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Energia: Terzulli (Sace), il Covid-19 ha accelerato dinamiche già in atto nel settore petrolifero

Energia: Terzulli (Sace), il Covid-19 ha accelerato dinamiche già in atto nel settore petrolifero
Roma, 27 mar 15:21 - (Agenzia Nova) - L’emergenza del coronavirus (Sars-Cov-2) ha accelerato le criticità già da tempo presenti nel settore del petrolio e del gas, innestandosi sul fallimento dopo tre anni di Opec+ che, dopo la crisi del 2015, aveva comunque mantenuto un certo equilibrio nei mercati. Gli effetti nel breve periodo saranno molteplici: dai disinvestimenti da parte dei paesi produttori, alla riduzione delle importazioni, fino alle politiche di austerità. Nel medio e lungo termine molto dipenderà dalle strategie di diversificazione e da un eventuale ritorno ad una logica cooperativa da parte dei principali produttori come Arabia Saudita e Russia.

È quanto sostiene, Alessandro Terzulli, responsabile ricerca e studi di Sace (gruppo Cdp), che in un’intervista rilasciata ad “Agenzia Nova” ha commentato il recente rapporto "Petrolio e gas si ammalano facilmente. Gli effetti della Covid-19 sui produttori emergenti e su export italiano". Partendo dall’emergenza Covid-19, che sta interessando tutti i paesi del mondo, Terzulli osserva che quello che in atto è uno shock assolutamente da non sottovalutare, ma che ha “una natura temporanea” a cui seguirà nel 2021 una ripresa. Tuttavia gli effetti della pandemia sull’economia globale e sulla conseguente riduzione della domanda di petrolio e gas vanno a sommarsi ad un altro evento: la decisione da parte dei produttori guidati dalla Russia e dell’Arabia Saudita di non rinnovare l’accordo Opec+, portando il settore da una logica più cooperativa ad una logica più competitiva, in termini di mercato del petrolio. Questi due eventi hanno accelerato le criticità di un settore che dal 2015 sta vivendo una fase strutturale fortemente dinamica, generando effetti nel breve periodo che hanno portato i prezzi a minimi storici (25 dollari al barile).

La crisi in atto è tuttavia molto diversa da quella avvenuta tra il 2015 e il 2016 caratterizzata da un eccesso di offerta, evento peculiare del settore petrolifero. “Lo shock della Covid-19 sarà intenso nella prima parte dell’anno, ma poi la ripresa dovrebbe avvenire velocemente, iniziando nella seconda parte del 2020 e rafforzandosi nel 2021. L’effetto rimbalzo potrebbe essere più forte del passato”, osserva Terzulli. “Quindi questo shock è diverso da quello del 2015 e preso singolarmente è meno intenso e rappresenta un acceleratore di tendenze già in atto e non innescate dalla Covid-19”. L’analista di Sace ricorda che per i paesi produttori il virus amplifica rigidità strutturali storiche: scarsa diversificazione economica, limitata capacità di imporre nuove tasse e stabilità connessa a regimi con limitato pluralismo che sono alle prese con sviluppi istituzionali. A pesare sulla situazione è anche la forte dipendenza di molte economie dal settore energetico. Oltre il 60 per cento dell’offerta globale di greggio attualmente proviene da paesi in cui l’esportazione di prodotti petroliferi rappresenta più della metà dell’export complessivo. Verso questi stessi paesi nel 2019 sono stati diretti 30 miliardi di euro di export italiano, in particolare verso i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. Nel 2019 l’export dell’Italia negli Emirati, in Arabia Saudita e in Qatar è stato rispettivamente di 4,5 miliardi di euro, 3,2 miliardi di euro e 1,3 miliardi di euro.

Analizzando la situazione dell’Italia, Terzulli ricorda che “siamo un grande paese importatore di materie prime e una riduzione del prezzo del petrolio potrebbe essere una delle notizie positive del coronavirus, ma tuttavia non compensa impatti negativi”. In questo contesto, i rischi principali per le imprese italiane consisteranno verosimilmente nella riduzione delle importazioni da parte delle economie più deboli, nella contrazione degli investimenti pubblici, nella modifica/cancellazione unilaterale di contratti e in probabili restrizioni valutarie. Tuttavia secondo l’analista “il rapporto non è uno a uno”. “Noi – osserva Terzulli - dobbiamo essere capaci in caso di una restrizione della domanda di azionare leve sul lato dell’offerta, ossia della competitività che rendano le aziende in grado di aumentare le esportazioni in un contesto di domanda che si restringe”. L’analista di Sace ricorda che possono essere realizzati pacchetti commerciali che le imprese possono offrire: pacchetti tecnici, soprattutto sui di beni di investimento come la meccanica strumentale, ma anche pacchetti finanziari, concedendo dilazioni di pagamento ai soggetti esteri attraverso forme assicurative come quelle messe in atto da Sace-Simest”.

Tuttavia, l’analista sostiene che nel medio e lungo termine mercati come quello dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo resteranno rilevanti per l’export italiano, in particolare quelli dal maggiore potenziale: Emirati, Arabia Saudita e Qatar. Nello specifico gli Emirati Arabi Uniti mantengono una loro rilevanza anche in una logica di breve periodo. Alla luce delle previsioni del perdurar della pandemia di coronavirus, secondo Terzulli, Expo Dubai 2020 in programma dal 20 ottobre al 10 aprile 2021 si pone ancora “in una finestra temporale che lo potrebbe rendere l’evento più significativo del 2020” a fronte della cancellazione di altri appuntamenti come i Giochi olimpici di Tokyo. Pur restando nel campo delle ipotesi, per l’analista di Sace, il mese di “ottobre appare come una safe zone, anche negli scenari più pessimistici”.

L’esposizione universale resta quindi una finestra di opportunità per le imprese italiane. “Anche nel caso peggiore di un rinvio, penso che non si andrebbe molto più in là di inizio 2021. Ovviamente la portata simbolica dell’evento verrebbe meno, ma la portata sostanziale no. Gli effetti, anche in un contesto normale, sarebbero ricaduti sul 2021”, afferma Terzulli. “Continuare a puntare in un modo realistico, ma anche con un po’ di ambizione su un evento del genere, a fronte della cancellazione di altri eventi, in un mercato che nel medio e lungo termine rimane importante, è interessante”, dichiara l’analista di Sace. Terzulli cita inoltre il programma Push Strategy che riguarda diversi paesi del mondo, tra cui gli Emirati, nell’ambito del quale il Polo mette a disposizione di importanti controparti estere, linee di credito a medio-lungo termine con l’obiettivo di favorire l’assegnazione di commesse a imprese italiane. “Nei paesi del Golfo difficilmente il 2020 si chiuderà con un segno + per le esportazioni, come del resto avverrà in tutto il mondo. Tuttavia, l’invito è rifuggire le logiche di breve periodo e puntare a un approccio di medio lungo termine”, sottolinea Terzulli. (Sic)
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