio, gli “eurobond” significano soltanto che “agiremo insieme per ottenere migliori condizioni economiche, di cui tutti beneficiano”. In merito alla contrarietà della Germania agli “eurobond”, Conte ha affermato di “rispettare” la posizione di Merkel, con cui ha "un ottimo rapporto”. Il presidente del Consiglio ha però ricordato che “l'Italia ha sempre pagato i propri debiti e continuerà a farlo”. Tuttavia, l'Ue “deve dimostrare di poter trovare una risposta appropriata nel modo in cui l'Europa è stata originariamente intesa, da Robert Schumann, Konrad Adenauer e Alcide de Gasperi”, tra gli iniziatori del processo di integrazione europea e autori dei trattati su cui si fonda l'Unione europea.

In questo contesto, Conte ha sottolineato nuovamente la necessità di emettere obbligazioni volta a una condivisione del disavanzo tra gli Stati membri dell'Ue. L'Italia è “ancora in grave emergenza” per il coronavirus, ha evidenziato il capo del governo italiano. Conte si è detto tuttavia fiducioso che l'Italia sarà in grado di superare l'emergenza “sanitaria ed economica”. In tale prospettiva, il presidente del Consiglio ha sottolineato: “Dobbiamo soltanto stare attenti, anche se il numero di contagiati sta diminuendo, che non tutti gli sforzi siano stati vani”. Il riferimento è alla quarantena e alle altre misure restrittive attuate dal governo per il contenimento del contagio, recentemente prorogate fino a Pasqua. Conte ha quindi ribadito che la pandemia non riguarda i singoli paesi e che bisogna parlare di un "modello europeo” di risposta all'emergenza. "In questo momento - ha evidenziato il capo del governo - stiamo combattendo una battaglia contro un nemico comune e invisibile, tutti i paesi sono colpiti, tutti sono in prima linea”. Pertanto, “se un avamposto si ritira, il nemico invisibile può diffondersi all'interno e tutti gli sforzi, anche quelli di tutti gli altri, saranno stati vani” ha concluso Conte (Rin)
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