GIAPPONE
 
Giappone: nuove accuse di Nissan all’ex presidente Ghosn
 
 
Tokyo, 17 gen 04:17 - (Agenzia Nova) - Il costruttore di automobili giapponese Nissan Motor Co. ha rivolto ieri nuove accuse al suo ex presidente, Carlos Ghosn, che avrebbe utilizzato fondi aziendali per eventi all’estero, inclusa una festa presso la Reggia di Versailles a Parigi – costata al manager anche guai con la giustizia francese – e la partecipazione di amici e conoscenti al Carnevale di Rio de Janeiro. La nuova accusa è contenuta in un rapporto di Nissan presentato alla Borsa valori di Tokyo; la joint venture istituita da Nissan con Renault avrebbe sborsato almeno 3,9 milioni di euro sotto forma di “spese personali per il signor Ghosn, del tutto avulsi dai fini aziendali”: tra queste spese, sostenute da Renault-Nissan B.V., figurerebbero anche cene di Ghosn presso il Museo Marmottan di Parigi, regali acquistati presso la gioielleria di lusso Cartier e spese legali per una società nel Libano. Il rapporto segue la fuga di Ghosn dal Giappone al Libano.

Il responsabile della difesa legale di Carlos Ghosn in Giappone, avvocato Junichiro Hironaka, ha rinunciato all’incarico, in risposta alla fuga dell’ex presidente di Renault e Nissan da Tokyo, dove era sottoposto a regime di libertà vigilata. Hironaka ha annunciato al rinuncia all’incarico ieri, 16 gennaio; la decisione di Hironaka era attesta da media ed esperti giapponesi, alla luce della decisione di Ghosn di sottrarsi alla Giustizia giapponese e fuggire nel Libano. Durante una conferenza stampa a Beirut, la scorsa settimana, il manager ha insistito nel proclamare la propria innocenza, ed ha accusato i dirigenti di Nissan e politici giapponesi di aver cospirato a suo danno per far naufragare la fusione tra la casa automobilistica giapponese e Renault. Nissan ha ribadito le accuse formalmente mosse al suo ex presidente, ed ha negato le indiscrezioni riguardo rinnovate tensioni nell’alleanza col costruttore francese.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha rivelato il 15 gennaio di aver ripetutamente contestato al primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, il trattamento “insoddisfacente” riservato dalle autorità giapponesi all’ex presidente di Renault e Nissan, Carlos Ghosn, sin dall’arresto del manager a Tokyo, nel novembre 2018. Macron ha dichiarato durante una conferenza stampa di aver sollevato più volte obiezioni in merito alle condizioni della detenzione e degli interrogatori cui le autorità giudiziarie di Tokyo hanno sottoposto il magnate franco-libanese, accusato di gravi reati finanziari. “Ho detto più volte al (primo ministro Shinzo) Abe che le condizioni della detenzione e gli interrogatori di Carlos Chosn non mi apparivano soddisfacenti”, ha spiegato il capo di Stato francese. Durante la sua visita ufficiale in Giappone a giugno 2019, in occasione del summit del G-20 ad Osaka, Macron aveva però dichiarato pubblicamente che intervenire in singoli casi giudiziari non rientrava nelle competenze di un capo di Stato. In quell’occasione il presidente francese si era detto però “vigile” in merito all’evoluzione del caso, e al rispetto dei diritti e della presunzione di innocenza di Ghosn.

Ghosn, che alla fine di dicembre ha violato il regime di libertà vigilata cui era sottoposto in Giappone, ed è fuggito a Beirut, ha rivelato che l'ambasciatore francese in Giappone, Laurent Pic, lo aveva avvertito poco dopo il suo arresto nel paese che Nissan stava complottando contro di lui. “Francamente, sono rimasto scioccato dall'arresto e la prima cosa che ho pensato è stata assicurarmi che Nissan venisse informata, in modo che potesse mandarmi un avvocato”, ha spiegato l’ex presidente di Renault e Nissan. Tuttavia, ha aggiunto Ghosn, “il giorno dopo, ho ricevuto una visita dall'ambasciatore francese che mi ha detto: ‘Nissan si sta rivoltando contro di te’. Ed è qui che ho capito che l'intera faccenda era un complotto”.

L’ex presidente dell’alleanza automobilistica Renault-Nissan Carlos Ghosn, arrestato in Giappone a novembre 2018 con l’accusa di gravi reati finanziari, è fuggito dal paese asiatico alla fine di dicembre nascondendosi nella custodia di un grande strumento musicale che suoi complici hanno trasportato a bordo di un jet privato, decollato da Osaka. Ghosn, che si trovava a Tokyo in regime di libertà vigilata in attesa del processo a suo carico, si è nascosto nella custodia portata nella sua residenza a Tokyo da un gruppo musicale, in occasione di una festa privata il giorno di Natale. Ghosn è stato poi trasportato in un aeroporto in un’altra parte del Giappone.

Le autorità giapponesi hanno reagito annunciando un inasprimento dei controlli di immigrazione, e l’introduzione di misure come le ispezioni obbligatorie dei bagagli di grandi dimensioni a bordo dei velivoli privati. Il ministro della Giustizia giapponese, Masako Mori, ha dichiarato che Ghosn ha lasciato il Giapponese “illegalmente e ricorrendo a metodi illeciti”. Mori ha annunciato di aver ordinato al dipartimento dell’Immigrazione di “inasprire ulteriormente” le regole per l’uscita dal paese, cosicché “la situazione non possa ripetersi”. Le dichiarazioni del ministro sono le prime in merito alla vicenda da parte di un esponente del governo giapponese; ieri ha commentato la questione anche il portavoce e segretario capo di Gabinetto giapponese, Yoshihide Suga: Tokyo, ha dichiarato il funzionario, intende ottenere la collaborazione delle autorità libanesi per chiarire le dinamiche e le responsabilità della fuga di Ghosn da Tokyo.

Il 7 gennaio la procura distrettuale di Tokyo ha effettuato una perquisizione presso l’ufficio di uno dei legali di Ghosn. La perquisizione è culminata nel sequestro di un computer che sarebbe stato utilizzato da Ghosn in relazione alla sua fuga dal Giappone. Il capo del collegio difensivo di Ghosn, Junichiro Hironaka, aveva rifiutato di consegnare personalmente il computer agli investigatori, su richiesta della procura. Nel frattempo, la procura avrebbe chiesto alla Corte distrettuale di Tokyo di versare diversi miliardi di yen aggiuntivi per la cauzione concessagli lo scorso marzo, in considerazione del suo vasto patrimonio personale. I rappresentanti legali dell’ex presidente di Renault e Nissan hanno contestato frattanto l’indagine interna avviata da Nissan in merito ai presunti reati finanziari commessi dal loro assistito, definendo la procedura come “viziata, prevenuta e non indipendente sin dal suo concepimento”.

L’indagine interna di Nissan “è stata intrapresa e condotta con l’intento specifico e predeterminato di abbattere Carlos Ghosn e impedirgli di condurre una ulteriore integrazione” tra l’azienda e il partner francese Renault”, una operazione che secondo i legali di Ghosn “avrebbe minacciato l’indipendenza” di Nissan. Secondo gli avvocati del manager franco-libanese, Nissan non ha mai interrogato Ghosn in merito alle questioni oggetto di indagine, e il consiglio legale cui Nissan ha affidato l’indagine avrebbe fornito consulenza legale nell’ambito dell’indagine stessa. La scorsa settimana la dirigenza di Nissan ha riferito che proseguirà l’azione legale contro Ghosn per le sue presunte condotte finanziarie illegali; l’azienda ha definito la fuga dell’ex presidente nel Libano un evento “estremamente riprovevole”.

Sempre il 7 gennaio, i procuratori di Tokyo hanno ottenuto un mandato d’arresto per Carole Ghosn, moglie dell’ex presidente di Renault e Nissan. La donna è sospettata di aver reso falsa testimonianza lo scorso aprile, quando è stata interrogata dai procuratori giapponesi in merito alle accuse di violazione dell’obbligo fiduciario a carico del marito. Carole Ghosn si trova attualmente in Libano con il marito. Le autorità giapponesi avevano negato alla donna ogni contatto col coniuge come condizione per la concessione della libertà condizionata a quest’ultimo. Nei mesi scorsi gli avvocati difensori di Carlos Ghosn hanno contestato a più riprese le restrizioni imposte al loro assistito dal sistema giudiziario del Giappone, concentrandosi in particolare sulla durezza delle condizioni ottenute dalla pubblica accusa. Gli avvocati avevano però ribadito la determinazione di Ghosn a combattere le accuse a suo carico nelle sedi appropriate. (Git)
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