ITALIA-CINA
 
Italia-Cina: Bradanini (Cscc) a "Nova", coronavirus potrebbe danneggiare accordi commerciali
 
 
Pechino, 19 feb 16:27 - (Agenzia Nova) - La diffusione del coronavirus in Cina potrebbe incidere negativamente sulla realizzazione dei progetti previsti dalla firma del memorandum d'intesa sulla Via della Seta, già inferiori alle attese. Lo dichiara in un'intervista ad "Agenzia Nova" il presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (Cscc) nonché ex ambasciatore d'Italia a Pechino, Alberto Bradanini, secondo cui l'intesa raggiunta lo scorso anno tra Pechino e Roma scontava già molti problemi nella realizzazione. Recentemente, la decisione da parte italiana di sospendere i voli diretti verso la Cina a causa della diffusione dell'epidemia di coronavirus ha sollevato tensioni diplomatiche e critiche da parte di sinologi ed esperti di relazioni sino-italiane.

Secondo Bradanini, sullo sfondo della vicenda è necessaria una valutazione politico-sociologica. "Abbiamo una classe dirigente improvvisata, dilettante", spiega il diplomatico facendo riferimento anche alla firma dell'MoU fra Italia e Cina. "È un documento che è stato ideato e interpretato in maniera sbagliata. Aveva uno scopo confuso e soprattutto è stato disatteso, sia dalla Cina che dovrebbe lavorare a sua volta, che dall'Italia che non ha messo in atto nessuna politica concreta", sostiene Bradanini. L'ex ambasciatore sottolinea che "se per 'Via della Seta' si intendono i paesi intermedi tra l'Europa occidentale (Italia) e la Cina, è lì che occorrerebbe sviluppare del business. Quindi partecipare alla costruzione delle infrastrutture di cui questi paesi hanno bisogno oppure creare delle alleanze con la Cina per portare avanti delle iniziative di carattere commerciale, turistico, industriale di qualche valenza". Bradanini rimarca che la natura di un documento bilaterale incentrato su maggiori esportazioni italiane verso la Cina e viceversa non sarebbe stato necessario perché questo fa già parte delle relazioni fisiologiche tra due paesi.

Secondo il diplomatico i temi principali da considerare nei rapporti sino-italiani sono investimenti e commercio. "C'è squilibrio sia per quanto riguarda la qualità degli investimenti reciproci, sia per quanto riguarda la quantità di merci esportate da parte della Cina in Italia e viceversa. Su questo nessuno sta facendo nulla", aggiunge Bradanini. In merito al commercio, assistiamo a un interscambio di circa 45-46 miliardi di euro con un deficit annuale per l'Italia di 20 miliardi, spiega. "Quindi noi stacchiamo ogni anno un assegno di 20 miliardi di euro per la Cina che significa centinaia di migliaia di posti di lavoro". In merito agli investimenti Bradanini ricorda che in trent'anni l'Italia ha investito in Cina 17-18 miliardi euro in fabbriche e creato milioni di posti di lavoro. Gli investimenti cinesi in Italia hanno invece prevalentemente natura tecnologica e commerciale, cioè acquisizione di aziende già esistenti alla ricerca di know-how e di tecnologie per aprirsi la porta sul nostro mercato di sbocco e sull'Europa in genere (visto il mercato comune). "Lo scopo sarebbe di acquisire anche capitali e capacità tecnologica senza però creare nuovi posti di lavoro, fatta eccezione per Huawei a Milano e Torino dove hanno assunto circa ottocento ingegneri italiani di qualità", spiega l'ex ambasciatore.

"In realtà, Pechino dovrebbe essere chiamata a lavorare ad un recupero graduale di questo squilibrio che esiste tra Cina e Italia ma anche tra Cina e Europa, perché l'Europa ha un disavanzo nei confronti del paese asiatico di 185 miliardi di euro", afferma Bradanini. Il presidente Cscc aggiunge poi che i paesi europei che hanno una avanzo commerciale nei confronti della Cina sono solo tre: Finlandia e Irlanda (avanzo minimo di un miliardo di euro) ma soprattutto la Germania, che ha un avanzo commerciale di 18,3 miliardi di euro. "Quindi è la Germania che decide la politica cinese dell'Europa e poiché è per il momento vantaggiosa per Berlino il problema non viene sollevato. Pensiamo che gli Stati Uniti sollevano lo stesso problema commerciale con la Cina con cui ha un disavanzo di 380 miliardi di dollari", aggiunge il presidente Cscc. "Se l'Europa è immobile nei confronti della Cina questo è dovuto alla preponderanza degli interessi tedeschi che schiacciano gli interessi degli altri paesi europei, anche per quanto riguarda il disavanzo nei confronti della Cina. Il paese che soffre di più in termini di disavanzo nei confronti della Cina è il Regno Unito che però oggi non fa più parte dell'Unione europea (Ue). Dopo il Regno Unito c'è l'Italia, che è allora il paese con il più alto disavanzo commerciale ne confronti della Cina, ma di questo disavanzo nessuno apparentemente si occupa", sottolinea Bradanini.

Sulle misure adottate dal Roma per limitare gli effetti dell'epidemia da coronavirus, Bradanini ci tiene a sottolineare che "l'Italia non ha fatto niente di drammatico". Secondo l'ex diplomatico qualsiasi decisione di interrompere i voli diretti oppure di contenere la diffusione del disagio sul piano internazionale avrebbe dovuto essere concordata con i principali attori: governo della Cina, Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (Icao). "Questo non è avvenuto", ha sottolineato Bradanini secondo cui questa decisione avrebbe dovuto includere soprattutto i paesi membri della Convenzione di Schengen. "Nell'area Shenghen ci si può spostare liberamente senza nessun controllo. Se si arriva in macchina dalla Francia, dall'Austria, dalla Svizzera o dalla Slovenia oppure in traghetto dalla Grecia non c'è nessun controllo", sottolinea.

In merito agli effetti dell'epidemia di coronavirus, Bradanini ritiene che per la Cina tutto sommato la situazione sia positiva. "Se invece di crescere al 6,3 per cento nel 2020 il Pil cinese dovesse crescere del sei o del 5,8 per cento parliamo comunque di un volume di ricchezza creata che equivale a un terzo del Pil dell'Italia, che rimane la nona potenza economica al mondo", spiega il diplomatico. In 3 anni, prosegue Bradanini, la Cina - anche ad un tasso intorno al 5,5-6 per cento - cresce quanto tutta la ricchezza prodotta dall'Italia in un anno. (Res)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..