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La Russia consolida la presenza in Libia con aerei e mercenari, gli Usa alzano la voce

La Russia consolida la presenza in Libia con aerei e mercenari, gli Usa alzano la voce
Tripoli, 26 mag 17:39 - (Agenzia Nova) - Gli Stati Uniti tornano ad alzare la voce in Libia e minacciano di schierare sistemi di interdizione aerea ad ampio raggio per arginare l'intervento russo. Intanto i mercenari del gruppo Wagner, legati a Mosca, sono arrivati a Bani Walid, a est di Tripoli, alimentando le voci su una possibile nuova offensiva dell’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar contro Misurata, la “città-Stato” situata 180 chilometri a est della capitale della Libia. Secondo le indiscrezioni diffuse dalla versione araba dell’agenzia di stampa russa “Sputnik” e rilanciate in Libia dal sito web d’informazione “Libya Akhbar”, la “nuova strategia” di Haftar prevede di attaccare direttamente Misurata "entro due giorni" partendo dalle posizioni che si trovano ad est. L’obiettivo sarebbe quello di allentare la pressione su Tarhuna, roccaforte dell’Lna 65 chilometri sud di Tripoli fondamentale per inviare rifornimenti alle postazioni di Haftar nei quartieri meridionali della capitale. Secondo due esperti di Libia sentiti da “Agenzia Nova”, l’arrivo dei mercenari russi a Bani Walid - roccaforte della tribù dei Warfalla, circa 150 chilometri a sud-est di Tripoli e circa 125 chilometri a sud-ovest di Misurata - evidenzia invece un cambio di rotta da parte di Mosca: l’offensiva di Tripoli è fallita e ora la priorità è impedire al Gna e agli alleati turchi di tentare una controffensiva fino a Bengasi. E’ in quest’ottica che rientra anche l’arrivo di caccia russi nella base aerea di Jufra: uno sviluppo che oggi è stato pubblicamente condannato dagli Stati Uniti.

Il portavoce dell'operazione militare "Vulcano di Rabbia" delle forze del Governo libico di accordo nazionale (Gna), Mohamed Qanunu, ha denunciato "l'arrivo nelle ultime 24 ore di 15 cargo militari all'aeroporto di Bani Walid con a bordo mercenari della compagnia Wagner”. Secondo Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), l’obiettivo della Federazione Russa in Libia è al momento quello di non far cadere Haftar. “Questo ridispiegamento è ancora poco chiaro. Molto è legato a ciò che vorrà fare la Russia. Tutto sommato sappiamo bene che questi (mercenari) non possono essere addebitatati in maniera organica alla difesa russa, ma se domani mattina Mosca decidesse di ritirarli questo input verrebbe rispettato. Il primo punto è guardare a cosa vuol fare la Russia”, afferma Varvelli.

Durante il ritiro da Al Watiya e dal fronte a sud di Tripoli, sottolinea ancora il direttore a Roma di “Ecfr”, i russi non sono stati colpiti dai turchi, come se ci fosse una sorta di accordo non scritto. “Sarebbe molto grave se qualche russo, anche se non in divisa ufficiale, morisse sul campo colpito da droni o da mezzi turchi”, aggiunge Varvelli. Mosca e Ankara, in altre parole, “sono ben attente a giocare una partita più ampia e ad evitare uno scontro diretto”. Secondo l’esperto, inoltre, l’obiettivo principale dei russi in Libia in questo momento è non far cadere Haftar dopo le ultime sconfitte sul campo. “Mosca è passata dalla consapevolezza del fallimento dell’offensiva a Tripoli a dover tenere compatto il fronte di Haftar, che potrebbe sgretolarsi sia a livello internazionale che interno, in particolare dopo la proposta presentata da Aguila Saleh (il presidente del parlamento)”, aggiunge Varvelli. Il riferimento è al piano in otto punti presentato dal presidente della Camera dei rappresentanti che si riunisce nell’est del paese e che prevede, sostanzialmente, la nascita di un nuovo consiglio presidenziale ristretto con i rappresentanti delle tre regioni libiche: Tripolitania, Fezzan e Cirenaica.

In questa fase Haftar “fa tremendamente fatica a trovare combattenti libici”, spiega ancora Varvelli. Il feldmaresciallo libico “ormai combatte in Tripolitania da più di un anno senza risultati. Perché un giovane di Bengasi o di Derna dovrebbe combattere al suo fianco contro i fratelli della Tripolitania? Per questo ora sta usando la chiamata alle armi in funzione anti-turca. Ma è una guerra piuttosto stanca e Haftar sta facendo sempre più ricorso a mercenari e strumenti esterni”, afferma ancora il direttore a Roma di Ecfr. Sul fronte internazionale, gli Emirati Arabi Uniti, sono molto esposti nel loro sostegno ad Haftar. Da un recente report delle Nazioni Unite, inoltre, è emerso come Abu Dhabi abbia cercato (senza successo) di convincere il Sudan a schierarsi con Haftar. “L’Egitto sembra più allineato sulla proposta di Tobruk e Aguila Saleh e vorrebbe, in qualche maniera, chiudere la fase di guerra e arrivare alla fase negoziale. La Russia, da parte sua, tende a congelare la situazione”, ha aggiunto Varvelli.


Secondo Umberto Profazio, analista presso il Nato Defence College Foundation (Ndcf), il ridispiegamento dei mercenari russi della Wagner a sud-est della capitale libica Tripoli è una mossa difensiva e di deterrenza del fronte militare che fa capo al generale Haftar. “Si tratta di un ridispiegamento verso est per difendere le posizioni di Haftar in Cirenaica”, riferisce Profazio. Il ritiro dalla base aerea di Al Watiya, l’indietreggiamento di 2-3 chilometri dal fronte sud di Tripoli, l’offerta di cessate il fuoco per l’Eid al Fitr (la festa di fine Ramadan) segnalano che “il fronte di Haftar è impegnato a consolidare il fronte interno e a portarsi su posizioni difensive, visti anche i dubbi dei principali sponsor internazionali sulla possibilità o meno di sostituirlo con una figura politica o più affidabile”, aggiunge l’esperto.

Intanto il Comando Usa per l'Africa (Africom) ha confermato oggi che la Russia ha recentemente dispiegato aerei da combattimento in Libia con l'obiettivo di sostenere i mercenari russi già attivi sul territorio. Il generale Jeff Harrigian, comandante delle Forze aeree statunitensi in Europa, ha detto che “se la Russia consolida la sua presenza in Libia, gli Stati Uniti potrebbero dispiegare “sistemi di interdizione aerea ad ampio raggio”, aggiungendo che “se questo momento arriverà, creerà preoccupazioni relative alla sicurezza molto concrete per la zona meridionale dell'Europa”. Ahmed al Haddad, uno dei comandanti delle forze del Gna, ha confermato nei giorni scorsi a "Nova" la presenza di sei caccia da superiorità aerea Mig-29 e due bombardieri Su-24s nella base dell’Esercito nazionale libico del genere Haftar nella base di Al Jufra, circa 350 chilometri a sud di Misurata e 460 chilometri a sud-ovest di Tripoli. Uno sviluppo, quest’ultimo, che segue la profonda irritazione di Mosca per distruzione dei sistemi di difesa Pantsir (almeno nove in pochi giorni) da parte del Gna a Tarhuna e nella base aerea di Al Watiya, in precedenza sotto il controllo delle forze affiliate ad Haftar.


Secondo Varvelli, gli Stati Uniti continueranno ad essere defilati nella crisi in Libia, anche se “più vi è un protagonismo russo, più gli Usa si allertano”. “La Russia è percepita come un rivale politico e militare. Lo abbiamo visto in Siria e in altre posizioni. Più vi è un protagonismo russo, più gli Usa si allertano. Ma da qui a pensare che gli Stati Uniti possano intervenire in una maniera che non sia politica siamo abbastanza lontani”. Varvelli evidenzia inoltre l'importanza che la Nato resti compatta nella crisi libica. “Il campo Atlantico vorrà come primo obiettivo evitare una crisi all’interno dell’Alleanza. Questo espone Turchia e Francia su poli opposti. La Francia è un po’ scomparsa dai radar dopo aver vinto la partita sul lancio della missione Ue ‘Irini’, svuotata di significato e condizionata dalla parte che prediligeva, ovvero un richiamo simbolico alla Turchia. Ma entrambe le potenze sanno che non possono andare oltre e che il gioco è più complesso”, aggiunge l’esperto. Gli Stati Uniti, a detta del direttore a Roma di Ecfr, stanno alzando la voce, ma rimarranno comunque in una posizione defilata. “Non penso che Donald Trump abbia intenzione di impegnarsi in un nuovo conflitto, anche se a volte le azioni militari possono essere utilizzare per distogliere l’attenzione da questioni interne, come la gestione della pandemia di Covid-19”, conclude l’esperto.


Da parte sua, Profazio ha spiegato che la macchina organizzativa della Nato si sta attivando per evitare che la situazione in Libia degeneri. “Lo scenario più ottimista riguarda lo spostamento dei Mig, dei Sukhoi e dei mercenari russi della Wagner a Jufra per congelare il fonte e fare in modo che si avvii una trattativa di pace con il coinvolgimento di russi e turchi. Questo comporta comunque notevoli rischi perché si tratta in ogni caso di indirizzare la dinamica del conflitto verso una partizione della Libia tra est e ovest”, afferma Profazio. Il secondo scenario delineato dall’esperto, più pessimistico, è quello di una “deflagrazione” del conflitto in stile siriano. Uno scenario decisamente da evitare e che potrebbe avere conseguenze anche in chiave Nato. “Per quanto Ankara e Mosca tentino di evitare un confronto diretto, i rischi sono comunque elevati vista anche l’imprevedibilità dei proxy locali e la difficoltà a tenerli sotto controllo”, conclude Profazio. (Res)
 
 
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