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Cina: documento di partito, la riforma delle Forze armate ha come obiettivo l’espansione

Pechino, 04 lug 2018 06:44 - (Agenzia Nova) - Il vasto piano di riforma e modernizzazione delle Forze armate lanciato dal presidente cinese Xi Jinping ha come obiettivo un cambio di paradigma dal tradizionale orientamento terrestre all’influenza marittima, per proiettare la difesa degli interessi nazionali “in una nuova era”. E’ quanto afferma un documento interno della Commissione militare centrale cinese ottenuto dall’agenzia di stampa “Kyodo News”. Il documento, che passa in rassegna i progressi nell’ambito della riforma delle Forze armate, sottolinea le crescenti frizioni con i paesi vicini, incluso il Giappone, nel Mar Cinese Orientale, in quello Meridionale e in altri teatri. Il documento esplicita anche l’ambizione a superare gli Stati uniti come prima potenza militare del globo.

Il documento, riservato all’uso interno del Partito comunista cinese, risale allo scorso febbraio, ed è stato redatto per contribuire a diffondere “il pensiero in merito al rafforzamento delle Forze armate” del presidente Xi Jinping. Il documento si apre con l’attestazione dell’assoluta fedeltà delle Forze armate alla “leadership centrale” del presidente Xi e della sua adesione alla filosofia politica del presidente, quel “Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” che è divenuto parte integrante della Costituzione del Partito comunista cinese. Il documento enuncia la necessità di una riorganizzazione del sistema di comando e controllo militare da una struttura a quattro livelli ad una più semplice, a tre ordini gerarchici; la dottrina strategica, aggiunge il documento, deve essere rivista in accordo a tali modifiche strutturali.

La Cina è impegnata nello sviluppo pacifico e non creerà il caos nel mondo ma, su questioni relative alla sua sovranità, non rinuncerà "nemmeno un centimetro" del suo territorio: lo ha detto il presidente cinese Xi Jinping nel corso dell’incontro con il segretario alla Difesa statunitense James Mattis, la scorsa settimana. Xi ha detto che la politica della Cina non è espansionista, né cerca di colonizzare gli altri, ma la sua posizione è "ferma e chiara" su questioni relative alla sua sovranità e integrità territoriale. "Non possiamo perdere nemmeno un centimetro del territorio lasciato dai nostri antenati, ma allo stesso tempo non vogliamo neanche un minimo di ciò che appartiene agli altri", ha detto Xi, come riferito dalla “China Central Television”.

Il presidente cinese ha poi affermato che l'Oceano Pacifico è abbastanza vasto da ospitare sia gli Stati Uniti che la Cina, nonché altri paesi. Pechino rivendica la sovranità nel Mar Cinese Meridionale all'interno di una cosiddetta "linea a nove tratti". La rivendicazione cinese contrasta con altre quattro nazioni, Brunei, Malesia, Filippine e Vietnam, nonché con Taiwan. La visita di Mattis arriva in un momento di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina su questioni come il commercio, il Mar Cinese Meridionale e Taiwan. L'ex generale è stato pubblicamente critico nei confronti delle decisioni di Pechino sugli isolotti nel Mar Cinese Meridionale nel corso del Dialogo Shangri-La di Singapore all'inizio di questo mese, affermando che l'obiettivo della Cina era "intimidazione e coercizione".

In risposta all'espansionismo cinese nel Mar Cinese Meridionale, Washington ha ritratto l'invito a Pechino a prendere parte all'esercitazione Rim of the Pacific (Rimpac). Un'altra fonte di irritazione è stata l'azione degli Stati Uniti su Taiwan, che Pechino considera una sua provincia. All'inizio di quest'anno, gli Stati Uniti hanno approvato una legge che consente lo scambio di funzionari di alto livello con Taiwan. In vista della visita di Mattis, i media cinesi hanno riferito che le navi da guerra cinesi hanno tenuto esercitazioni giornaliere di combattimento per più di una settimana nelle acque vicino a Taiwan. Tuttavia, sia gli analisti cinesi che i media di stato hanno contrassegnato la visita del capo del Pentagono come un segno del fatto che entrambi i paesi erano disposti a trovare un’intesa alle dispute.

Xi ha detto che entrambi i paesi dovrebbero promuovere i legami bilaterali basati sul "principio del rispetto reciproco e della cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti", osservando che i legami militari potrebbero essere una fonte di stabilità per le relazioni. Anche Mattis ha detto che gli Stati Uniti attribuiscono grande importanza ai legami militari e bilaterali con la Cina. Entrambi hanno sottolineato l'importanza di controllare i rischi per evitare conflitti e confronti. Nella giornata di ieri Mattis ha incontrato l’omologo cinese, il generale Wei Fenghe. Descrivendo la visita del segretario Usa come un "fattore positivo", Wei ha chiarito la posizione e le preoccupazioni di Pechino su Taiwan, sul Mar Cinese Meridionale e sulla penisola coreana.

Il presidente cinese, Xi Jinping, ha illustrato lo scorso marzo la sua visione di una nazione ringiovanita e pronta ad assumere un ruolo guida sullo scacchiere globale come superpotenza rivale agli Stati Uniti. Tale ambizione, ha argomentato il presidente, chiudendo la prima sessione annuale della 13ma Assemblea nazionale del popolo, può essere concretizzata soltanto attraverso un ulteriore rafforzamento della leadership del Partito comunista, conseguito dal presidente tramite l’accentramento del potere verso la propria figura. La Cina, ha spiegato Xi, giocherà un ruolo attivo nella definizione dell’ordine globale. Il presidente ha ribadito gli obiettivi illustrati in occasione del 19mo Congresso nazionale del Partito comunista, lo scorso ottobre, e nei mesi successivi: l’edificazione di Forze armate moderne e l’affermazione come superpotenza militare entro metà secolo; la crescita “di alta qualità” ed inclusiva; e il contrasto ai rischi sistemici, accompagnato dalla lotta alla povertà e da quella all’inquinamento.

Il presidente cinese ha posto particolare enfasi al controllo sociale esercitato dal Partito comunista, definendo quest’ultimo come un “pilastro eterno” per il popolo cinese: “Il Partito è la fonte principale di leadership politica e il garante fondamentale del ringiovanimento della nazione cinese”, ha affermato il presidente. Xi ha dunque archiviato senza appello le velleità di apertura democratica che hanno caratterizzato il governo del suo predecessore, Hu Jintao. Le modifiche costituzionali e la riorganizzazione dell’assetto istituzionale approvate dall’Assemblea nazionale del popolo, che hanno concentrato il potere nelle mani del presidente, lo hanno imbaldanzito. I legislatori hanno istituzionalizzato il potere assoluto del Partito comunista inserendo nella Costituzione l’affermazione secondo cui quest’ultimo “guida ogni cosa”. Durante il congresso nazionale dello scorso ottobre, Xi ha promesso che la Cina completerà la basilare modernizzazione del socialismo entro il 2035 e diverrà una grande e moderna potenza socialista entro il 2050. Per conseguire questi obiettivi, Xi ha assegnato a figure di fiducia le principali leve del potere. (Cip)
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