MEDIO ORIENTE

 
 
 

Medio Oriente: escalation della tensione in Terra Santa rischia di portare a una terza intifada

Gerusalemme, 05 ott 2015 14:05 - (Agenzia Nova) - L’escalation della tensione in Terra Santa rischia di scoperchiare nuovamente il vaso di pandora della madre di tutti i conflitti del Medio Oriente. Oggi il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ha apertamente accusato Israele - e in particolare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha annunciato nuove misure di sicurezza che vietano ai palestinesi l’ingresso nella Città vecchia di Gerusalemme - di fomentare lo scontro. “Il governo israeliano ha interesse a trascinare gli eventi in un vortice di violenza e cerca di superare l’impasse politica interna e l’isolamento internazionale attraverso l'escalation di al Aqsa (complesso della moschea) e gli attacchi dei coloni”, si legge in una dichiarazione pubblicata oggi dall’ufficio di Abbas, nella prima reazione dopo l’aumento dei disordini. Il presidente dell’Anp ha chiesto al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, di “provvedere a concedere a Gerusalemme una protezione internazionale per difendere il popolo palestinesi prima che la situazione sfugga di mano e diventi incontrollabile”.

Dopo gli scontri avvenuti sabato 3 ottobre a Gerusalemme costati almeno 80 feriti palestinesi, la polizia israeliana ha deciso ieri di vietare temporaneamente l’ingresso nella Città vecchia ai palestinesi. Il provvedimento dovrebbe avere una durata di 48 ore. In una mossa senza precedenti la polizia ha reso noto in un comunicato che l’entrata in Città Vecchia sarà consentita solo per i "cittadini israeliani, residenti della città vecchia, turisti, commercianti e studenti che iscritti presso gli istituti situati all’interno dell’area”. Secondo quanto riferisce il quotidiano israeliano “Haaretz”, la decisione è stata presa in seguito alla situazione di sicurezza a Gerusalemme e in particolare dopo i gravi attacchi terroristici avvenuti a Gerusalemme sabato sera, 3 ottobre, e giovedì sera, primo ottobre, a Nablus, in Cisgiordania, costati la vita complessivamente a quattro cittadini israeliani, tra cui una giovane coppia di coloni ebrei uccisa a colpi di arma da fuoco davanti ai quattro figli.

Nel frattempo un giovane palestinese è rimasto ucciso ieri in scontri con le forze di sicurezza israeliane a Tulkarem, in Cisgiordania. Si tratta del diciannovenne Hudheifa Abu Suleiman, deceduto ieri sera per le ferite riportate durante gli scontri con le forze israeliane nella parte occidentale della sua città. Secondo quanto rende noto la Mezzaluna rossa, il giovane, originario del villaggio di Baala, è giunto in ospedale in condizioni critiche dopo essere stato colpito da un proiettile, mentre una decina di altri palestinesi sono stati intossicati dai gas lacrimogeni sparati dagli israeliani, i quali hanno risposto ad una fitta sassaiola da parte dei palestinesi. I manifestanti protestavano per il divieto da parte delle autorità israeliane di vietare per 48 ore l’ingresso ai palestinesi nel centro storico di Gerusalemme, consentendo l’entrata ai soli cittadini ebrei, turisti e commercianti.

Intanto i caccia israeliani hanno lanciato questa mattina nuovi raid aerei contro obiettivi delle milizie palestinesi a Gaza. Secondo quanto riferiscono i media locali, gli attacchi sono partiti all’alba di oggi ed hanno preso di mira diverse zone della Striscia di Gaza. In particolare tre raid hanno colpito dei campi di addestramento delle brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas, a sud di Gaza e nella parte centrale della Striscia. Testimoni parlano di forti esplosioni e lunghe colonne di fumo viste elevarsi verso il cielo, ma al momento non vi sarebbero vittime. Lo scorso 29 settembre gli aerei israeliani avevano colpito una serie di obiettivi a Gaza in risposta al lancio di un razzo dalla Striscia verso la città del sud di Israele di Ashdod. Il razzo era stato intercettato dal sistema di difesa aerea "Cupola di ferro" e non si sono registrati feriti o danni ad infrastrutture.

L'attacco di questa mattina contro Gaza è una risposta al lancio di due razzi dalla Striscia avvenuto ieri sera e che ha colpito un campo aperto nell'area di Ashkelon senza provocare danni. L'azione è stata rivendicata dalle Brigate Sheikh Omar Hadid, gruppo salafita attivi a Gaza e affiliato allo Stato islamico. Ad acuire la tensione vi sono anche le minacce di nuovi attacchi suicidi contro civili e militari israeliani lanciate ieri dal gruppo Islamic Jihad, sostenuto dall'Iran e attivo a Gaza. In un video diffuso su internet una delle brigate paramilitari del movimento mostra una serie di immagini di attentati suicidi risalenti alla seconda intifada, minacciando nuovi attacchi in futuro. Secondo le forze di sicurezza israeliane, ieri il gruppo terrorista ha rivendicato gli attacchi avvenuti in questi giorni a Gerusalemme contro cittadini israeliani, costati la vita a due persone.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, da parte sua, ha detto nel fine settimana che Israele sta "conducendo una lotta all'ultimo sangue contro il terrorismo palestinese" e ha ordinato nuove misure di sicurezza dopo l'uccisione di due cittadini israeliani in due diversi accoltellamenti avvenuti a Kiryat Gat, nel sud di Israele, e a Gerusalemme: una delle vittime aveva solo 15 anni. "Queste azioni comprendono procedure più veloci per la demolizione delle case dei terroristi", ha detto Netanyahu in una dichiarazione filmata pubblicata dal suo ufficio. Il giro di vite comprende, tra le altre cose, un maggiore ricorso alla detenzione preventiva; un ulteriore dispiegamento di forze a Gerusalemme e nei Territori palestinesi; diverse regole di ingaggio da parte delle forze di sicurezza, che possono sparare anche qualora la vita degli ufficiali non sia in “pericolo imminente”; inasprimento delle pene (dai 2 ai 4 anni di carcere) per chi lancia contro le forze di sicurezza “sassi o bombe incendiare”.

Il diplomatico e politico israeliano Uri Savir non esclude che un’escalation della tensione potrebbe portare a un “11 settembre” mediorientale. Secondo quanto riferisce “al Monitor”, se da una parte Ramallah accusa Israele di aver preso l’iniziativa in modo unilaterale per modificare lo status quo sul Monte del Tempio (Spianata delle Moschee per i musulmani), dall’altra è molto preoccupata che Hamas possa approfittare della situazione per avviare un confronto di matrice “jihadista” con Tel Aviv. La preoccupazione è tale che Fatah ha mobilitato le sue forze di sicurezza a Ramallah per evitare l’esplosione della violenza. Contestualmente, la retorica estremista dello Stato islamico (Is) potrebbe fare presa sui giovani palestinesi, soprattutto nella Striscia di Gaza, per arruolarle nuove leve tra le fila dei terroristi. Un potenziale attacco combinato contro Israele da nord, sud e est condotto da Hezbollah, Hamas e Stato islamico (presente sia a nord sulle Alture del Golan che a sud nella Penisola del Sinai) porterebbe seriamente far scivolare il conflitto verso una terza Intifada con forti sfumature religiose e il coinvolgimento delle organizzazioni terroristiche islamiche fondamentaliste.

Finora l'amministrazione statunitense si è limitata ad invitare le parti israeliane e palestinesi a dar prova di moderazione. L’indecisione di Washington, in realtà, ha origine dalla situazione di stallo nei negoziati israelo-palestinesi che sembra fare il gioco dei fondamentalisti. L’amministrazione palestinese, da parte sua, si trova nell’ambigua posizione di dover sostenere la ribellione dei giovani palestinesi a Gerusalemme, evitando al tempo stesso un’escalation che possa portare a una nuova intifada. Le durissime misure del governo israeliano, che prevedono l’uso di proiettili veri contro i lanciatori di pietre, non sembrano giocare in favore di Abbas. (Res)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..