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Iraq: Brigate Hezbollah, il ritiro della Coalizione dalla base di Al Qaim è una "fuga umiliante"

Iraq: Brigate Hezbollah, il ritiro della Coalizione dalla base di Al Qaim è una
Baghdad, 20 mar 2020 08:28 - (Agenzia Nova) - Il ritiro delle forze della Coalizione internazionale a guida statunitense contro lo Stato islamico dalla base di Al Qaim e il ridispiegamento in altre aree è "un'umiliante fuga dell'occupazione criminale degli Stati Uniti ed è l'inizio della sconfitta". Lo ha dichiarato Abu Ali al Askari, leader delle Brigate Hezbollah in Iraq, che chiede ai sostenitori "di preparare e completare le operazioni strategiche se il nemico prosegue con la sua occupazione e violazione della sovranità". Rivolgendosi ai rappresentanti del governo che hanno condannato gli attacchi della formazione sciita "e si oppongono all'espulsione dei nemici dal paese", Al Askari ha detto: "Hanno solo una delle due opzioni, o fanno le valigie per andare fuori con i loro padroni o tacere".

Il 19 marzo i media iracheni hanno annunciato che la Coalizione internazionale a guida statunitense contro lo Stato islamico ha trasferito ufficialmente alle Forze di sicurezza irachene (Isf) il controllo della base militare di al Qaim, nell’ovest dell’Iraq. L’operazione avviene nel quadro di un complessivo ridispiegamento delle forze della Coalizione internazionale di base in Iraq: secondo fonti stampa, i militari lasceranno anche le basi K-1, nella zona di Kirkuk, e Key West, a sud di Mosul, per trasferirsi in basi più ampie in Iraq, in Siria e in Kuwait. Tale informazione non è stata tuttavia ancora confermata ufficialmente dai vertici della Coalizione. La base di al Qaim fu conquistata nel 2014 dai jihadisti dello Stato islamico. Tre anni dopo fu liberata dalle forze irachene al termine di una battaglia durata diversi mesi, dall’ottobre al dicembre del 2017. Successivamente, il sito ha avuto un ruolo cruciale nella liberazione di Baghouz, l’ultima roccaforte dello Stato islamico nell’est della Siria, conclusa un anno fa.

Negli ultimi giorni le forze della Coalizione sono finite più volte sotto attacco in Iraq, in particolare dopo che lo scorso 3 gennaio un raid effettuato da un drone statunitense ha ucciso all’aeroporto di Baghdad il generale iraniano Qasem Soleimani, capo della Forza Qods dei Guardiani della rivoluzione islamica, e il leader delle Brigate Hezbollah, Abu Mahdi al Muhandis. Gli ultimi episodi risalgono alla scorsa settimana, quando in due diverse occasioni razzi tipo Katjisha sono precipitati sulla base di Camp Taji, a nord di Baghdad, uccidendo due militari statunitensi e un britannico. Gli Stati Uniti hanno risposto al primo attacco con una serie di raid su cinque diversi obiettivi in territorio iracheno, fra cui basi delle Unità di mobilitazione popolare (Pmu, le milizie a maggioranza sciita protagoniste della vittoria sullo Stato islamico) e un aeroporto in costruzione a Karbala, città che è sede della massima autorità dell’Islam sciita in Iraq, l’ayatollah Ali al Sistani. Gli attacchi contro Camp Taji sono stati successivamente rivendicati da una sigla inedita nel panorama dei gruppi armati iracheni, la Lega dei rivoluzionari, che ha annunciato nuove azioni contro le forze Usa in Iraq nei prossimi tempi. (Irb)
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