TERRORISMO
 
Terrorismo: strage di militari in Ciad e Nigeria, duro colpo di Boko Haram a forze anti-jihadiste
 
 
N'Djamena, 26 mar 13:28 - (Agenzia Nova) - Il duplice attacco sferrato da Boko Haram in Ciad e in Nigeria negli ultimi giorni, che ha provocato la morte di quasi 150 militari, ha inflitto un duro colpo alla risposta regionale al terrorismo nel Sahel. Nella notte fra domenica e lunedì scorsi almeno 92 militari del Ciad sono morti in un attacco condotto da militanti di Boko Haram nella località di Boma, nella regione del lago Ciad, al confine con Niger e Nigeria. A distanza di poche ore, un’imboscata organizzata dai jihadisti dello stesso gruppo nella località di Gorgi, situata nello stato nigeriano nordorientale di Yobi, al confine con il Ciad, ha causato la morte di almeno 47 militari nigeriani. Quest’ultimo attacco è avvenuto al passaggio di un convoglio militare che trasportava bombe e altre munizioni dalla città di Maiduguri, capoluogo dello stato di Borno, che è considerato il quartier generale di Boko Haram in Nigeria, mentre l'attacco in Ciad è stato condotto in maniera più articolata risultando perfino più cruento.

L'attacco di Boma, secondo quanto riferito da fonti militari citate dai media locali, è infatti durato almeno sette ore e si è concluso dopo l'arrivo dei rinforzi da parte dell'esercito ciadiano. Negli scontri sono andati distrutti 24 veicoli dell'esercito, inclusi veicoli corazzati. “È stato l’attacco più mortale mai subito dal nostro paese”, ha dichiarato il presidente Idriss Deby, recatosi sul posto il giorno successivo per valutare la situazione. Il capo dello Stato ha ricordato che “è la prima volta che perdiamo un così alto numero di uomini”, nonostante l’esercito ciadiano abbia affrontato nella sua storia numerosi attacchi. Come prima conseguenza del massacro, l’esercito del Ciad ha deciso di schierare truppe aggiuntive al confine con la Nigeria per rafforzare la sicurezza nell’area del lago Ciad, già teatro in passato di attacchi sia contro i civili che contro le postazioni militari.

Gli attacchi hanno ricevuto un’unanime condanna internazionale. L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Josep Borrell, ha ribadito che l’Unione europea affianca le autorità e le popolazioni del Ciad e della Nigeria nella loro lotta contro il terrorismo. “È una lotta che vinceremo insieme e ogni attacco di questo tipo rafforza la nostra determinazione per accelerare ulteriormente i nostri sforzi. Gli attacchi contro civili e militari sono in aumento nel Sahel. Sono una realtà quotidiana per milioni di persone. L'Unione europea continuerà a sostenere gli sforzi dei paesi della regione per rafforzare la sicurezza, la stabilità e soddisfare le esigenze delle persone, in particolare nelle aree più fragili”, ha aggiunto l’Alto rappresentante in una nota. Negli ultimi mesi Boko Haram ha intensificato i suoi attacchi nel bacino del lago Ciad, al confine tra Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. L’offensiva di Boko Haram è iniziata nel 2009 e da allora si è allargata anche ad altri paesi del bacino del lago Ciad. Secondo stime governative, dal 2009 ad oggi gli attacchi del gruppo terroristico in Nigeria hanno provocato oltre 30 mila vittime e costretto circa 2,6 milioni di persone ad abbandonare le loro abitazioni.

Per arginare gli attacchi, nel 2015 la Nigeria ha lanciato l’operazione Lafiya Dole, mentre nello stesso anno i paesi della regione hanno creato una Task Force congiunta multinazionale (Mnjtf) che ha la sua sede operativa nella capitale del Ciad, N'Djamena, ed è composta dagli eserciti di Benin, Camerun, Ciad, Niger e Nigeria con l'ausilio di comitati di vigilanza composti da milizie armate composte da abitanti del posto. Da allora, tuttavia, i risultati raggiunti dalla task force sono stati modesti, soprattutto per via dello scarso coordinamento fra le forze armate dei singoli paesi, e tutt'ora c'è ancora un notevole scetticismo nella comunità internazionale sul fatto che la nuova forza possa produrre risultati efficaci contro il terrorismo. Nonostante la contro-offensiva lanciata dalle forze militari della regione, infatti, Boko Haram (e la sua fazione secessionista dello Stato islamico dell'Africa occidentale, Iswap) continua a condurre attacchi, prendendo di mira sia civili che militari.

L'insorgenza jihadista nell'area del lago Ciad rientra in una più vasta recrudescenza che vede coinvolta l'intera regione del Sahel. In questo senso, nel 2014 è stata creata l'alleanza G5 Sahel (Niger, Ciad, Mauritania, Burkina Faso, Mali), da cui nel 2015 è nata la forza militare congiunta G5 Sahel (Jf-G5S), composta da contingenti militari messi a disposizione dai paesi membri consistenti in circa cinquemila effettivi. La Jf-G5S ha integrato anche la task force Liptako-Gourma, creata da Niger, Mali e Burkina Faso per pattugliare i propri confini reciproci. In tale contesto, un momento importante è stato rappresentato dal vertice straordinario del G5 Sahel convocato nel gennaio scorso dal presidente francese Emmanuel Macron a Pau, nel sud della Francia, per ridiscutere la presenza francese nella regione e per rilanciare la lotta contro il terrorismo nella regione. In quell'occasione, i leader dei paesi membri dell'alleanza G5 Sahel (Niger, Ciad, Mauritania, Burkina Faso, Mali) hanno espresso parere favorevole alla prosecuzione dell’impegno militare francese nel Sahel, oltre che alla definizione di un nuovo quadro “politico, strategico e operativo” per riunire sotto un comando unico le diverse forze regionali già presenti e l’invio di un ulteriore contingente di uomini per contrastare il jihadismo dilagante nella regione. (Res)
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