CINA
 
Cina: coronavirus, sale a nove il bilancio delle vittime a Wuhan
 
 
Pechino, 22 gen 04:16 - (Agenzia Nova) - È salito a nove il bilancio delle vittime causate dall'infezione da coronavirus in Cina. Lo ha riferito un funzionario della Commissione sanitaria nazionale cinese nel corso di un aggiornamento alla fine della giornata di ieri, martedì 21 gennaio. "Ci sono un totale di 440 casi confermati in 13 province in tutto il paese", ha dichiarato il vicecapo della Commissione, Li Bin, durante un briefing con i media, mentre sono stati rilevati oltre duemila casi di stretto contatto.

Wuhan, capitale della provincia di Hubei della Cina centrale, ha stabilito la sede centrale per il controllo e il trattamento della polmonite causata dal nuovo ceppo di coronavirus (2019-nCoV). Lo riferisce l'agenzia ufficiale di stampa cinese "Xinhua". Il centro, formalmente diretto dal sindaco Zhou Xianwang, è composto da otto gruppi, tra cui i responsabili della fornitura di risposta alle emergenze, del traffico, delle cure mediche e del controllo delle epidemie. La sede centrale ha richiesto la creazione di un team medico per il trattamento di ciascun paziente infetto e in gravi condizioni, e ha ordinato misure per proteggere il personale medico dall'infezione. È stato fortemente richiesto che gli incontri pubblici vengano ridotti o cancellati e l'applicazione di misure quali la chiusura dei mercati correlati, il controllo della circolazione degli animali selvatici e la supervisione della temperatura corporea delle persone negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e nei moli.

Il quartier generale sarà inoltre incaricato di divulgare le ultime informazioni e i progressi nella prevenzione e nel controllo dell'infezione e di diffondere le conoscenze di prevenzione per placare i timori dell'opinione pubblica nella massima misura possibile. La polmonite causata dal nuovo coronavirus è stata segnalata per la prima volta a Wuhan a dicembre, dove sono stati confermati 198 casi di polmonite virale. A partire dalle 18:00 d ieri sono stati segnalati in totale 224 casi in Cina. Di questi, 217 sono stati confermati e 7 sono sospetti.

Le autorità di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, hanno intensificato gli sforzi per prevenire la diffusione del virus che ha causato un focolaio di polmonite in città. Lo riferisce la stampa cinese. L'autorità aeroportuale ha riferito che tutti i viaggiatori in uscita dal Terminal 3 dell'aeroporto internazionale di Wuhan Tianhe a partire da mercoledì 15 gennaio hanno dovuto sottoporsi a misurazione della temperatura prima di salire a bordo, e quelli che presentano sintomi di febbre sono stati messi in quarantena. L'autorità aeroportuale ha affermato inoltre di aver richiesto alle compagnie aeree di cooperare con i viaggiatori interessati nel rimborso o nella modifica gratuita dei biglietti. Alla stazione ferroviaria di Wuhan, i dipendenti hanno riferito al quotidiano "China Daily" di aver ricevuto una notifica dalle autorità per iniziare a controllare la temperatura corporea dei viaggiatori.

La polmonite derivate dal nuovo ceppo di coronavirus emerso nella città della Cina centrale di Wuhan può diffondersi da persona a persona, ma può essere fermata con una maggiore vigilanza. Lo ha affermato Zhong Nanshan, funzionario noto in Cina per il suo ruolo centrale nelle misure di contrasto all'infezione Sars nel 2003. Zhong ha spiegato che non vi è pericolo di ripetizione dell'epidemia di Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) che ha ucciso quasi 800 persone in tutto il mondo durante un focolaio del 2002-2003, iniziato in Cina, a condizione che vengano adottate precauzioni rigorose. "Ci sono volute solo due settimane per identificare il nuovo coronavirus", ha riferito Zhong. L'epidemia era ancora nelle sue fasi iniziali e la Cina ha fatto ricorso ad una buona sorveglianza e sistemi di quarantena per controllare la propagazione del virus, ha aggiunto il funzionario. L'epidemia si è diffusa dalla città centrale di Wuhan a città tra cui Pechino e Shanghai, con oltre 200 casi segnalati entro i confini nazionali e quattro segnalati al di fuori della Cina, in Corea del Sud, Thailandia, Giappone, Taiwan e Stati Uniti. (Cip)
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