ISRAELE

 
 
 

Israele: emergenza coronavirus e pragmatismo sbloccano lo stallo istituzionale

Roma , 26 mar 20:08 - (Agenzia Nova) - La notizia dell’imminente formazione di un governo d’emergenza nazionale tra la destra israeliana, capeggiata dal partito Likud di Benjamin Netanyahu, e l’ormai ex leader della coalizione centrista Kahol Lavan (Blu e bianco) e il partito laburista rappresenta un vero colpo di scena nella politica di Israele. Attraversato da uno stallo istituzionale iniziato nell’autunno 2018 e dopo tre tornate elettorali (9 aprile e 17 settembre 2019 e 2 marzo 2020), i vari partiti non erano riusciti a trovare un consenso per formare il governo. Tuttavia, l’emergenza Covid-19 sembra aver spinto lo stratega Netanyahu e l’ex generale Gantz a trovare una soluzione per il bene del paese. “L’incapacità di superare l’impasse e formare un governo e la necessità di fronteggiare l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del coronavirus hanno spinto Gantz a dare prova di pragmatismo, invece che di rispetto della morale”, ha dichiarato ad “Agenzia Nova” David Khalfa, ricercatore associato presso l’Institut prospective et Sécurité en Europe (Ipse), specializzato in Medio Oriente. L’ex generale “ha preferito il pragmatismo, anche a costo di dividere la coalizione” Kahol Lavan, ha proseguito l’esperto, sottolineando come Gantz abbia compreso di non poter superare lo stallo “senza scendere a compromessi. Infatti, subito dopo l’annuncio di Gantz, gli altri due partiti della coalizione, Yesh Atid di Yair Lapid e Telem di Moshe Ya'alon, hanno fatto sapere che si separeranno dal partito di Gantz, Israel Resilience.

La scelta di Gantz verso la separazione con gli altri due membri della coalizione è apparsa già chiara quando l’ex generale si è opposto alla candidatura di Meir Cohen, esponente di Yesh Atid, per la carica di presidente del parlamento, in quanto avrebbe impedito la formazione di un governo di unità nazionale con la destra. Nelle ultime settimane, infatti, erano circolate voci sulla possibilità di sostituire l’ex presidente del parlamento, Yuli Edelstein (Likud) con Cohen e agevolare l’approvazione di due progetti di legge (uno sul limite ai mandati della premiership e l’altro sull’impossibilità di guidare il governo in caso di processo penale pendente) che avrebbero messo all’angolo Netanyahu. L’ufficialità della posizione è avvenuta nel momento in cui oggi Gantz si è autocandidato alla presidenza della Knesset, di cui è divenuto presidente con 74 voti a favore e 18 contrari. La scelta verso il pragmatismo di Ganzt, ha aggiunto Khalfa, nasce anche dal fatto che gran parte dell’opinione pubblica, in piena emergenza coronavirus, vuole un governo di unità nazionale e non avrebbe accettato una nuova tornata elettorale.

Nel futuro governo Israel Resilience dovrebbe ottenere la guida dei due principali dicasteri, Esteri e Difesa, in attesa che, fra circa 18 mesi (settembre 2021), Gantz assuma la guida dell’esecutivo. Netanyahu dovrebbe, quindi, dare il via al suo quinto mandato di governo, Gantz dovrebbe dimettersi dalla presidenza della Knesset per diventare ministro degli Esteri, mentre Gabi Ashkenazi, altro esponente di Israel Resilience, dovrebbe guidare il ministero della Difesa. L’auspicio di Ganzt, secondo l’analista dell’Ipse, è che fra 18 mesi sia emesso il verdetto sul processo per presunta corruzione a carico di Netanyahu, attualmente posticipato a data da destinarsi per l’emergenza coronavirus, e nel caso in cui il primo ministro sia giudicato colpevole lasci l’esecutivo. Nel caso in cui Gantz dovesse diventare il capo della diplomazia, la carica di presidente del parlamento passerebbe a un esponente del Likud che è il partito ad aver ottenuto più seggi alle elezioni del 2 marzo scorso (36 seggi a fronte dei 33 complessivi di Kahol Lavan). Secondo quanto riferito dall'emittente televisiva, "Channel 12", è probabile che la coalizione di maggioranza avrà 78-79 deputati sui 120 della Knesset, il parlamento, appartenenti al Likud, Israel Resilence, partito laburista Yamina, Shas e Giudaismo unito della Torah. L'opposizione sarebbe, invece costituita da Yesh Atid, Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman, Meretz, Telem e la Lista congiunta. (Mom)
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