USA-COREA DEL NORD
 
Usa-Corea del Nord: ex consigliere sicurezza nazionale Bolton critica strategia Trump
 
 
Washington, 24 dic 2019 05:30 - (Agenzia Nova) - L’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha contestato ieri la linea diplomatica adottata dal presidente Donald Trump nei confronti della Corea del Nord, che a detta dell’ex funzionario sta “fallendo”. “Diciamo che non è accettabile che la Corea del Nord ottenga armi nucleari, ma a questo punto si tratta più di una affermazione retorica che di una politica reale”, ha scritto sul proprio profilo Twitter Bolton, noto “falco” neoconservatore licenziato da Trump lo scorso settembre. Bolton ha commentato così le indiscrezioni secondo cui il Nord potrebbe testare un missile balistico intercontinentale o lanciare un satellite in orbita entro la fine dell’anno, interrompendo così i negoziati sulla denuclearizzazione intrapresi due anni fa con gli Stati Uniti.

Il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha ordinato lo scorso febbraio di avviare la produzione in massa di veicoli per il trasporto e il lancio di missili, inclusi missili balistici intercontinentali. Lo riferiscono “fonti vicine alle relazioni sino-nordcoreane” citate dall’agenzia di stampa giapponese “Kyodo”. Per finanziare l’acquisto di componenti destinati all’assemblaggio di 70 trasportatori elevatori lanciatori (Tel) da paesi come la Cina, la Corea del Nord avrebbe assegnato decine di milioni di dollari a entità commerciali alle dipendenze del dipartimento per il munizionamento del Partito del lavoro. Se veritiere, le indiscrezioni attesterebbero che Pyongyang sta lavorando al rafforzamento dl proprio arsenale balistico almeno sin dallo scorso febbraio, dopo il fallimento del summit di Hanoi tra Kim e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Secondo “Kyodo”, l’intelligence statunitense è già a conoscenza delle informazioni, e sta lavorando per stabilire che uso il Nord intenda fare dei veicoli Tel, e a che punto sia il loro assemblaggio.

Il presidente della Cina, Xi Jinping, ha espresso preoccupazione per il progressivo aumento della tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti, ed ha auspicato il rilancio del dialogo sulla denuclearizzazione tra i due paesi. “Molte persone sono preoccupate per la situazione di tensione nella Penisola coreana”, ha dichiarato Xi durante l’incontro di ieri a Pechino con l’omologo sudcoreano, Moon Jae-in- “La Cina e la Corea del Sud dovrebbero unire le forze per aiutare la Corea del Nord e gli Stati Uniti a sostenere il dialogo”.

Il vicesegretario di Stato e inviato speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, Stephen Biegun, ha concluso la scorsa settimana il suo viaggio ufficiale di una settimana nella regione asiatica, durante il quale ha fatto tappa in Corea del Sud, in Giappone e in Cina, per una sosta fuori programma di due giorni. A dispetto degli appello rivolti dal funzionario a Pyongyang, la visita non sembra aver aumentato le possibilità di un rilancio dei colloqui di alto livello tra Washington e Pyongyang sulla denuclearizzazione; le autorità Usa temono che il Nord si appresti a condurre un nuovo test balistico il giorno di Natale, dopo i collaudi di motori per razzi delle ultime settimane, e le minacce di abbandonare definitivamente il dialogo entro la fine del 2019.

Durante la sosta di due giorni in Cina, Biegun ha chiesto a Pechino di ricorrere a tutta la propria influenza sulla Corea del Nord per spingerla a riprendere il dialogo; negli Usa, però, si sta rafforzando un fronte bipartisan di legislatori che chiede di inasprire ulteriormente le sanzioni a carico di Pyongyang, una decisione che se adottata potrebbe segnare la fine degli sforzi negoziali profusi negli ultimi due anni. A Pechino l’inviato Usa ha incontrato il viceministro degli Esteri cinese, Luo Zhaohui, a cui parere la Corea del Nord “non ha ancora abbandonato la via del dialogo e dei negoziati".

Durante la sosta a Seul, Biegun ha criticato Pyongyang per il tono “ostile” delle sue recenti dichiarazioni ufficiali, ribadendo al contempo che gli Usa non si sono dati alcuna scadenza temporale per i negoziati con quel paese asiatico. Biegun è atterrato a Seul domenica, 15 dicembre, per un incontro con l’omologo sudcoreano Lee Do-hoon. Nel corso di una conferenza stampa, questa mattina, il funzionario statunitense ha dichiarato che la Corea del Nord “Sa come contattarci”. “E’ tempo per noi tutti di fare il nostro lavoro. Sistemiamo le cose”, ha detto Biegun in merito agli sforzi negoziali per la denuclearizzazione in corso da due anni. Washington, ha detto l’inviato, è decisa a realizzare gli accordi raggiunti tra i leader dei due paesi in occasione del summit di giugno 2018 a Singapore. Biegun ha aggiunto che Washington ha proposto “diverse opzioni creative” per giungere alla denuclearizzazione della Penisola coreana.

Cina e Russia hanno proposto questo mese al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Onu) di revocare in parte i divieti imposti dall’Onu alle esportazioni nordcoreane di statue, prodotti ittici e tessili, al fine di incoraggiare il proseguimento dei colloqui tra Washington e Pyongyang. Una bozza di risoluzione presentata dai due paesi chiede anche di porre fine al divieto di impiegare lavoratori nordcoreani all’estero, e ad una misura del 2017 che impone il rimpatrio di tutti i lavoratori nordcoreani all’estero entro la prossima settimana. La bozza esenterebbe infine i progetti di cooperazione ferroviaria e stradale dall’ambito delle sanzioni Onu, consentendo l’esercizio parziale della cooperazione pratica tra le due Coree. Non è ancora chiaro se la bozza di risoluzione verrà posta ai voti; al momento, però, Stati Uniti, Regno Unito e Francia mantengono la posizione secondo cui nessuna sanzione dovrebbe essere revocata prima della rinuncia di Pyongyang ai suoi programmi balistico e nucleare.

Gli Stati Uniti hanno nuovamente sollecitato la Corea del Nord a rilanciare i colloqui sulla denuclearizzazione bloccati dallo scorso febbraio, in occasione di un dibattito aperto in materia presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, lo scorso 11 dicembre. “Non abbiamo chiesto alla Corea del Nord di fare tutto prima che noi facciamo qualsiasi cosa. Gli Stati Uniti sono pronti ad affrontare la questione in maniera flessibile”, ha affermato l’ambasciatore statunitense all’Onu, Kelly Craft, le cui parole sono parse un distanziamento condizionale dalla posizione di “massima pressione” sinora adottata dagli Usa. “Non possiamo fare da soli”, ha però avvertito il funzionario Usa. “La Corea del Nord deve assumere la decisione difficile ma coraggiosa di lavorare assieme a noi”. Al contempo, Craft ha citato “indicazioni profondamente preoccupanti” di nuove provocazioni da parte del Nord, dopo la serie di test balistici a corto raggio effettuate negli ultimi mesi. “Questi testi balistici, a prescindere dalla gittata, minano la sicurezza e la stabilità regionali, e costituiscono una chiara violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu”, ha detto l’ambasciatore.

Le ultime stime delle Nazioni Unite in merito all’andamento dell’economia nordcoreana contribuiscono a spiegare l’irrigidimento retorico esibito negli scorsi mesi dal regime di Pyongyang, che da settimane minaccia di abbandonare definitivamente il dialogo sulla denuclearizzazione in assenza di concessioni concrete da parte degli Stati Uniti. Dopo il fallimento del secondo summit tra i leader dei due paesi, tenuto lo scorso febbraio ad Hanoi, i negoziati tesi smantellare i programmi balistico e nucleare nordcoreani hanno subito una sostanziale battuta d’arresto. A poco è servito l’incontro dello scorso giugno tra il presidente Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, lungo il confine militarizzato tra le due Coree: il confronto, giunto a sorpresa dopo il summit del G-20 di Osaka, aveva alimentato aspettative di un rilancio delle trattative. La linea di Washington, che vincola qualunque forma di assistenza e cooperazione economica al Nord alla denuclearizzazione “completa, verificata e irreversibile”, si è però dimostrata inflessibile.

Il regime nordcoreano ha risposto conducendo una serie di test di missili balistici a corto raggio, inasprendo le polemiche con la Casa Bianca e il governo sudcoreano – il cui presidente, Moon Jae-in, si era molto speso per una storica svolta verso la riconciliazione – e minacciando infine di abbandonare del tutto il confronto dialettico con gli Usa entro la fine del 2019. Il senso di crescente urgenza che giunge da Pyongyang, sembra trovare una spiegazione nelle stime pubblicate all’inizio di questa settimana dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad). L’annuale compendio statistico dell’agenzia stima infatti che le esportazioni della Corea del Nord siano crollate addirittura dell’83,8 per cento nel 2018 rispetto all’anno precedente, a soli 300 milioni di dollari annui. Già nel 2017, l’export di Pyongyang aveva subito una contrazione del 34,1 per cento, a 2,59 miliardi di dollari.

Il regime nordcoreano ha annunciato nelle scorse settimane che i suoi massimi organi decisionali delibereranno in merito ad una serie di “questioni cruciali” questo mese, in occasione di un vertice del Partito del lavoro teso a discutere “la mutata situazione domestica e internazionale”. L’annuncio, veicolato come di consueto dall’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Agency”, segue l’ultima esortazione rivolta da Pyongyang agli Stati Uniti a proporre aperture concrete e sostanziali, per evitare il definitivo collasso dei canali di dialogo. Analisti citati dalla stampa sudcoreana temono che durante l’imminente riunione del Comitato centrale, il Partito del lavoro nordcoreano possa decidere se riavviare lo sviluppo di missili balistici intercontinentali o addirittura dei test nucleari: una decisione simile comporterebbe la fine del congelamento autoimposto dal Nord ai suoi programmi balistico e nucleare, e farebbe dunque precipitare nuovamente la Penisola coreana allo stato di grave tensione militare causato dai test di missili balistici intercontinentali del 2017. (Was)
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