ISRAELE
 
Israele: dimissioni presidente parlamento e coronavirus segnano nuova crisi istituzionale
 
 
Gerusalemme, 25 mar 18:10 - (Agenzia Nova) - Le dimissioni del presidente del parlamento israeliano e membro del partito Likud, Yuli Edelstein, e la necessità di fronteggiare rapidamente l’emergenza dovuta al nuovo coronavirus a meno di una settimana dalla scadenza del termine per formare il governo affidato al leader della coalizione centrista Kahol Lavan (Blu e Bianco), Benny Gantz, mantengono lo Stato ebraico in una stallo istituzionale che prosegue ormai dall’autunno 2018. Le dimissioni di Edelstein, annunciate oggi, rappresentano forse l’apice dei tentativi della destra israeliana, capeggiata dal partito Likud di Benjamin Netanyahu, di mantenere un ruolo attivo nella politica del paese. Dopo il voto del 2 marzo scorso, infatti, sebbene il Likud abbia ottenuto 36 seggi rispetto ai 33 di Kahol Lavan, il premier uscente Netanyahu non ha ottenuto l’incarico per formare il governo. Grazie all’appoggio del partito dell’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman, Yisrael Beitenu, e della Lista congiunta, alleanza di partiti per lo più arabi, Gantz ha ricevuto il 17 marzo scorso il mandato per formare il governo entro le due settimane successive. Tuttavia, le misure restrittive stabilite per fermare la diffusione della Covid-19 hanno spinto all’inizio della scorsa settimana Edelstein a bloccare i lavori della Knesset, il parlamento israeliano. L’opposizione capeggiata da Kahol Lavan ha criticato Edelstein e l’esecutivo in carica, accusandolo di sfruttare l’emergenza sanitaria per ottenere dei vantaggi politici.

La coalizione di Gantz, infatti, prima che quest’ultimo ricevesse il mandato per formare il governo ha fatto sapere che avrebbe proposto di sfiduciare Edelstein. L’ipotesi di sostituire il presidente del parlamento rappresenta un tentativo da parte di Kahol Lavan di esercitare più controllo sulla Knesset, consentendo consentirebbe quest’ultima di far progredire le proposte di legge di Kahol Lavan: impedire a una persona sotto processo di formare il governo e limitare la premiership a due mandati. Entrambe le proposte di legge metterebbero fuori gioco Netanyahu che è imputato in tre diversi processi di presunta corruzione, dove non si avvarrà dell’immunità parlamentare, e ha guidato il governo già per quattro volte.

Il 18 marzo scorso, sull’interruzione dei lavori del parlamento era intervenuto anche il capo dello Stato, Reuven Rivlin, che aveva invitato Edelstein a consentire un dibattito sull'istituzione delle commissioni per fare in modo che l'emergenza coronavirus non mini il sistema democratico. Rivlin "ha implorato" Edelstein "di assicurare l'attività parlamentare in corso, anche durante la crisi del coronavirus", si legge in una dichiarazione della presidenza. “Una Knesset fuori combattimento danneggia la capacità dello Stato di Israele di funzionare bene e responsabilmente in caso di emergenza. Non dobbiamo lasciare che questa crisi, per quanto grave, danneggi il nostro sistema democratico”, aveva aggiunto. "Dobbiamo fare di tutto per far fronte alla crisi, facendo attenzione a non danneggiare gravemente il nostro sistema democratico", aveva detto.

Dopo la ripresa dei lavori dell’aula, il 23 marzo scorso la Knesset ha approvato con 61 voti a favore e 59 astenuti l'istituzione della Commissione per gli accordi, che si occupa di questioni procedurali e istituisce altre commissioni parlamentari chiave. Il voto è stato boicottato dal Likud e dai partiti alleati. Nella stessa giornata la Corte suprema ha intimato a Edelstein di indire il voto per individuare il suo successore oggi, 25 marzo. Edelstein avrebbe dovuto rispondere nella stessa giornata, ma nel caso di risposta negativa, la Corte suprema lo avrebbe obbligato a consentire il voto. Tuttavia, le dimissioni di oggi di Edelstein avranno effetto fra 48 ore, quindi l’elezione di un nuovo presidente del parlamento avverrà probabilmente la prossima settimana e forse persino dopo il termine del mandato di formare il governo affidato a Gantz. I tentativi di posticipare il voto del presidente del parlamento sono in contrasto con quanto previsto dall'articolo 13 della Costituzione, secondo cui "il presidente del parlamento deve essere eletto non oltre la data in cui la Knesset è convocata allo scopo di formare il governo".

L’attuale situazione apre a scenari di paralisi e probabilmente spiana la strada a un possibile quarto turno elettorale, dopo quelli del 9 aprile e 17 settembre 2019 e del 2 marzo scorso. Secondo quanto riferisce la stampa israeliana, Gantz starebbe valutando l’ipotesi di approvare una legge che congelerebbe la situazione politica attuale per sei mesi, in modo da affrontare l’emergenza coronavirus. Alcuni esponenti della coalizione centrista, come Zvi Hauser e Yoaz Hendel, si oppongono infatti all’idea di formare un governo di minoranza ci di centro-sinistra con l’appoggio della Lista congiunta. L’ipotesi di congelare la situazione politica attuale appare plausibile, dal momento che i colloqui per formare un governo di unità nazionale con il Likud si sono bloccati e l’idea di partecipare a un esecutivo guidato da Netanyahu non è piaciuta ai sostenitori di Kahol Lavan.

Secondo il piano di congelamento politico ideato dal numero due di Kahol Lavan, Yair Lapid, la coalizione sosterrebbe il governo su qualsiasi decisione presa per affrontare la crisi, in cambio del controllo della Knesset che consentirebbe di approvare delle leggi che metteranno da parte Netanyahu e guidare le commissioni Esteri e Difesa. Martedì, 24 marzo, Netanyahu ha dichiarato, da parte sua, che la pandemia da coronavirus è stata un momento cruciale in cui è stato necessario esercitare la leadership e la responsabilità nazionale, sostenendo che i disaccordi tra i rivali riguardo alle specificità di un governo di unità sono piccoli e possono essere superati. "I cittadini di Israele hanno bisogno di un governo di unità che agisca per salvare le loro vite e mezzi di sostentamento", ha detto, rivolgendosi a Gantz. "Non è il momento delle quarte elezioni. Incontriamoci ora e formiamo un governo oggi. Ti sto aspettando”, ha aggiunto. Il governo in carica di Netanyahu è finito nell'occhio del ciclone per la gestione della crisi sanitaria e in particolare per la decisione di monitorare i telefoni dei cittadini. La misura consente ai servizi segreti e alla polizia di rintracciare i telefoni civili per monitorare il movimento dei pazienti affetti da coronavirus, ma non è stata approvata dal parlamento.

L’annuncio delle dimissioni del presidente del parlamento israeliano, Yuli Edelstein, ha provocato una dura reazione da parte dell’opposizione. Edelstein, infatti, invece che indire il voto per eleggere il suo successore, come indicato dalla Corte suprema, ha preferito rassegnare le dimissioni dopo aver interrotto i lavori dell’assemblea nei giorni scorsi nel quadro delle misure per arginare la diffusione del nuovo coronavirus. Il parere della Corte suprema “non si è basato sulla legge, ma su una sua interpretazione unilaterale ed estrema”, ha affermato Edelstein. Il parere “contravviene i regolamenti della Knesset, ne distrugge il lavoro e costituisce un intervento duro e arrogante del potere giudiziario su quello legislativo che provoca danni alla sovranità popolare e mina le basi della democrazia israeliana”, ha proseguito. Edelstein ha aggiunto: “Come cittadino che ha pagato il prezzo di un anno di carcere (in Russia) per il diritto di vivere in Israele, come sionista e come presidente di questa Camera, non lascerò che Israele finisca nell'anarchia. Non darò il mio contributo a una guerra civile. Per il bene dello Stato, mi dimetto dal mio ruolo di presidente della Knesset. Pregheremo e lavoreremo per giorni migliori”. Le dimissioni di Edelstein avranno effetto non prima di 48 ore. Questo significa che il voto per la nomina di un nuovo presidente del parlamento verrà rinviato per lo meno alla prossima settimana.

Il deputato della coalizione centrista Kahol Lavan (Blu e bianco), Ofer Shelah, ha spiegato che le dimissioni non esentano Edelstein dal convocare la plenaria per nominare il suo successore. “E’ l’apice della guerra condotta da Netanyahu e dal Likud contro la Knesset e la democrazia”, ha affermato. Da parte sua, il deputato del partito laburista Merav Michaeli ha affermato che Edelstein “ha umiliato la Corte suprema” e che “questa crisi costituzionale è il fondo del barile raggiunto negli ultimi dieci durante il governo corrotto di Netanyahu”. Critica anche la posizione della Lista congiunta, alleanza di partiti arabi. Il deputato Ofer Cassif, unico ebreo della Lista congiunta, ha detto che il presidente del parlamento “ha sfidato la sentenza della Corte suprema al servizio di Netanyahu e sta trascinando il paese verso un regime tirannico”. Da parte sua, il leader di Meretz, Nitzan Horowitz, ha definito la condotta di Edelstein “vergognosa”. Lunedì la Corte suprema ha intimato a Edelstein di indire il voto per individuare il suo successore oggi, 25 marzo. Edelstein avrebbe dovuto rispondere nella stessa giornata, ma nel caso di risposta negativa, la Corte suprema lo avrebbe obbligato a consentire il voto.

Le dimissioni di Edelstein hanno provocato reazioni contrastanti anche tra i partiti di destra e dello stesso Likud. Il ministro della Cultura e dello Sport, Miri Regev, ha attaccato i rivali di Kahol Lavan e Yisrael Beytenu, il partito dell’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman, per aver causato la situazione che ha portato alle dimissioni di Edelstein. "Applausi a Gantz, Lapid, Ashkenazi, Bogie (Ya’alon) e Liberman", ha twittato. "Ce l’avete fatta. Finirete nei libri di storia tra chi è dietro a uno degli atti più bassi che la democrazia israeliana abbia mai conosciuto. Andatevene. Una minoranza ebraica a fianco dell'elenco dei sostenitori del terrore”, ha scritto. Un altro esponente del Likud, Miki Zohar, uno dei migliori alleati di Netanyahu, lo ha invitato a "fermare i negoziati sull'unità con Kahol Lavan“. Da parte sua, Shlomo Karai, sempre del Likud, ha preso una posizione diversa e ha criticato Edelstein per essersi dimesso, dicendo che invece avrebbe dovuto informare la Corte suprema che non aveva intenzione di rispettare l’indicazione. Infine, il ministro dell'Energia, Yuval Steinitz, ha espresso ancora un'altra opinione, affermando che la sentenza della Corte suprema deve essere rispettata perché altrimenti "potrebbe portare all'anarchia". (Res)
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