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Ecuador: coronavirus, Fmi prevede contrazione del 6,3 per cento nel 2020

Washington , 14 apr 18:00 - (Agenzia Nova) - L’Ecuador registrerà una contrazione economica del 6,3 per cento nel 2020, a causa dell’impatto della pandemia del nuovo coronavirus. E’ quanto si legge nell’informativa sulle prospettive economiche mondiali diffusa dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Secondo l’istituto finanziario il paese tornerà a crescere nel 2021 a un tasso del 3,9 per cento. Il paese ha chiuso il 2019 con una crescita dello 0,1 per cento. In generale, secondo l'Fmi, l’attività economica in America latina e nei Caraibi subirà una contrazione del 5,2 per cento nel 2020 a causa dell’impatto della pandemia del nuovo coronavirus. La regione, si legge, subirà gravi rallentamenti o contrazioni dell'attività economica. Tra i paesi che registreranno il maggiore calo in termini di crescita economica l’Fmi cita il Brasile (-5,3 per cento), il Messico (-6,6 per cento) e l’Argentina (-5,7 per cento). Secondo l’istituto finanziario l’economia della regione tornerà a crescere nel 2021 a un ritmo del 3,4 per cento.

La previsione è in linea con la stima fatta dalla Banca mondiale (Bm) nel rapporto semestrale dal titolo "L'economia al tempo della Covid-19" pubblicato nel fine settimana. Secondo la Bm l'emergenza sanitaria del nuovo coronavirus, unita alla crisi dei prezzi del petrolio, costerà all'economia dell’Ecuador una perdita di 6 punti percentuali del prodotto interno lordo nel 2020. Per la Banca Mondiale, il "rimbalzo" dell'economia potrebbe far crescere il pil ecuadoriano del 3,2 per cento nel 2021 e del 1,5 nel 2022. La Banca mondiale segnala anche un incremento del debito in rapporto al Pil del 60,2 per cento nel 2020, rispetto al 49,6 per cento del 2019.

Secondo la Bm l'emergenza provocata dalla diffusione del nuovo coronavirus costerà ai paesi dell'America latina e dei Caraibi almeno il 4,6 per cento del prodotto interno lordo. Nel documento si raccomanda ai governi della regione di sviluppare in tempi rapidi politiche di sostegno ai più vulnerabili, evitare l'acuirsi di una crisi finanziaria e garantire posti di lavoro. Per aiutare le fasce più deboli della popolazione occorre ampliare in fretta la portata dei programmi di assistenza sociale ma anche andare in soccorso di chi fa circolare moneta e di chi crea lavoro. "Dobbiamo aiutare le persone ad affrontare queste sfide maiuscole e assicurarci che i mercati finanziari e i datori di lavoro possano governare questa tempesta", ha detto il responsabile America latina di Bm, Humberto Lopez. "Questo significa limitare i danni e gettare le basi per una ripresa nel più breve tempo possibile", ha aggiunto.

L'emergenza sanitaria è d'altro solo l'ultima delle tormentante vicende che hanno minato la crescita economica della regione negli ultimi dodici mesi: basti pensare alle tensioni sociali e politiche che lo scorso autunno hanno tenuto per mesi la scena in paesi come Cile, Bolivia, Ecuador e Colombia, o alla guerra dei prezzi sul petrolio, asset primario di molte delle economie della regione. La pandemia ha già provocato un importante choc dell'offerta e ci si attende che produrrà un sostanzioso crollo della domanda in Cina e nei paesi del G7. Dinamiche destinate a colpire i paesi dell'America del Sud esportatori di materie e dei gli esportatori di beni e servizi industriali in tutta l'America latina. Senza contare il "collasso" del turismo che attende l'area caraibica. Una tempesta da 4,6 punti percentuali di pil in meno, scrive la Banca Mondiale avvertendo del cambio "giorno dopo giorno" delle circostanze economiche in tutti i paesi. Per il 2021, l'attesa è di un rimbalzo al 2,6 per cento del pil.

Diversi stati latinoamericani e caraibici, avverte ancora la Banca Mondiale, affrontano inoltre la crisi con margini di manovra fiscali molto limitati. L'alto numero di lavoro sommerso renderà più difficile aiutare tutte le famiglie e proteggere le fonti di occupazione. Molte persone sono anche prive delle risorse utili a rispettare le norme di isolamento e non sono poche le famiglie che contano sulle rimesse dall'estero - oggi in rapidissimo calo - come fonte primaria di guadagno. I governi, avverte l'istituto multilaterale, dovranno farsi carico della maggior parte delle perdite, dovendo eventualmente ipotizzare una partecipazione azionaria nelle istituzioni finanziarie e nelle imprese strategiche del paese. Interventi che potrebbero rivelarsi chiave per il mantenimento dei posti di lavoro e per una futura ripresa, ma che dovranno comunque frutto di processi "trasparenti", ispirati alle migliori pratiche dei fondi sovrani. Gli effetti della crisi si avranno su tutte le economie, con pesi diversi, tranne la Guyana, che crescerà, e la Repubblica Dominicana, che rimarrà stabile. La Banca mondiale parla di un calo del 5 per cento per il Brasile, del 5,2 per cento in Argentina, del 6 per cento in Messico, del 3 per cento in Cile e del 4,7 per cento in Perù. Una contrazione del 2 per cento dovrebbe colpire anche economie che negli ultimi anni hanno vantato numeri solida crescita, come Panama e Colombia. (Was)
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