CREDITO
 
Credito: operativa la fusione fra Abanka Vipa e Banka Celje, nasce la seconda banca della Slovenia
 
 
Lubiana, 05 ott 2015 18:40 - (Agenzia Nova) - Dopo la recente approvazione da parte della Banca centrale slovena della fusione tra Abanka Vipa, istituto di credito controllato dallo stato, e Banka Celje, è diventato ufficialmente operativo da oggi il secondo maggiore istituto di credito della Slovenia. La nuova banca ha preso il nome di Abanka e ha la sua sede centrale a Lubiana. Da oggi, Banka Celje cessa di operare come entità giuridica separata, tutti i suoi obblighi e diritti vengono trasferiti ad Abanka. La fusione tra due dei principali istituti di credito sloveni era già stata autorizzata da Slovenian Sovereign Holding, ente incaricato di gestire i processi di privatizzazione nel paese, e dall'Agenzia slovena per la protezione della concorrenza. Secondo quanto previsto dalle norme Ue in materia di aiuti di stato, la banca dovrà ora essere privatizzata entro la metà del 2019.

La concorrenza sempre più agguerrita sul mercato bancario sembra essere una delle motivazioni principali dell’operazione: "la fusione di Abanka e Banka Celje è un passo fondamentale verso il consolidamento del sistema bancario, con l'obiettivo finale di consentire una crescita sostenibile e stabile del sistema bancario sloveno," ha affermato l’ex governatore della Banca centrale slovena, Bostjan Jazbec. Abanka Vipa nella prima metà dell'anno ha generato 6,4 milioni di euro di utile netto, mentre Banka Celje 3,1 milioni. A fine giugno l’attivo totale di Abanka è stato pari a 2,5 miliardi di euro e la quota di mercato è stato di circa il 6,7 per cento. Per quanto riguarda Banca di Celje, durante lo stesso periodo, l’attivo totale ammonta a 1,46 miliardi di euro.

Secondo quanto riferisce la stampa locale, la banca risultante dalla fusione si concentrerà principalmente su servizi bancari al dettaglio e alle piccole e medie imprese. "Abanka assicurerà il rendimento a lungo termine del proprio capitale e punta a diventare attraente per potenziali investitori", ha annunciato il nuovo amministratore delegato di Abanka, Joze Lenic. Alle domande dei giornalisti riguardo al destino dei dipendenti in entrambe le banche, attualmente circa 1300, Lenic ha evitato di rispondere. Fonti stampa hanno avanzato l’ipotesi che con la nuova operazione avrebbero chiuso 10 filiali.

I passi successivi sono quelli legati alla futura privatizzazione della nuova banca. Abanka dovrebbe essere privatizzata secondo i piani di ristrutturazione originali entro la fine del 2018, ma dopo gli ultimi sviluppi si è deciso che la vendita dovrebbe essere completata entro giugno del 2019: questo impegno è una condizione per l'approvazione degli aiuti di stato da parte della Commissione europea. Nel dicembre 2013, lo stato ha infatti dovuto ricapitalizzare i tre principali istituti di credito sloveni Nlb, Nkbm e Abanka, per evitare un salvataggio internazionale.Il quotidiano “Vecer” nell’editoriale odierno evidenzia che questa operazione è il “risultato della pressione da parte dell’Ue durante la crisi finanziaria”.

Certamente la privatizzazione della banca si inserisce nella strategia di privatizzazioni portata avanti dal governo del partito di Centro moderno, guidato dal premier Miroslava Cerar: già nel 2013 è stato approvato un piano per la privatizzazione di 15 enti statali della Slovenia. Prima dell’estate è stato venduta la banca Nkbm, quinto ente che viene venduto nel primo gruppo di 15 aziende statali da privatizzare individuato già nel 2013. L’acquisto di Nkbm è stato effettuato dal fondo d’investimento statunitense Apollo e sarebbe avvenuto ad una cifra di 250 milioni di euro.Tra gli altri enti da privatizzare anche Telekom Slovenije, di cui Slovenian Sovereign Holding (Ssh) sta coordinando il processo di privatizzazione, con numerose difficoltà dopo il ritiro dell’offerta da parte del fondo d’investimento britannico Cinven. L'esecutivo guidato da Miro Cerar si è inoltre impegnato con la Commissione europea per arrivare alla vendita del 75 per cento della principale banca del paese, Nova Ljubljanska Banka.

Da metà luglio l'Assemblea nazionale di Lubiana ha adottato una strategia per la gestione degli investimenti in capitale dello Stato, secondo cui le banche statali interessate da fusione non devono più aspettare la decisione parlamentare per la sua vendita. Il parlamento di Lubiana ha approvato inoltre nuova strategia per la gestione degli asset statali. Si tratta del piano governativo contenente la lista degli enti statali che vengono classificati in base al loro valore strategico: sulla base di questo piano la società statale Slovenian Sovereign Holding (Ssh), incaricata di gestire il processo di privatizzazione degli asset statali, dovrà orientarsi per impostare le proprie azioni in relazione alle operazioni di vendita.

La strategia ha un valore stimato di 11 miliardi di euro e Lubiana conta di ottenere un ritorno in investimenti del 9 per cento grazie a questa strategia. In base al piano sono stati considerati strategici enti statali del settore infrastrutture e dell’energia come la società Slovenske zeleznice e l’operatore portuale Luka Koper (gestore del porto di Capodistria): per le 24 aziende classificate come strategiche, lo stato dovrebbe mantenere come minimo il 50 per cento più uno delle azioni attraverso la società statale Ssh. Secondo le ultime modifiche anche la principale compagnia assicurativa del paese, Zavarovalnica Triglav, è stata inserita tra gli enti per cui non è autorizzata la privatizzazione integrale.

Per quanto riguarda invece i 21 enti considerati come importanti lo stato manterrà una quota di minoranza, mentre potranno essere vendute integralmente le restanti 46 aziende, in prevalenza piccole aziende ma anche grandi banche statali. I partiti dell’opposizione hanno osteggiato la nuova classificazione degli asset strategiche sottolineando interferenze della politica. “Alcune compagnie non sono strategiche per i cittadini ma per i partiti politici”, ha dichiarato Jozef Horvat del partito Nuova Slovenia (Nsi). Da un altro punto di vista anche le forze di centro destra hanno criticato la proposta aggiungendo che “ troppe aziende sono state considerate strategiche ostacolando di fatto il processo di privatizzazione”.

Il piano di privatizzazioni si rende necessario anche per migliorare la situazione relativa all'elevato debito pubblico sloveno e per portare a maggiori profitti dalla gestione delle aziende statali. Intanto arrivano segnali positivi di ripresa dell’economia. Nei giorni scorsi l’agenzia di rating Fitch ha rivisto l’outlook della Slovenia da "stabile" a "positivo", riaffermando al contempo il rating di lungo termine della valuta locale a BBB+. La decisione dell’agenzia Fitch è stata presa anche alla luce del calo del deficit di bilancio e dalla ripresa economica conseguita dalla Slovenia "grazie alle riforme strutturali". L’agenzia ritiene che la nuova legislazione fiscale recentemente approvata possa sostenere la ripresa dell’economia, con un possibile calo del deficit dal 3 per cento del 2015 al 2,5 per cento nel 2017. Secondo Fitch anche il debito pubblico calerà in Slovenia, dopo aver raggiunto il picco nel 2015 con l’81,8 per cento del Pil. In questa direzione si inserisce positivamente anche il processo di privatizzazioni portato avanti dal governo di Lubiana.

L’economia slovena dovrebbe crescere del 2,2 per cento nel 2015, sostenuta dalla domanda delle esportazioni e da una stabile ripresa delle attività domestiche. Lo riferisce un rapporto della società di consulenza Ernst&Young. Secondo il rapporto, la crescita dell’economia slovena proseguirà anche nei prossimi anni, arrivando a raggiungere il 3,3 per cento nel 2018. Ernst&Young si attende anche una riduzione del deficit di bilancio in Slovenia, pari al 3,9 per cento del Pil: “un obiettivo meno ambizioso del 2,9 previsto dal governo grazie al programma di privatizzazioni”. Secondo il rapporto tuttavia il deficit dovrebbe assottigliarsi ulteriormente nei prossimi anni, raggiungendo il 2,5 per cento del Pil nel 2019.

La Slovenia è sulla strada della ripresa economica, ma rimaniamo concentrati sulle riforme per ridurre il deficit. Lo ha affermato questo venerdì il ministro delle Finanze di Lubiana, Dusan Mramor, presentando in parlamento il piano di spesa per il biennio 2016-2017. Anche il premier Miro Cerar ha evidenziato che tutti gli indicatori macroeconomici della Slovenia sono tornati su valori positivi negli ultimi mesi, con un "importante calo del tasso di disoccupazione". Cerar ha ricordato anche la crescita maggiore delle attese, ma ha invitato a non dimenticare l'obiettivo strutturale di bilancio nel medio termine per il quale serve una "sana dose di austerità" nella pianificazione delle spese. Il piano di spesa prevede come obiettivo la riduzione del deficit molto al di sotto del 3 per cento del Pil.

Il piano di spesa è stato illustrato in aula dal premier Cerar e dal ministro delle Finanze Mramor. Il governo sloveno ha recentemente adottato il piano di spesa per i prossimi due anni: il deficit fiscale è stato programmato al 2,24 per cento del Pil nel 2016 e all'1,75 per cento nel 2017, in calo rispetto al 2,9 per cento di quest'anno. Il ministro dell Finanze Dusan Mramor ha affermato che le entrate più alte del previsto dovrebbero permettere "un aumento della spesa in molti settori". "Sono i primi due piani di spesa che ci permettono di respirare più agevolmente", ha detto Mramor che ha evidenziato come il piano di spesa proposto dall'esecutivo di Lubiana sia in linea con gli standard sulla stabilità fiscale dell'Ue. (Lus)
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