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Stretta della Cina sulla sicurezza a Hong Kong, è l'addio al principio "un paese, due sistemi"?

Stretta della Cina sulla sicurezza a Hong Kong, è l'addio al principio
Pechino, 22 mag 15:15 - (Agenzia Nova) - Il governo cinese ha impresso una drastica accelerazione al processo di accentramento giuridico e amministrativo nei confronti di Hong Kong, autorizzando il Comitato permanente della 13ma Assemblea nazionale del popolo - riunita da oggi nella sua terza sessione annuale - a varare una “legge sulla sicurezza” espressamente concepita per soffocare gli impulsi indipendentisti e il movimentismo pro-democratico nell’ex colonia britannica. Secondo le anticipazioni rilanciate nelle scorse ore dalla stampa di Hong Kong e internazionale, il nuovo provvedimento di legge conferirebbe a Pechino l’autorità di vietare qualunque attività di natura sovversiva e indipendentista, nonché tutte le interferenze e le influenze destabilizzanti provenienti dall’esterno. Già da settimane Pechino segnalava l’intenzione di restringere il perimetro dell’autonomia concessa ad Hong Kong nel contesto del principio “un paese, due sistemi”, che ha dettato il ritorno di quel territorio alla Cina, nel 1997, e la successiva convivenza tra l’ex colonia e la Cina continentale. Oltre un anno di proteste anti-governative, segnate da una vasta e protratta partecipazione popolare, ma anche da ripetuti episodi di violenza e vandalismo, hanno spinto il governo cinese ad assumere l’iniziativa, dopo aver tentato senza successo di demandare l’approvazione di una legge sulla sicurezza al Consiglio legislativo della Regione amministrativa speciale. L’operazione intrapresa dal governo cinese pone seri interrogativi sulla tenuta del principio “un paese, due sistemi”, che pure il premier Li Keqiang ha citato oggi come fulcro immutato della convivenza tra la Cina continentale, Hong Kong e Macao. La nuova legge sulla sicurezza appare anche una provocazione agli Stati Uniti: nei giorni scorsi, infatti, il dipartimento di Stato Usa aveva sospeso il giudizio sullo stato dei diritti civili nella ex colonia britannica, proprio in attesa della sessione annuale del parlamento cinese iniziata oggi; il giudizio del dipartimento potrebbe portare alla revoca del trattamento preferenziale concesso da Washington ad Hong Kong, che per anni ha agevolato gli scambi tra le due maggiori potenze globali.

La bozza del decreto presentato oggi all’Assemblea costituisce la base legale per “l’istituzione e rafforzamento di un sistema legale e di un meccanismo di attuazione per la salvaguardia della sicurezza nazionale nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong”. Wang Chen, vicepresidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, ha illustrato l’iniziativa ai deputati del parlamento cinese, evidenziando la necessità e l’importanza di formulare una legge che “difenda la sovranità e gli interessi fondamentali del paese”. Secondo Wang, sin dal 1997 la Cina ha rigorosamente applicato il principio "un paese, due sistemi’”, ma “l’emersione di nuove circostanze, nuove problematiche, nuove sfide e minacce macroscopiche alla sicurezza nella regione speciale di Hong Kong” ha reso necessario un adattamento del quadro giuridico che regola la convivenza civile in quel territorio. Data la sua condizione di eccezionalità giuridica, Hong Kong costituisce per Pechino un potenziale nodo di criticità in termini di integrità territoriale e sovranità, inizialmente compensato dall’apporto della ex colonia britannica all’apertura e allo sviluppo economico della Cina continentale. Negli ultimi anni, però, Hong Kong ha visto ridimensionato il suo ruolo di “porta d’ingresso” per la Cina, mentre sono aumentate le tensioni politiche e civili, specie a seguito delle spinte accentratrici del presidente cinese, Xi Jinping.

La legge di sicurezza allo studio del governo cinese sancirebbe la “tolleranza zero” nei confronti di qualunque attività in contrasto con il processo di progressiva integrazione tra Hong Kong e la Cina, un percorso di lungo termine peraltro sancito dagli accordi che hanno determinato la restituzione dell’Isola da parte del Regno Unito. Il provvedimento incaricherebbe inoltre il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale di prevenire, arrestare e sanzionare qualsiasi attività sovversiva all’interno della regione speciale; infine, la bozza denuncia apertamente le attività di interferenza da parte di “forze esterne”, cui Pechino imputa i disordini e le tensioni che hanno attraversato Hong Kong per oltre un anno, e che si sono riaccesi nelle ultime settimane. Una volta approvata, la bozza presentata oggi consentirà al Comitato permanente di avviare la formale stesura dei provvedimenti di legge per la sicurezza di Hong Kong, che secondo il quotidiano ufficiale cinese “Global Times” consentiranno di “spingere attivamente verso una soluzione delle questioni più pressanti riguardanti il sistema di sicurezza nazionale” di Hong Kong, “rafforzare la creazione di istituzioni speciali” e garantire il rispetto delle nuove disposizioni.

Li Xiaobing, esperto di Hong Kong, Macao e Taiwan presso l’Università Nankai di Tientsin, ha dichiarato al quotidiano cinese che la formale stesura e l’adozione della legge di sicurezza potrà essere accelerata tramite la convocazione di “riunioni legislative speciali”, e che in tal mondo il nuovo provvedimento potrebbe entrare formalmente in vigore “entro sei mesi, o anche prima”. La decisione di calare una legge di sicurezza “dall’alto” rappresenta per Pechino una prova di forza, ma anche l’ammissione di un fallimento: il governo cinese ha infatti rinunciato ad ogni tentativo di affidare il varo di tali provvedimenti all’amministrazione regionale guidata dal capo esecutivo Carrie Lam, che dallo scorso anno amministra Hong Kong in un clima di profonda divisione e ostilità politica. Pechino aveva tentato per anni di spingere il Consiglio legislativo di Hong Kong a declinare concretamente l’Articolo 23 della Legge fondamentale, la “mini-costituzione” che costituisce la base dell’ordinamento giuridico di quel territorio. L’articolo prevede appunto che Hong Kong si doti di una legislazione che proibisca gli atti di “tradimento, secessione, sedizione o sovversione”: l’amministrazione di Hong Kong aveva tentato di tradurre in legge tale articolo costituzionale nel 2003, ma aveva dovuto cedere a proteste di piazza che avevano coinvolto oltre mezzo milione di persone.

Secondo i media di Stato cinesi, l’intervento di Pechino è stato reso necessario dal boicottaggio dei politici dell’opposizione pro-democratica honkonese, che hanno sempre osteggiato il varo di una legge sulla sicurezza, denunciandola come il primo passo verso lo svuotamento delle libertà fondamentali godute dai cittadini di Hong Kong. Nelle scorse ore, proprio dall’opposizione parlamentare di Hong Kong si è sollevato un coro di critiche all’indirizzo di Pechino e del capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam: Tanya Chan, parlamentare dell’opposizione democratica, ha dichiarato che quello di oggi è “il giorno più triste nella storia di Hong Kong. Questa è la conferma che (viviamo) in ‘un paese, un sistema’. Si tratta di un palese passo indietro”. Il capo esecutivo di Hong Kong ha tenuto una conferenza stampa oggi, garantendo invece la “piena cooperazione” all’iniziativa legislativa di Pechino. Lam si è detta convinta che la nuova legge abbia il solo scopo di “prevenire e limitare efficacemente le azioni che pongono a serio rischio la sicurezza nazionale”. Il capo esecutivo ha aggiunto che la futura legge sulla sicurezza “punirà i sostenitori dell’indipendenza di Hong Kong e gli elementi politici violenti”. I delegati dell'ex colonia britannica hanno incontrato oggi Xia Baolong, direttore dell'ufficio di Hong Kong e Macao del Consiglio di Stato cinese. La stessa Lam è arrivata a Pechino nella serata di ieri, ma secondo le fonti interpellate non si sarebbe unita ai delegati per l'incontro con Xia.

Secondo Lau Siu-kai, presidente della semi-ufficiale Associazione cinese di studi su Hong Kong e Macao, Pechino è determinata a chiudere una volta per tutte le faglie di sicurezza rappresentante dalla permeabilità di Hong Kong alle influenze esterne: “Considerato come gli Stati Uniti hanno trasformato Hong Kong in una pedina contro la Cina, Pechino ha avvertito la necessità di tappare le falle una volta per tutte”, ha dichiarato Lau. L’avvio dell’iter per una legge sulla sicurezza di Hong Kong giunge in effetti in un contesto di gravissima tensione tra le due maggiori potenze mondiali, reduci da oltre un anno di ostilità commerciali e da un conflitto sempre più aperto per la supremazia strategica e tecnologica. Ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito che Washington “risponderà con durezza” a qualsiasi ulteriore compressione dei margini di autonomia di Hong Kong. Alle parole di Trump ha fatto eco il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien: “Nel 1997 il Partito comunista cinese ha concordato con il Regno Unito che per 50 anni dopo la restituzione di Hong Kong alla Cina, i cittadini honkonesi avrebbero goduto di un sistema capitalistico e del loro stile di vita basato sullo Stato di diritto e la libertà di espressione”, ha dichiarato O’Brien all’emittente “Fox News”. “Purtroppo, il Partito comunista ha deciso con 27 anni di anticipo che la libertà goduta da Hong Kong è eccessiva”.

O’Brien ha ventilato la revoca dell’accesso privilegiato al mercato Usa goduto da Hong Kong, di cui beneficia l’intera Cina continentale. Nel frattempo, un gruppo bipartisan di senatori statunitensi sta discutendo un disegno di legge che sanzionerebbe i funzionari e le entità cinesi che applicheranno le nuove leggi sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, e penalizzeranno le banche che intrattengano rapporti commerciali con gli stessi. Lo riporta il "Wall Street Journal". ll senatore Chris Van Hollen dei Democratici e il senatore Pat Toomey dei Repubblicani hanno dichiarato che il disegno di legge punta a difendere i diritti umani a Hong Kong e ad esercitare pressioni sulla Cina affinché preservi lo status speciale della ex colonia britannica. I senatori hanno spiegato che la stesura del disegno di legge era già iniziata da mesi, ma è stata accelerata dalla spinta di Pechino verso il varo di una legge sulla sicurezza. "Vorremmo imporre sanzioni a persone che sono complici della repressione illegale della Cina ai danni di Hong Kong", ha dichiarato Van Hollen. Il senatore ha definito l’iniziativa di Pechino "una grave violazione" dell'accordo cinese con il Regno Unito per preservare la libertà e l'autonomia dell'ex colonia. (Res)
 
 
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