ACQUISTO DI GAS E APERTURE VERSO ISRAELE

 
 
 

Acquisto di gas e aperture verso Israele: la Turchia tenta il disgelo con gli Usa in chiave anti Iran

Acquisto di gas e aperture verso Israele: la Turchia tenta il disgelo con gli Usa in chiave anti Iran
Roma, 26 mag 19:24 - (Agenzia Nova) - L’insofferenza di Ankara verso il ruolo dell’Iran nella battaglia a Idlib in Siria, il contrasto di Washington alla Repubblica degli ayatollah e l’intenzione di Israele – storico e in gran parte fedele alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente - di scardinare la presenza iraniana in territorio siriano rappresentano un preambolo ottimale per consentire un disgelo delle relazioni tra Turchia e Usa, incrinate per la questione dell’acquisto dei sistemi di difesa russi S-400. Le minacce di sanzioni Usa alla Turchia e lo spauracchio della chiusura della base Nato di Incirlik sembrano finite, per adesso, sullo sfondo del contrasto tra Ankara e Washington. Negli ultimi giorni, infatti, la Turchia ha consentito per la prima volta dopo dieci anni l’atterraggio di un volo cargo dell’israeliana El Al a Istanbul, ma solo per fare scalo verso New York, destinazione finale di un carico di attrezzature mediche. Inoltre, Ankara sta rinviando la riparazione del gasdotto con l’Iran, oggetto di un attacco terroristico lo scorso marzo, mentre avrebbe aumentato in modo significativo le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Usa.

La volontà di sviluppare una migliore comprensione tra Turchia e Stati Uniti, alla luce dell’importanza strategica delle relazioni dei due alleati della Nato, è emersa sabato scorso durante il colloquio telefonico tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e l’omologo statunitense, Donald Trump. Le parti hanno concordato di proseguire la cooperazione militare e politica per garantire la stabilità regionale, ha fatto sapere la presidenza turca. Ankara ha spiegato che proprio la Siria, ma anche la Libia, sono stati tra gli altri argomenti al centro del colloquio telefonico per garantire la stabilità nella regione del Mediterraneo orientale e hanno ribadito la solidarietà nella lotta al coronavirus. Alla fine di aprile Erdogan aveva inviato una lettera a Trump, auspicando che il Congresso comprenda meglio l’importanza strategica delle relazioni, anche alla luce degli aiuti medici forniti durante la pandemia Covid-19. Proprio a causa dello scoppio dell’emergenza sanitaria Ankara ha ritardato l’attivazione dei sistemi S-400, per la quale il Congresso aveva minacciato di imporre sanzioni. La Siria, tuttavia, in passato ha causato attrito fra Ankara e Washington a causa del sostegno degli Usa alle Forze democratiche siriane, combattenti in gran parte curdi, spina nel fianco di Erdogan.

Oggi il portale d'informazione turco "Ahval" citando S&P Global Platts, fornitore di informazioni su energia e materie prime e fonte di valutazioni dei prezzi di riferimento nei mercati di queste ultime, ha fatto sapere che la Turchia sta rinviando la riparazione di un gasdotto con l'Iran obiettivo di un attacco alla fine di marzo per ottenere prezzi più bassi da Teheran e riavvicinarsi agli Stati Uniti. Nel frattempo Ankara avrebbe aumentato le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, passando dalle quattro navi cargo del 2018 e dalle 13 del 2019 alle 23 dell'anno in corso. Obiettivo sarebbe da una parte esercitare pressioni sulla Repubblica islamica affinché diminuisca il prezzo del gas (il gas iraniano nel 2019 ha coperto il 17 per cento del fabbisogno turco, pari a 2,7 miliardi di metri cubi) e dall'altra lanciare un segnale a Washington sulla propria affidabilità come partner dopo il deterioramento delle relazioni conseguente all'acquisto da parte di Ankara del sistema antimissile russo S-400.

Il ministero iraniano del Petrolio, Bijan Namdar Zangeneh, da parte sua, ha dichiarato di non essere a conoscenza delle ragioni del ritardo di Ankara nella riparazione di un gasdotto tra Turchia e Repubblica islamica obiettivo di un attacco a fine marzo. Zangeneh ha aggiunto che la Turchia ha rifiutato l'offerta di Teheran di riparare il gasdotto. La questione energetica assume particolare importanza dopo che nel fine settimana Arabia Saudita e l’Iraq del neo premier Mustafa al Kadhimi hanno firmato un accordo per l'importazione di energia elettrica e lo sviluppo del settore del gas. In tal modo Baghdad e Riad, altro alleato di Washington in Medio Oriente, hanno lanciato un chiaro segnale dell’orientamento del nuovo esecutivo iracheno. A tal proposito, Zanganeh ha annunciato la finalizzazione di un nuovo contratto con Baghdad per l'esportazione di gas naturale verso il porto di Bassora, nel sud del paese. Il ministro ha smentito voci secondo cui da Bassora il gas verrebbe convogliato verso la città siriana di Latakia, sul Mediterraneo e ha affermato che Teheran non ha alcuna intenzione per ora di avviare l'esportazione di gas verso la Siria.

Il teatro siriano coinvolge direttamente anche lo storico alleato mediorientale di Washington: Israele. Dopo uno stallo istituzionale di circa 18 mesi e la formazione del governo il 17 maggio scorso, lo Stato ebraico è pronto con il nuovo ministro degli Esteri, Gabi Ashkenazi, a riaffermare la posizione di Gerusalemme contro Teheran. Negli ultimi anni sono andati avanti con regolarità i raid israeliani, mai ufficialmente confermati, su postazioni iraniane e del movimento sciita libanese Hezbollah in Siria. In quest’ottica appare evidente la convergenza di interessi ma anche la necessità di dialogo tra Ankara e Gerusalemme, i cui rapporti diplomatici hanno vissuto un gelo nel 2010 in seguito all’incidente della nave Mavi Marmara. Come illustrato nei giorni scorsi dall’incaricato d’affari israeliano in Turchia Roey Gilad i due paesi hanno interessi comuni, che riguardano anche le risorse energetiche nel Mediterraneo orientale. La presenza dell'Iran in Siria è contraria agli interessi di Ankara ed Hezbollah ha svolto un ruolo dominante nella battaglia di Idlib, dove più di 50 soldati turchi hanno perso la vita, ha spiegato il diplomatico. La prova della convergenza di intenti proviene da rapporti stranieri secondo cui "aerei e droni israeliani stanno colpendo obiettivi militari iraniani in Siria", ha aggiunto.

Secondo il diplomatico Turchia e Israele non devono concordare su tutto e rimarranno molte differenze. La lotta alla Covid-19, gli scambi commerciali, il turismo, l’energia e la cooperazione accademica potrebbero favorire la normalizzazione dei rapporti. "La palla è dalla parte turca", ha osservato il diplomatico, perché è stata la Turchia a espellere l'ambasciatore di Israele a maggio 2018 dopo le violenze a Gaza successive al trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme il 14 maggio dello stesso anno. Fonti diplomatiche hanno riferito ad “Agenzia Nova” che Israele ha la volontà di riallacciare le piene relazioni con la Turchia, che finora si è mostrata restia, non soltanto in chiave anti-iraniana, ma anche per questioni energetiche. Un aspetto su cui Turchia e Israele difficilmente troveranno un punto d’accordo è la questione palestinese. "Non permetteremo alle terre palestinesi di essere offerte a nessun altro”, ha detto nel fine settimana Erdogan in occasione della Eid al Fitr, la festa per la fine del mese sacro del digiuno per i musulmani, il Ramadan. Inoltre, la Turchia ospita alcuni esponenti del movimento palestinese Hamas, attivo nella Striscia di Gaza.

Alla luce del nuovo quadro che si sta delineando in Medio Oriente merita attenzione l’atterraggio a Istanbul domenica di un aereo cargo della compagnia israeliana El Al Airlines per la prima volta in dieci anni, aprendo la strada a una possibile distensione delle relazioni tra Ankara e lo Stato ebraico. Il Boeing 787 Dreamliner della El Al ha effettivamente toccato ieri la pista dall’aeroporto di Istanbul, ma solo per fare scalo verso New York, destinazione finale di un carico di attrezzature mediche. Si tratta, in particolare, di 24 tonnellate di aiuti destinati agli Stati Uniti impegnati nella lotta alla pandemia di Covid-19, secondo quanto riferisce il quotidiano “Jerusalem Post”. La concessione del permesso alla El Al di operare voli cargo da e verso Istanbul, secondo il giornale economico “Globes”, ha colto molti di sorpresa: lo scorso mese di marzo, infatti, la Turchia aveva negato ai velivoli di Israir Airlines e di Tourism Ltd il permesso di atterrare a Istanbul per rimpatriare gli studenti israeliani bloccati in Turchia.

Le relazioni tra la Turchia e Israele sono “congelate” dall’incidente della Freedom Flotilla, quando nel maggio 2010 dieci cittadini turchi vennero uccisi dai militari israeliani a bordo della Mavi Marmara, la nave turca che stava portando aiuti nella Striscia di Gaza e che, secondo Israele, aveva a bordo attivisti armati. In un primo tentativo di riconciliazione, nel 2016 le autorità israeliane hanno pagato alle famiglie delle vittime un risarcimento di 20 milioni di dollari. Secondo un articolo di “Middle East Eye”, portale online con sede a Londra considerato vicino ai Fratelli musulmani, organizzazione politica al governo in Turchia, Israele starebbe cercando di riallacciare i rapporti con la Turchia sfruttando gli interessi condivisi in Siria e i giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo Orientale. “Stiamo cercando di avere relazioni diplomatiche complete con la Turchia. Finché non le avremo, potremo ottenere molto poco”, ha riferito un funzionario israeliano alla testata mediorientale edita in lingua inglese.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan, da parte sua, ha continuato a inviare aiuti alla Striscia di Gaza, mentre i rapporti tra il capo dello Stato turco e il ministro israeliano Benjamin Netanyahu restano pessimi. Tra l’altro, nel giorno in cui il cargo della El Al è atterrato sul suolo turco, Erdogan ha pubblicamente denunciato le azioni di Israele in Cisgiordania e ha espresso sostegno alla Palestina in occasione dell’Eid al Fitr, la festa che segna la fine del mese sacro del Ramadan. "Non permetteremo alle terre palestinesi di essere offerte a nessun altro (...). La scorsa settimana abbiamo assistito a un nuovo progetto di occupazione e annessione, che ignora la sovranità e il diritto internazionale della Palestina, messo in atto da Israele", ha detto Erdogan in un video messaggio rilanciato dall’agenzia di stampa ufficiale turca “Anadolu”. (Mom)
 
 
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