CILE
 
Cile: proteste sociali, polizia sostituisce pallettoni con piombo con munizioni di gomma
 
 
Santiago del Cile , 22 gen 15:52 - (Agenzia Nova) - La polizia cilena ha sostituito le munizioni dei fucili finiti al centro delle polemiche per aver inflitto lesioni gravi ai manifestanti nel corso delle proteste sociali in atto nel paese dal mese di ottobre. I carabineros, segnala oggi il quotidiano "La Tercera" citando fonti delle forze di sicurezza, adottano adesso pallettoni interamente di gomma e con un diametro maggiore. Uno studio effettuato dall'Università del Cile aveva dimostrato lo scorso dicembre che i pallettoni usati dalla polizia, che pure venivano denominati di gomma ed erano classificati come "armi non letali", erano composti in realtà solo per un 20 per cento da caucciù, che costituiva il rivestimento, mentre il nucleo era composto da una lega di silice e piombo. Secondo quanto riporta "La Tercera", queste nuove munizioni vengono già utilizzate dai carabineros da circa due settimane.

Secondo informazioni dell'Istituto nazionale per i diritti umani (Indh) sono 3.649 le persone ferite in scontri con la polizia dall'inizio delle proteste di massa iniziate nel paese tre mesi fa. Secondo l'Indh tra i feriti 405 persone hanno riscontrato lesioni agli occhi a causa del lancio di gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Il paese è dallo scorso ottobre teatro di accese proteste sociali, che hanno portato sotto i riflettori l'operato delle forze dell'ordine cilene, accusate di avere fatto un uso eccessivo della forza nei confronti dei manifestanti.

Lo scorso 30 dicembre anche la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), istituzione dipendente dall'Organizzazione degli Stati americani (Osa), ha espresso la sua "preoccupazione" per il reiterarsi di "episodi di violenza e di uso sproporzionato della forza da parte della polizia cilena nel contesto delle proteste sociali delle ultime settimane". L'organismo ha denunciato un "presidio eccessivo degli spazi pubblici" da parte delle forze dell'ordine, che "impedisce o limita fortemente il diritto alla protesta sociale pacifica".

Secondo la Cidh in totale sono "almeno 29" i morti riconducibili all'ambito delle manifestazioni iniziate il 18 ottobre scorso. L'organismo "ricorda" quindi allo Stato cileno che la protesta sociale è "un diritto umano protetto dal sistema interamericano e che le misure che puntano a impedire o limitare il suo esercizio come il presidio degli spazi pubblici disposto dal governo della municipalità di Santiago sono contro le convenzioni". La Commissione interamericana esige quindi che "a fronte di questi gravi fatti di violenza, le inchieste continuino con velocità e rigore" e "che vengano disposte le pene corrispondenti nei confronti dei responsabili".

La denuncia della Cidh si somma a quella di numerosi organismi internazionali sull'operato delle forze di sicurezza cilene. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato molteplici violazioni delle norme e degli standard internazionali sull'uso della forza. L'alto commissariato, guidato dall'ex presidente cilena Michelle Bachelet, ha raccomandato al governo cileno di Sebastian Pinera l'adozione di una serie di misure specifiche volte a "correggere le pratiche della polizia" e chiede di poter partecipare a un meccanismo di controllo e monitoraggio riguardo l'adozione delle misure di correzione richieste. L'organismo chiede inoltre al governo di fare in modo che i responsabili delle violazioni vengano assicurati alla giustizia.

Durante la sua missione, lo staff di esperti Onu ha documentato 113 casi di tortura, 24 casi di violenza sessuale contro donne, uomini e adolescenti minorenni ad opera delle forze militari e di polizia (carabineros). L'alto numero di ferite oculari riscontrate indica secondo il documento "l'uso sproporzionato di armi non letali", uso documentato anche nei confronti di semplici passanti o nell'ambito di manifestazioni pacifiche. Il rapporto segnala inoltre l'apertura di 26 inchieste per morti occorse in circostanze legate alle proteste, di cui almeno quattro riconducibili all'azione di agenti dello Stato. In due casi è stato riscontrato l'uso di armi da fuoco "in assenza di rischi per la vita di civili e militari e in aperta contravvenzione alle norme internazionali che disciplinano l'uso della forza, situazione che viene paragonata ad una "esecuzione extragiudiziale". (Abu)
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