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Singapore: pil primo trimestre in calo del 2,2 per cento

Singapore, 26 mar 06:36 - (Agenzia Nova) - Singapore si prepara a fronteggiare un anno di recessione economica, dopo la pubblicazione del dato preliminare relativo al prodotto interno lordo (pil) del primo trimestre, in calo del 2,2 per cento. I funzionari del ministero del Commercio e dell’industria della città-Stato hanno rivisto ulteriormente al ribasso le previsioni economiche per il 2020, ad un intervallo compreso tra il -4 e il -1 per cento: ben al di sotto della precedente stima, compresa tra meno 0,5 e 1,5 per cento. I dati ufficiali segnalano una contrazione in tutti i settori chiave dell’economia. Le nuove previsioni tengono conto della situazione di grave incertezza che grava sull’economia globale a causa della pandemia di coronavirus. Singapore non sperimenta una recessione economica da quasi vent’anni.

La produzione industriale di Singapore ha registrato un aumento inatteso nel mese di gennaio, superando le previsioni degli economisti grazie a un balzo della produzione farmaceutica. E’ quanto emerge dai dati ufficiali pubblicati dal Consiglio per lo sviluppo economico della città-Stato. La produzione industriale è aumentata del 3,4 per cento su base annua, compensando il calo del 3,7 per cento registrato a dicembre. Il dato è in totale controtendenza rispetto alle previsioni degli esperti, che si attendevano a gennaio un ulteriore calo della produzione nell’ordine del 5,3 per cento. La produzione è aumentata a gennaio del 18,3 per cento su base mensile, eliminando i fattori stagionali. La produzione farmaceutica, in particolare, è aumentata del 59,4 per cento su base annua, mentre il settore dell’elettronica ha visto calare il proprio output del 7,2 per cento.

Il Partito per il progresso di Singapore (Psp), formazione d’opposizione fondata dall’ex parlamentare Tang Cheng Bok, ha presentato oggi una serie di proposte politiche per la prima volta dalla sua costituzione, lo scorso anno. Tra le politiche economiche illustrate dalla formazione politica di orientamento progressista figurano il congelamento dell’imposta sul valore aggiunto, e il divieto di finanziare progetti infrastrutturali a lungo termine tramite un aumento della tassazione. Nei mesi scorsi il partito ha mantenuto uno stretto riserbo in merito ai dettagli delle proprie proposte politiche e alle circoscrizioni nelle quali intende presentarsi, alla luce dell’incertezza in merito alle tempistiche delle prossime elezioni. Il Psp ha deciso di divulgare la propria agenda politica prima del varo della legge di bilancio per l’anno fiscale 2020; il governo dovrebbe presentare la relativa bozza il prossimo 18 febbraio.

Il silenzio del governo di Singapore in merito alle tempistiche delle prossime elezioni politiche, prospettate dal primo ministro Lee Hsien Loong, sta alimentando un progressivo inasprimento della retorica politica nella città-Stato, che ormai da alcuni anni attende con nervosismo un ricambio generazionale della leadership in un contesto di minor dinamismo economico. La tensione che cova nel paese è ormai avvertita anche tra i ranghi del governo: proprio oggi il vicepremier di Singapore, Heng Swee Keat, ha messo in guardia tutti i partiti politici dall’inseguire consensi tramite il ricorso ad una “retorica divisiva”. L’isola, ha messo in guardia Heng, non è immune dalle divisioni sociopolitiche che gravano su altri paesi e territori della regione, specie i più moralmente eterogenei. Heng è stato ufficiosamente selezionato come successore di Lee, attuale primo ministro e figlio del fondatore della moderna Singapore, Lee Kuan Yew. Intervenuto ad un forum politico, Heng ha avvertito che Singapore è attraversata da “tendenze nativiste”, e citato a tal proposito il dibattito pubblico sempre più acceso in merito all’immigrazione.

Il Partito per il progresso di Singapore (Pps) chiede già dallo scorso anno un irrigidimento dei controlli all’ingresso sulla forza lavoro straniera, puntando l’indice contro l’eccessiva apertura imputata al Partito di azione popolare (Pap) al governo. L’afflusso di cittadini stranieri a Singapore è divenuto un tema di dibattito sempre più acceso, di pari passo con il rallentamento della crescita economica e delle esportazioni. I partiti di opposizione paiono determinati a scalzare il Pap, ininterrottamente al governo dall’indipendenza della città-Stato, facendo leva sui timori pubblici per la tenuta degli attuali standard di vita: secondo il partito di Yang, gli stranieri minacciano l’occupazione e i livelli di reddito della popolazione meno abbiente.

Il vicepremier Heng ha criticato con forza questa retorica, sostenendo che in altri paesi – in Asia come altrove – la politicizzazione del dibattito riguardante l’immigrazione ha portato a un approfondimento delle linee di frattura socio-politiche. Heng ha anche contestato il ricorso alla retorica protezionistica a fini elettorali, che ha definito paradossale per un paese come Singapore, il cui benessere dipende dal commercio internazionale. “Sono trascorsi sette mesi dall’eruzione delle violenze e delle manifestazioni di massa ad Hong Kong. Sinora ce la siamo cavata molto meglio di altri, ma non siamo immuni dalle medesime forze divisive che hanno attraversato il Globo”. Secondo Heng, il governo ha agito responsabilmente per salvaguardare gli interessi dei cittadini di Singapore, aumentando gli investimenti nell’istruzione e attuando programmi per aumentare il livello di qualificazione dei lavoratori a minor reddito.

“Imbarcandoci in un nuovo decennio, affrontiamo un mondo segnato dalle divisioni. Siamo una nazione di piccole dimensioni, e verremo investiti da queste forze. Dobbiamo continuare a lavorare con paesi dai valori a noi affini, così da colmare le divisioni tra i paesi e affrontare uniti le sfide globali comuni”, ha dichiarato il vicepremier. Heng si è però dovuto difendere dalle critiche del segretario generale del Partito per il potere popolare (Ppp), Goh Meng Seng, formazione politica di opposizione che al pari del Pps ha sollevato il tema dell’immigrazione, contestando in particolare i criteri per la concessione della cittadinanza. “Potremo anche concedere la cittadinanza a persone dalla Cina continentale, ma dentro di loro avranno sempre lealtà consolidate, che non potranno mutare da un giorno all’altro. Che influenza potrà avere, tutto questo,sulle nostre politiche nazionali?”, ha dichiarato Goh. A quest’accusa Heng non ha replicato opponendo argomentazioni, ma avvertendo che dubitare della lealtà dei “nuovi” cittadini rischia di divenire un fattore di divisione sociale.

Il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, ha istituito alla fine dello scorso anno un comitato incaricato di rivedere il sistema elettorale. L’istituzione della commissione, che è solito precedere la proclamazione di nuove elezioni, era stata accolta a settembre come il segnale di imminenti elezioni anticipate; ad oggi, però, ancora non è chiaro quando i cittadini di Singapore saranno chiamati alle urne. Il leader dell’opposizione, Pritam Singh – leader del Partito dei lavoratori – ha tentato di ottenere una risposta in proposito questa settimana, chiedendo al governo se il rapporto del comitato fosse pronto. Il ministro del Commercio e dell’industria, Chan Chun Sing, si è però limitato a replicare che l’organo consultivo sta ancora deliberando, e che il rapporto conclusivo, una volta pronto, “verrà presentato alla Camera e al pubblico”. La finestra per l’organizzazione di elezioni nel primo trimestre 2020 si sta ormai chiudendo; le prossime elezioni dovranno essere organizzate entro aprile 2021, ma il Partito di azione popolare (Pap), che governa ininterrottamente la città-Stato da 16 anni, raramente attende la naturale scadenza della legislatura prima di indire un voto. Le parole del ministro Sing suggeriscono che il governo sia ancora impegnato nei necessari preparativi di carattere amministrativo.

Le elezioni, che dovrebbero svolgersi entro aprile 2021, segneranno uno storico avvicendamento della leadership nella città-Stato, in un delicato contesto segnato però da un brusco rallentamento economico e da inedite sfide sul fronte della competitività. Il governo di Singapore ha annunciato ieri l’istituzione di un comitato incaricato di definire i confini dei collegi elettorali. L’annuncio ha alimentato le indiscrezioni secondo cui il governo intende organizzare elezioni prima della scadenza naturale del suo attuale mandato, fissata all’inizio del 2021. Se le elezioni si terranno effettivamente nei prossimi mesi, avverranno in un contesto di forte incertezza economica: il paese ha recentemente rivisto al ribasso le proiezioni di crescita della sua economia per il 2019. (Fim)
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