SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: convegno Cse, urgenza della trasformazione militare quale criticità strategica nazionale
 
 
Roma, 24 gen 15:00 - (Agenzia Nova) - Il Centro studi esercito (Cse), alla presenza del capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina, ha tenuto ieri il convegno dal titolo: “Urgenza della trasformazione militare quale criticità strategica nazionale: comprensione del fenomeno e ricadute sulla sostenibilità dello strumento militare terrestre”, presso la sala “P.C. Dominioni” del segretariato generale della Difesa e direzione nazionale agli armamenti. Lo riferisce un comunicato stampa del Cse. All’evento sono intervenuti anche il sottosegretario di Stato alla Difesa, Giulio Calvisi, il presidente della Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (Aiad), Guido Crosetto, il vice assistente del segretario generale della Nato per la divisione investimenti per la difesa (Nato’s deputy assistant secretary general for defense investment division), Gordon Davis, e il vice capo del comando supremo alleato della Nato per la trasformazione (Nato’s Deputy Supreme Allied Commander Transformation), il generale di corpo d’armata Paolo Ruggiero. Il generale della riserva Enzo Stefanini, presidente del Cse, ha aperto i lavori facendo un quadro di situazione sull’attuale finanziamento dello strumento terrestre, rapportandolo alle esigenze operative dell’Esercito e di quanto questo gap influisca sulla capacità d’innovazione della Forza armata. La discussione, proseguita con la collaborazione di esperti del settore, tra cui rappresentanti della divisione investimenti e trasformazione della Nato, dell’Università Roma 2, di Leonardo Spa e della Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (Aiad) ha analizzato lo sviluppo degli scenari futuri sino al limite temporale del 2035. Gli attuali conflitti infatti, sono sempre più caratterizzati da scenari urbanizzati con sfruttamento delle infrastrutture nella loro verticalità. In tali contesti è in aumento il numero degli attori non militari (civili, operatori di agenzie governative e non, operatori dei mass media e combattenti regolari e irregolari) che influenzano il corso delle operazioni; nonché l’uso indiscriminato e terroristico di qualsiasi strumento di offesa da parte di soggetti non-statuali e che operano al di fuori delle norme sancite dal Diritto dei conflitti armati; l’impiego di nuove tecnologie fortemente performanti come veicoli e velivoli unmanned (droni); sfruttamento della dimensione del cyberspazio, dal livello strategico a quello tattico; uso della propaganda tramite i new media per acquisire il controllo delle opinioni; e infine il possibile uso di armi Cbrn. In tale quadro, la rapida evoluzione scientifica impone attenzione nell’individuazione delle tecnologie performanti in ambito militare - nanotecnologie, intelligenza artificiale, robotica, cibernetica in considerazione della riduzione in termini temporali della vita tecnica di piattaforme, veicoli, mezzi, strumentazione ed equipaggiamenti. Tali sistemi richiedono un continuo rinnovamento congruente con l’avanzare delle innovazioni in campo scientifico e militare. Dal convegno è pertanto emersa, come evidenziato anche in precedenza in altre sedi, la necessità per l’Italia di colmare il gap esistente tra il finanziamento e le esigenze della Forza armata, al fine di mantenere gli standard operativi ed addestrativi richiesti. In caso contrario, se non si procederà ad una programmazione pluriennale di investimenti, si assisterà ad un reale e progressivo decadimento delle capacità operative dell’Esercito nei prossimi 5 anni. Sarebbe quindi opportuno riequilibrare gli investimenti, incentrando gli acquisti necessari sulle produzioni nazionali, creando così anche un’importante ricaduta economica positiva sull’economia e sull’occupazione italiana. Questa politica di investimenti, volta a mantenere ed elevare gli standard operativi dell’Esercito, è di fondamentale importanza per fronteggiare i numerosi impegni della Forza Armata, tra cui la partecipazione alle missioni internazionali, la sorveglianza e la protezione del territorio nazionale, l’addestramento e le attività volte a preservare l’ambiente in cui l’Esercito stesso opera. Risulta necessario porre massima attenzione ad un’evoluzione tecnologica che garantisca risorse aggiuntive per l’ammodernamento e rinnovamento dell’Esercito di circa 1 miliardo all’anno per i prossimi 15 anni (il valore complessivo dell'ammodernamento e rinnovamento dell'Esercito è stimabile in circa 47 miliardi di Euro) e l’adozione di una “legge terrestre” come quella che nel 1977 avviò il rinnovamento della Forza armata all’epoca della Guerra fredda. Un piano quindi basato sull’analisi e sulla previsione dei futuri scenari operativi e che tenga conto della rivoluzione scientifica in atto. (Com)
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