CORONAVIRUS

 
 

Coronavirus: America latina, si chiudono le frontiere e iniziano le quarantene

Buenos Aires, 16 mar 2020 12:09 - (Agenzia Nova) - Pur se con ritardo rispetto ad altre aree del mondo, il nuovo coronavirus interessa oggi la quasi totalità dei paesi dell'America latina. Nel giro di pochi giorni, quasi tutti i governi hanno varato misure restrittive alle frontiere e sugli spostamenti interni. Un po’ ovunque vengono sospese le attività scolastiche e formative e vietati i grandi assembramenti. In totale, ad oggi, vengono ascritti cinque morti al nuovo coronavirus. Ancora liberi da casi di contagio El Salvador e il Nicaragua, anche se da quest’ultimo paese le informazioni appaiono più frammentarie.

Il Brasile, dove è stato confermato il primo caso nella regione, si conferma ad oggi il paese più colpito, con 200 casi confermati, di cui uno guarito. Alcuni stati della federazione hanno chiuso le attività scolastiche mentre il governo - che mette sotto osservazione gli stranieri in entrata nel paese - ha raccomandato la cancellazione o il rinvio di eventi con grande partecipazione di massa. Il ministro della Salute, Luiz Henrique Mandetta, ha annunciato che il parlamento è pronto a stanziare fino a 5 miliardi di real (un miliardo di euro) per azioni contro il coronavirus. Le risorse sarebbero destinate alle cure primarie e ospedaliere per rafforzare le azioni contro il virus già in campo. Il ministero dell'Economia brasiliano ha inoltre annunciato che azzererà le tariffe sulle importazioni di prodotti medici utili a governare l’emergenza.

In Argentina, dove lo scorso 7 marzo è stata registrata la prima morte per la Covid-19 in America latina, i casi confermati sono saliti a 56, con un totale di due decessi. Buenos Aires ha deciso una chiusura totale delle frontiere per 15, permettendo il solo rientro – con quarantena – si connazionali e agli stranieri residenti nel paese. Il presidente Alberto Fernandez ha inoltre posticipato l'inizio delle lezioni al 31 marzo in scuole e università e deciso dispense dal lavoro per i maggiori di 60 anni.

La Colombia, arrivata a 34 casi, ha deciso di irrigidire i controlli alle frontiere. Il presidente Ivan Duque ha disposto lo stop all'ingresso di stranieri e non residente in Colombia, imponendo quattordici giorni di isolamento ai colombiani che rientrano in patria. La Colombia, che ha registrato il primo caso il 6 marzo, aveva lo scorso fine settimana deciso la chiusura delle frontiere con il Venezuela e imposto quarantena per gli arrivi dalle zone a rischio, chiudendo i porti alle grandi crociere. Bogotà ha anche messo in campo una serie di misure per cercare di lenire i possibili effetti della crisi soprattutto tra le classi più in difficoltà, tra cui la riattivazione delle forniture idriche a chi non aveva pagato le ultime bollette.

Il Venezuela, che denuncia 17 casi, ha dichiarato lo stato di “emergenza permanente” con la sospensione per un mese dei voli dall’Europa, la Colombia, Panama e Repubblica Dominicana. Il presidente Nicolas Maduro ha annunciato la sospensione dei grandi eventi ad alta concentrazione di persone e ha ribadito il suo appello all'amministrazione statunitense a rimuovere le sanzioni per permettere l’acquisto degli strumenti di diagnosi. Caracas ha inoltre invitato la vicina Colombia a portare avanti azioni congiunte per il contrasto al fenomeno, denunciando che la chiusura "unilaterale" delle frontiere da parte di Bogotà ne aggrava la gestione. L'esecutivo Maduro ha chiesto all’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di mediare nella questione. Sul piano interno, via alla “quarantena sociale” per sette dei 23 stati di cui si compone il paese, quelli con la più alta concentrazione di casi. Il presidente ha disposto la sospensione delle attività lavorative fatte salve quelle legate all'erogazione di servizi sociali e alla distribuzione di alimenti.

L'Ecuador, con un primo contagio confermato il 29 febbraio, registra oggi 37 casi, con due morti: un quadro che aveva portato il governo, primo nella regione, a varare restrizioni alle manifestazioni di massa in alcune zone del paese. L'emergenza, aggravata dalle tensioni internazionali sul prezzo del petrolio, aveva spinto il presidente Lenin Moreno a varare un piano di austerità con tagli da 1 miliardo e quattrocento milioni di dollari alla spesa, accorpamenti di ministeri e scioglimento di società pubbliche. Dal 16 marzo, Quito ha però deciso di procedere alla chiusura di tutti i voli internazionali e l'entrata per via terrestre e marittima agli stranieri. Ventiquattr’ore dopo scatta il piano che limita le possibilità di movimento di persone e mezzi sul territorio nazionale: si può uscire di casa solo per acquistare generi alimentari e prodotti di prima necessità, per recarsi in ospedale e al lavoro e per assistere gli anziani. Oltre alle misure restrittive, il presidente ha disposto un pacchetto di interventi a favore della popolazione. Moreno ha ricordato che l'esame per la positività del coronavirus è gratuito per tutti coloro che denunciano sintomi associabili alla Covid-19, ha chiesto all'autorità delle telecomunicazioni di aumentare l'offerta di banda e la velocità di connessione agli abbonati a rete fissa e mobile. Nel periodo dell'emergenza non verranno effettuati tagli ai servizi per i quali non vengono pagate le bollette, si è deciso il rinvio di sei mesi del pagamento delle tasse di aprile, maggio e giugno, "nonostante le difficoltà fiscali" e di agevolare il più possibile le forme di lavoro a distanza.

Stato di emergenza decretato anche in Perù, dove si contano un totale di 71 casi di contagio. Dinanzi al pericolo di un peggioramento della situazione, il presidente Martin Vizcarra ha annunciato la chiusura totale delle frontiere, e la quarantena obbligatoria di tutta la popolazione, per 15 giorni. Una misura, adottata "all'unanimità" dal governo, che contempla la sospensione del trasporto internazionale di passeggeri per via terrestre, aerea marittima e fluviale". Rimangono possibili i movimenti di merci e la produzione di farmaci e di beni di prima necessità". Allarme scattato anche in Bolivia - che ha registrato undici casi di contagio. La Paz ha disposto - da martedì 17 - lo stop all'ingresso di persone che negli ultimi venti giorni sono stati in Cina, Corea del Sud, Spagna e Italia, mentre da Lunedì 16, la città orientale di Oruro finisce in quarantena.

Alla Costa Rica, con 35 casi confermati, va il poco invidiabile primato di aver registrato il primo caso in America Centrale. Le autorità hanno deciso lo stop di almeno due settimane alle attività scolastiche e una riduzione del 50 per cento della capienza degli spazi pubblici destinati alle riunioni. Sospesi i viaggi all'estero dei funzionari pubblici. Il Guatemala ha registrato il primo, e per ora unico caso, il 12 marzo. Non essendo riusciti a "rintracciare" tutti i passeggeri del volo che ha portato il "paziente zero" in patria, il presidente Alejandro Giammattei, ha deciso di sospendere le festività di Pasqua imponendo uno stop alle attività di massa. L'infezione è arrivata anche nella Repubblica Dominicana, dove ad oggi si contano undici contagi. Cuba ha riportato tre casi di contagio su altrettanti turisti italiani in arrivo a marzo.

El Salvador rimane al momento l'unico paese a non aver registrato casi di contagio. Il presidente, Nayib Bukele, ha già messo il paese in "quarantena" annunciando la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e delle università. Il provvedimento vieta l’ingresso nel paese a tutte le persone non residenti in El Salvador, ad eccezione dei diplomatici accreditati. L'allarme "rosso" lanciato dal capo dello stato permetterà inoltre la dislocazione di duemila militari per vigilare gli ingressi alla frontiera e proibire le riunioni di oltre 200 persone. Donne incinta e lavoratori con oltre 60 anni dovranno andare obbligatoriamente a casa. In Honduras, con tre casi, si parte dalle misure che sono ora considerabili come "minime": quarantena obbligatoria a tutti i viaggiatori in arrivo dai paesi a rischio.

Le autorità sanitarie di Panama registrano ad oggi 43 casi confermati e un decesso. Il presidente Laurentino Cortizo, decide di sospendere i limiti di deficit fiscale imposti dalla legge, al fine di aumentare la spesa pubblica, effettuare acquisti speciali di emergenza e apre la porta all’uso delle risorse del fondo di risparmio di Panama. Cortizo ha inoltre annunciato una serie di misure per mitigare gli effetti economici della crisi. Tra queste un’iniezione di 1,2 milioni di dollari all’economia attraverso le banche; una proroga del pagamento delle imposte per le imprese, l’eliminazione dei dazi sull’acquisto di articoli per la pulizia e l’igiene personale.

Il coronavirus è presente anche in Cile, con 75 casi confermati. Dopo un braccio di ferro di qualche giorno con le opposizioni, il presidente Sebastian Pinera ha deciso un pacchetto di misure che prevedono - tra le altre cose - di chiudere per due settimane tutte le attività scolastiche, e lo stop a ogni evento con più di 200 persone. Dal 19 marzo al 19 aprile, partite di calcio a porte chiuse. Il nuovo coronavirus è arrivato in Paraguay, dove si registrano sei casi, e le autorità hanno avviato una serie di provvedimenti restrittivi: scuole e università chiuse e stop a tutte le concentrazioni di persone in locali pubblici e privati, all'aperto e al chiuso, per i prossimi 15 giorni.

In Messico si contano ad oggi 53 casi di contagio, quattro dei quali sono considerati guariti dalla Covid-19. Il presidente Andres Manuel Lopez Obrador assicura che il paese è pronto a fronteggiare l'emergenza, rivendicando soprattutto la gestione ordinata dei conti. "Non ci faranno nulla gli infortuni, le pandemie. Porteremo avanti il paese perché quando non c'è corruzione il bilancio pubblico è sufficiente" a intervenire, ha detto il capo dello stato che ha confermato tutti gli appuntamenti per la settimana entrante, a partire dalle tradizionali conferenze stampa quotidiane che riuniscono ogni mattina circa un centinaio di persone. Il governo non ha finora disposto misure di restrizioni ai viaggi, e la misura più sensibile è quella adottata dal ministero della pubblica istruzione: le vacanze pasquali vengono anticipate al 20 marzo e prolungate di due settimane, per arrivare a al 20 aprile. Lo stop alle lezioni arriva però in tre stati del paese sin da domani, martedì. Il governo del calcio ha deciso all'ultimo anche la sospensione dei principali campionati. (Abu)
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