SUDAN
 
Sudan: Khartum risarcirà famiglie vittime attacco a cacciatorpediniere Uss Cole
 
 
Khartum, 13 feb 12:34 - (Agenzia Nova) - Il governo di transizione del Sudan ha raggiunto un accordo con le famiglie delle vittime dell'attacco al cacciatorpediniere statunitense Uss Cole, avvenuto nel 2000 in Yemen. Secondo quanto si apprende da una dichiarazione inviata al quotidiano “Sudan Tribune” dal ministro della Giustizia sudanese Nasr al Din Abdel Bari, Khartum pagherà 30 milioni di dollari alle famiglie dei 17 marinai statunitensi rimasti uccisi nell'attacco avvenuto il 12 ottobre 2000 nel porto di Aden. In base all’accordo, che è stato firmato il 7 febbraio scorso, il governo sudanese si dichiara non responsabile per questo incidente né per altri incidenti o atti di terrorismo, tuttavia ha deciso di risarcire le famiglie delle vittime “al solo allo scopo di soddisfare le condizioni stabilite dall'amministrazione Usa per rimuovere il Sudan dall'elenco degli sponsor statali del terrorismo e di normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti e il resto del mondo”, ha spiegato il ministro. Nel 2014 un tribunale degli Stati Uniti aveva attribuito l’attacco alla Uss Cole al sostegno accordato dal Sudan ad al Qaeda e sancì un risarcimento di 35 milioni di dollari per le famiglie delle vittime, tuttavia nell'aprile 2019 la Corte suprema Usa ha respinto la richiesta da parte delle famiglie dei 17 marinai di ottenere 35 milioni di dollari dal Sudan per il suo presunto ruolo nell'attacco.

Lo scorso 14 gennaio la stessa Corte ha rifiutato di accogliere la richiesta del Sudan di non pagare i 3,8 miliardi di dollari in danni ai familiari delle persone uccise o ferite negli attentati del 1998 alle ambasciate statunitensi in Kenya e in Tanzania, di cui Khartum è stato considerato complice. La decisione ha respinto così l'appello presentato dal Sudan contro una sentenza della Corte federale d'appello che chiedeva il risarcimento dei danni alle famiglie delle vittime degli attentati e a tutti i cittadini non statunitensi che chiedevano un risarcimento per il disagio emotivo subito a causa degli attacchi. Questi danni sono solo una parte dei 10,2 miliardi di dollari di risarcimenti che un giudice federale ha concesso alle centinaia di persone che avevano intentato diverse cause a partire dal 2001. La Corte si è tuttavia detta pronta a considerare un'offerta separata del Sudan per evitare il pagamento di circa 4,3 miliardi di dollari e si pronuncerà nuovamente il prossimo 24 febbraio. Il tutto rientra nell'ambito dei negoziati in corso con Washington per ottenere la revoca definitiva delle sanzioni Usa. In questo senso, è notizia dello scorso 2 febbraio che il capo del Consiglio sovrano di transizione al Burhan ha ricevuto un invito a visitare Washington nel prossimo futuro, come riferito dall’agenzia di stampa statale sudanese “Suna”, secondo cui l’invito ufficiale è stato esteso dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, nel corso di una telefonata con Burhan.

La visita di Burhan seguirà quella effettuata dal premier sudanese Abdalla Hamdok a Washington lo scorso dicembre, in occasione della quale le due parti hanno concordato la riapertura delle rispettive ambasciate. Il Sudan è stato inserito nella lista nera nel 1993, quando Washington accusò il governo dell'allora presidente Omar al Bashir di appoggiare le organizzazioni terroristiche. Dopo il rovesciamento di Bashir, nell’aprile scorso, il paese è rimasto nella lista insieme a Siria, Iran e Corea del Nord, tuttavia negli ultimi mesi i principali alleati internazionali di Khartum – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto su tutti – hanno intensificato le loro pressioni su Washington affinché rimuova il Sudan dalla lista. Dalla caduta di Bashir, Riad e Abu Dhabi hanno erogato circa la metà dei 3 miliardi di dollari di aiuti promessi a Khartum per alleviare la crisi economica in cui versa il paese. Un passo avanti verso la rimozione del Sudan dalla lista dei paesi considerati sponsor del terrorismo internazionale è stato compiuto a dicembre con la decisione annunciata da Washington di rimandare un ambasciatore in Sudan dopo 23 anni di assenza. L'accordo è stato definito dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, “un significativo passo avanti nel rafforzamento dei rapporti bilaterali” fra i due paesi. (Res)
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