SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Americhe, Amnesty, oltre 200 morti violente in proteste sociali nel 2019
 
 
Londra, 27 feb 15:45 - (Agenzia Nova) - Almeno 210 persone sono decedute per morte violenta nelle proteste sociali registrate lo scorso anno nelle Americhe. Lo denuncia l’organizzazione non governativa Amnesty International nel rapporto annuale sulla regione diffuso oggi. “Il 2019 ha portato con sé un rinnovato assalto ai diritti umani in gran parte delle Americhe, con leader intolleranti e sempre più autoritari che hanno fatto uso di tattiche sempre più violente per impedire alle persone di protestare o di cercare sicurezza in un altro paese”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice Americhe di Amnesty International. Lo scorso anno, si legge, si sono registrate proteste in paesi come Venezuela, Honduras, Portorico, Ecuador, Bolivia, Haiti, Cile e Colombia. Le autorità, denuncia Amnesty, hanno risposto con tattiche repressive e sempre più militarizzate invece di stabilire meccanismi per promuovere il dialogo e rispondere alle preoccupazioni dei manifestanti. In Venezuela, denuncia l’Ong, la repressione è stata “particolarmente grave”, con le forze di sicurezza del governo di Nicolas Maduro che hanno commesso crimini ai sensi del diritto internazionale e gravi violazioni dei diritti umani, tra cui esecuzioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie e uso eccessivo della forza, che potrebbero rappresentare crimini contro l'umanità. Anche in Cile, sei legge, l'esercito e la polizia hanno ferito deliberatamente i manifestanti per scoraggiare il dissenso, uccidendo almeno quattro persone e ferendone seriamente altre migliaia. In totale almeno 210 persone sono morte violentemente nel contesto delle proteste nelle Americhe: 83 ad Haiti, 47 in Venezuela, 35 in Bolivia, 31 in Cile, otto in Ecuador e sei in Honduras. La Colombia, prosegue il rapporto, resta invece il paese più mortale per i difensori dei diritti umani, con almeno 106 omicidi registrati nel 2019, mentre il Messico resta tra i paesi più pericolosi per i giornalisti, con almeno 10 omicidi lo scorso anno. Nello studio vengono citati anche gli Stati Uniti, dove la violenza legata alla diffusione di armi da fuoco continua a rappresentare uno dei principali motivi di preoccupazione. Sulla stessa linea l’Ong esprime allarme per i decreti firmati dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che rendono meno stringenti le normative sul possesso di armi da fuoco. Amnesty ha inoltre denunciato le misure repressive adottare nei confronti di migranti e rifugiati. Il numero di uomini, donne e bambini che sono fuggiti dal Venezuela negli ultimi anni è salito a quasi 4,8 milioni - una cifra senza precedenti nelle Americhe - ma Perù, Ecuador e Cile, denuncia Amnesty, hanno risposto imponendo nuovi requisiti restrittivi di ingresso e respingendo illegalmente i venezuelani in necessità di protezione internazionale. Più a nord, prosegue lo studio, il governo degli Stati Uniti ha implementato nuove misure e politiche per attaccare e limitare in modo massiccio l'accesso all'asilo, in violazione degli obblighi previsti dal diritto internazionale. (Res)
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