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Ue: salta l'intesa sui coronabond, all'Eurogruppo il compito di presentare nuove proposte

Ue: salta l'intesa sui coronabond, all'Eurogruppo il compito di presentare nuove proposte
Bruxelles, 27 mar 09:29 - (Agenzia Nova) - È un risultato interlocutorio quello emerso ieri in tarda serata dal Consiglio europeo tenutosi in videoconferenza. L’auspicio di paesi come Italia e Spagna – i più colpiti in Europa dall’emergenza del coronavirus – prevedeva la rapida adozione di una strategia comune fra i 27 paesi membri, mettendo da parte i vincoli del rigorismo europeo e magari puntando sui cosiddetti “coronabond”. La riunione, tuttavia, procede in maniera tesa e, a quanto si apprende, Roma e Madrid si rifiutano di firmare una prima bozza dell’accordo, redatta sulla base delle posizioni di Germania, Paesi Bassi e degli Stati membri nord europei. Da questa fase di stallo emergono delle conclusioni in cui si non giunge ad alcuna decisione ma si rimanda la questione ai prossimi 14 giorni. Nel documento si legge che spetterà, infatti, alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, presentare entro due settimane delle proposte di lungo periodo che, tuttavia, dovranno ricevere anche l’avvallo dell’Eurogruppo. Von der Leyen al termine dei lavori ha affermato che serve una strategia per uscire dalla crisi. "Tutti abbiamo misure in campo per contenere la diffusione del virus. Ora dobbiamo coordinare le decisioni per quando torneremo alla normalità", ha aggiunto, spiegando che il lavoro adesso sarà per "una strategia per l'Ue". Secondo il presidente del Consiglio Ue Michel, invece, la riunione di ieri è stato “uno scambio politico, estremamente intenso e denso e di qualità” e per questo è stato “chiesto all'Eurogruppo di continuare questo lavoro” e presentare delle proposte per garantire la stabilità europea.

Le posizioni dell’Italia trovano il sostegno della Francia e non a caso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il capo dello Stato francese Emmanuel Macron hanno firmato nei giorni scorsi una lettera per chiedere la creazione dei coronabond per affrontare la crisi economica provocata dal coronavirus. La missiva – controfirmata anche da Belgio, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Spagna – tuttavia provoca la ferma opposizione dei cosiddetti “rigoristi” europei, in particolare di Germania e Paesi Bassi. “Ho spiegato che dal punto di vista tedesco noi preferiamo come strumento il Mes, che è stato fatto per le crisi, ma non siamo andati nello specifico e adesso la questione passa ai ministri delle Finanze”, ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel al termine dei lavori. Chiare anche le parole del premier olandese, Mark Rutte, secondo cui non ci sono le circostanze per vedere i Paesi Bassi accettare la proposta dei coronabond. Questa soluzione "porterebbe l'Eurozona in un altro terreno, sarebbe come attraversare il Rubicone", ha detto il primo ministro olandese, ricordando che ci sono già degli "strumenti economici, fra cui il Meccanismo europeo di stabilità (Mes)". Le perplessità del fronte guidato da Berlino sembrerebbero legate alla gestione del debito pubblico, ma fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che ieri Conte ha espresso una posizione chiara durante i lavori del Consiglio. Il premier ha specificato che non si sta pensando a "una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne". Il presidente del Consiglio ha anche ricordato gli sforzi compiuti dal suo governo per rispettare le regole di finanza pubblica comunitarie e ha ricordato causticamente che “le conseguenze del dopo Covid-19 vanno affrontate non nei prossimi mesi ma domani mattina".

La proposta dei coronabond, peraltro, mira a superare i vincoli imposti dal Mes, in particolare per quanto concerne le condizioni in base a cui concedere una linea di credito rafforzata ai paesi dell’eurozona . Italia, Francia, Spagna e gli altri cinque paesi firmatari della lettera indirizzata alle istituzioni Ue sostengono infatti che nell’applicazione del Mes non può valere la medesima "condizionalità" utilizzata sinora durante le crisi finanziarie come quella greca. Il Mes, per affrontare queste fasi emergenziali, prevede di stabilire un programma volto a consolidare la posizione del paese colpito dalla crisi e una supervisione delle politiche economico-finanziarie. Tuttavia quella provocata dal coronavirus, oltre a essere una questione che riguarda l’intera Ue, non si può considerare alla stregua di una crisi convenzionale. Al termine di una riunione durata sei ore, quindi, non c’è un risultato condiviso ma, quantomeno, l’accordo di aggiornarsi entro due settimane. La parola, quindi, spetta di fatto all’Eurogruppo che, tuttavia, sinora non è riuscito a trovare una posizione comune, un fatto che è emerso chiaramente durante il Consiglio Ue svoltosi ieri. La nota finale dei lavori, tuttavia, rappresenta una speranza per l’Italia visto che, in merito alle proposte attese entro due settimane, ci si aspetta che tengano “conto della natura senza precedenti dello shock provocato dal Covid-19 che colpisce tutti i paesi. La nostra risposta sarà intensificata, se necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, al fine di fornire una risposta globale”. (Res)
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