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Giappone: coronavirus, stato di emergenza esteso al 31 maggio

Tokyo, 04 mag 2020 04:39 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, ha formalmente annunciato l’estensione al 31 maggio dello stato di emergenza nazionale proclamato per frenare la propagazione del nuovo coronavirus sul territorio del paese. La proroga scatterà a partire da mercoledì, 6 maggio, ultimo giorno del periodo di festività nazionali noto come “Golden Week”. Le misure di distanziamento sociale e blocco economico varate in risposta alla pandemia hanno posto sotto pressione il tessuto produttivo del paese, ma il premier giapponese ha avvertito che il ritorno alla normalità non sarà rapido. La decisione del governo recepisce le raccomandazione del comitato di esperti medici, che hanno raccomandato “cautele speciali” soprattutto nelle aree del paese interessate dai focolai più estesi. Il governo intende comunque allentare le misure straordinarie nelle prefetture dove i contagi sono meno numerosi; la riapertura di parchi pubblici, librerie e musei dovrebbe essere consentita sull’intero territorio nazionale, a condizione di adottare apposite misure di prevenzione.

Il primo ministro giapponese ha dichiarato la scorsa settimana che il paese si trova “nel momento cruciale” dello sforzo di contrasto al coronavirus. Abe ha sollecitato i cittadini giapponesi ad attenersi ancor più rigorosamente alle misure di distanziamento sociale – che in quel paese non sono oggetto di obblighi legali e sanzioni – per garantire che lo stato di emergenza in vigore sull’intero territorio nazionale possa essere revocato il prima possibile. Il premier ha rivolto una esortazione ad evitare di tornare nei propri paesi natali e a rinviare le visite alle famiglie, specie ai genitori anziani, in vista della settimana di festività nota come “Golden Week”, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Sono trascorse due settimane dalla proclamazione dello stato di emergenza nazionale da parte del primo ministro giapponese, che solo il 16 aprile è stato applicato all’intero territorio del paese. Ai cittadini è stato chiesto di evitare di uscire di casa in assenza di ragioni di necessità, e di sospendere tutti i contatti sociali non essenziali.

Il Giappone è diviso in merito all’opportunità di emendare la Costituzione per introdurvi una clausola di emergenza, che conferisca all’Esecutivo maggiori poteri in caso di gravi disastri, e consenta la riduzione temporanea dei diritti dei singoli cittadini. E’ quanto emerge da un sondaggio effettuato dall’agenzia di stampa “Kyodo” in vista del Giorno della Costituzione, celebrato nel paese il 3 maggio. Il 51 per cento dei partecipanti al sondaggio – 3mila cittadini giapponesi di età superiore a 18 anno – sono favorevoli all’ipotesi di introdurre l’emendamento, mentre il 47 per cento è contrario. Diversi accademici giapponesi rilevano che il dato segna un aumento rispetto alla percentuale di cittadini giapponesi solitamente favorevole a riformare la Costituzione, che dipende probabilmente dall’emergenza sanitaria in corso nel paese. La Costituzione postbellica del Giappone, adottata dal paese nel 1947, è uno dei testi formalmente più “rigidi” prodotti dal costituzionalismo contemporaneo, e non è mai stata emendata formalmente sin dalla sua introduzione.

Il governo del Giappone ha deciso di estendere il divieto di ingresso nel paese ai cittadini di altri 14 paesi, inclusa la Russia. Lo ha annunciato il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, nella giornata di ieri, illustrando le ultime delibere del suo esecutivo per far fronte all’emergenza del coronavirus. I paesi interessati dal provvedimento, oltre alla Russia, sono Barbados, Bielorussia, Gibuti, Repubblica Dominicana, Kuwait, Oman, Perù, Qatar, Saint Kitts e Nevis e Ucraina. I nuovi divieti di ingresso diverranno effettivi a partire da domani, 29 aprile, e comporteranno il respingimento non soltanto dei cittadini dei paesi in questione, ma anche di qualsiasi cittadino straniero vi abbia fatto tappa nell’arco delle due settimane precedenti il suo attivo in Giappone. Abe ha anche annunciato la proroga alla fine di maggio del blocco alle emissioni di visti d’ingresso per i viaggiatori stranieri. Il bando agli ingressi decretato dal governo giapponese per limitare i contagi da Covid-19 include in tutto 87 paesi, inclusi Cina, Corea del Sud, Stati Uniti e l’intera Europa.

A dispetto delle misure emergenziali adottate dal governo, però, solo il 18 per cento dei lavoratori giapponesi ha smesso di recarsi a lavoro. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Kyodo”, sottolineando che la percentuale è la più bassa tra quelle registrate in 26 paesi e territori in un sondaggio effettuato da YouGov. Solo la Finlandia ha registrato una percentuale di lavoratori inattivi pari a quella del Giappone. La forza lavoro giapponese resta dunque perlopiù in attività, anche se l’87 per cento dei lavoratori giapponesi consultati da YouGov teme il contagio da Covid-19: più che in tutti gli altri paesi interessati dal sondaggio, ad eccezione del Vietnam. In Giappone le misure di contrasto al coronavirus non sono vincolanti, e gran parte dei lavoratori preferisce continuare a recarsi al lavoro, anziché ricorrere a procedure di telelavoro.

Le ricadute occupazionali della pandemia di coronavirus in Giappone potrebbero innescare un significativo aumento della disoccupazione tra i lavoratori precari, e alcuni economisti ritengono che il numero dei disoccupati potrebbe aumentare di un milione di unità entro la fine dell’anno, peggio di quanto accaduto nel paese dopo la crisi finanziaria del 2008-2009. Lo scorso 7 aprile 30 organizzazioni, inclusa la Confederazione dei sindacati del lavoro giapponese e l’Associazione degli avvocati del lavoro del Giappone, hanno tenuto una videoconferenza per discutere gli scenari possibili e le relative contromisure. “Dall’inizio di marzo abbiamo ricevuto molte richieste di informazioni in merito alla chiusura delle attività, ma dalla fine del mese scorso le richieste hanno riguardato soprattutto i licenziamenti” ha dichiarato uno dei partecipanti all’agenzia di stampa “Kyodo”. I sindacati regionali hanno già segnalato un accorciamento dei contratti di molti lavoratori a tempo determinato.

Il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, ha annunciato la scorsa settimana l’estensione all’intero territorio nazionale dello stato di emergenza sanitaria già in vigore a Tokyo, Osaka, e alle prefetture di Kanagawa, Saitama, Chiba, Hyogo e Fukuoka. Il premier ha aggiunto che il governo assisterà ogni singolo cittadino giapponese, indipendentemente dall’età, con un contributo in contanti di 100mila yen (930 dollari). Abe ha infine approvato la manovra straordinaria di bilancio necessaria a finanziare le ingenti misure di sostegno economico varate dal governo giapponese per fronteggiare la pandemia di coronavirus. L’estensione dello stato di emergenza a tutte e 47 le prefetture del Giappone, ed alla sua popolazione di 126 milioni di abitanti, è stata accolta perlopiù positivamente dalle amministrazioni locali. “Ho deciso di porre tutte le prefetture in stato di emergenza per limitare il numero delle infezioni in tutte le zone del paese, e specialmente per limitare al minimo gli spostamenti delle persone, specie durante le festività della Golden Week (dal 26 aprile al 5 maggio)”, ha spiegato il primo ministro. Lo stato di emergenza non comporta l’arresto economico, ma causerà comunque un danno alle attività produttive del paese. (Git)
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