LIBIA

 
 
 

Libia: esclusiva “Nova”, ecco la bozza della dichiarazione di Berlino

Bruxelles, 16 gen 20:22 - (Agenzia Nova) - Un nuovo governo di accordo nazionale in Libia che sia rappresentativo di tutto il paese, cessate il fuoco tra le parti in conflitto, smobilitazione e disarmo delle milizie, embargo sulle armi, ripresa del processo politico guidato dai libici, rifiuto delle ingerenze straniere, lotta al terrorismo, unificazione dell'apparato di sicurezza, ripristino delle strutture economiche e, infine, un meccanismo di “follow-up”. Sono questi gli elementi salienti della bozza della dichiarazione finale che potrebbe essere adottata alla conferenza di Berlino sulla Libia, in programma per il 19 gennaio prossimo nella capitale tedesca. “Agenzia Nova” ha potuto visionare il documento di 55 punti (alcuni dei quali depennati) fornito da fonti della Cancelleria federale. Si tratta di una bozza ancora in discussione e che può essere soggetta a modifiche. Manca, ad esempio, un riferimento alla possibilità di inviare una missione dell'Unione europea, finanziata dagli Stati membri, per il monitoraggio del cessate il fuoco in Libia. Secondo quanto appreso da "Nova", la proposta è stata inoltrata a Bruxelles dalla diplomazia italiana ed è attualmente al vaglio dei vertici dell'esecutivo comunitario.

"L'odierno vertice di Berlino sulla Libia, su invito del cancelliere tedesco Merkel, ha riunito i governi di Algeria, Cina, Egitto, Francia, Germania, Italia, Russia, Turchia, Repubblica del Congo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d'America e alti rappresentanti delle Nazioni Unite, dell'Unione africana, dell'Unione europea e della Lega degli Stati arabi", si legge al punto numero uno della bozza conclusiva. Nel testo, le parti affermano il proprio “forte impegno per la sovranità, l'indipendenza, l'integrità territoriale e l'unità nazionale della Libia”. Viene inoltre evidenziato che “soltanto un processo politico guidato dai libici e dei libici può porre fine al conflitto e portare a una pace duratura”. La situazione in Libia, dove agli scontri armati si affiancano “instabilità, ingerenze straniere, divisioni istituzionali, proliferazione di armi incontrollata ed economia predatoria, continua a rappresentare una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale, offrendo terreno fertile a trafficanti, gruppi di armati e organizzazioni terroristiche”. Inoltre, il conflitto in Libia “ha agevolato un'ondata destabilizzante di migrazioni illegali nella regione e un importante deterioramento della situazione umanitaria”. A fronte di tale contesto, le parti della conferenza di Berlino si dicono “determinata e sostenere i libici nell'affrontare le questioni strutturali di governo e di sicurezza”. A tal fine, verranno sostenuti gli sforzi dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé, “per una soluzione pacifica della crisi” in Libia. Nel paese, “non può esservi alcuna soluzione militare”.

Con riguardo agli ultimi sviluppi, le parti della conferenza di Berlino accolgono con favore “la notevole riduzione della violenza” in Libia “dal 12 gennaio e dai negoziati intrapresi a Mosca il 14 dello stesso mese, che mirano ad aprire la strada per un cessate il fuoco”. A tal fine, si chiedono a “passi credibili, verificabili e reciproci, a cominciare da una tregua attutata da tutte le parti”. In particolare, i partecipanti alla conferenza di Berlino richiedono “a tutte le parti coinvolte lo smantellamento dei gruppi di armati e delle milizie in conformità all'art.34 dell'accordo politico sulla Libia e in riferimento alle risoluzioni 2420 e 2486 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti” L'obiettivo è giungere a una “cessazione generale e duratura delle ostilità, comprese le operazioni aeree sul territorio della Libia”. Inoltre, si chiede “il ridispiegamento delle armi pesanti, dell'artiglieria, dei mezzi aerei e il loro acquartieramento”.

Con riguardo al tema spinoso delle milizie, viene proposto “un completo processo di smobilitazione e disarmo, con la successiva integrazione del personale idoneo in istituzioni statali di natura civile, militare e di sicurezza”. Le Nazioni Unite dovranno assistere tale processo. A tal riguardo, Stati e organizzazioni internazionali riuniti a Berlino riaffermano il loro sostegno all'Unsmil,la missione dell'Onu in Libia. Le parti della conferenza di Berlino ribadiscono quindi “la necessità di combattere il terrorismo in Libia con tutti i mezzi in conformità alla Carta dell'Onu e al diritto internazionale, riconoscendo che sviluppo, sicurezza e diritti umani si rafforzano a vicenda e sono essenziali per un approccio efficace e completo al contrasto” alle organizzazioni terroristiche. In tale contesto, a tutte le parti in Libia si chiede di “dissociarsi dai gruppi considerati terroristici dalle Nazioni Unite”.

In tema di sicurezza, le parti della conferenza di Berlino si impegnano poi a “rispettare in maniera inequivocabile e completa l'embargo sulle armi” alla Libia stabilito dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a partire dalla 1970 del 2011. A “tutti gli attori internazionali”si chiede di agire nella medesima direzione. Allo stesso tempo, viene rivolto un appello a tutti gli attori affinché si astengano da “attività che aggravano il conflitto o non sono conformi con l'embargo dell'Onu sulle armi o il cessate il fuoco, compresi il finanziamento di capacità militari o il reclutamento di mercenari”. Inoltre, deve cessare “ogni sostegno a individui e gruppi designati dall'Onu come terroristi. Tutti gli autori di atti di terrorismo devono essere ritenuti responsabili”.

Per quanto riguarda la riforma del settore di sicurezza, le parti si limitano a chiedere “il ripristino del monopolio dello Stato sull'uso legittimo della forza”. Il documento affronta poi il tema della riforma economica e finanziaria, sottolineando come sia “della massima importanza ripristinare, rispettare e salvaguardare l'integrità, l'unità e la legittima governance di tutte le istituzioni sovrane libiche, in particolare la Banca centrale della Libia (Cbl), la Libya Investment Authority (Lia), la National Oil Corporation (Noc) e l’Audit Bureau (Aa)”, i cui consigli di amministrazione “dovrebbero essere di amministrazione dovrebbero essere inclusivi, rappresentativi e attivi”.

Quanto alla questione della distribuzione delle entrate della Libia, uno dei principali oggetti di contesa del conflitto, i partecipanti della Conferenza di Berlino, secondo la bozza consultata da “Nova”, passano la palla al “dialogo intra-libico” portato avanti anch’esso dalle Nazioni Unite, ma chiedono “di migliorare la capacità delle pertinenti istituzioni di controllo libiche, in particolare l’Audit Bureau, l'autorità di controllo amministrativo, l'autorità nazionale anticorruzione, l'ufficio del procuratore generale le commissioni parlamentari competenti, secondo l'Accordo politico libico e le leggi libiche pertinenti”. Una menzione particolare viene riservata inoltre alle installazioni petrolifere: “Respingiamo – si legge - qualsiasi tentativo di danneggiare l'infrastruttura petrolifera libica, qualsiasi sfruttamento illecito delle sue risorse energetiche, che appartengono al popolo libico, attraverso la vendita o l'acquisto di greggio libico e derivati al di fuori del controllo del Noc e chiediamo una distribuzione trasparente ed equa del petrolio ricavi”. Si sollecitano inoltre tutte le parti a “continuare a garantire al sicurezza delle installazioni petrolifere e di impedire ogni ostilità contro tutte le strutture petrolifere”.

Le parti della Conferenza raccomandano inoltre la creazione di una “Commissione di esperti libici” per incoraggiare l’attuazione delle riforme economiche strutturali, chiedendo che una particolare attenzione venga data alle municipalità meridionali. “Incoraggiamo la creazione di un meccanismo per ricostruzione della Libia”, aggiunge la dichiarazione, secondo cui la priorità andrebbe assegnata ai progetti di ricostruzione nelle città di Bengasi, Derna (est), Murzuq, Sebha (sud), Sirte (centro) e Tripoli (ovest). Questo meccanismo dovrebbe agire pertanto in tutta la Libia “sotto gli auspici di un nuovo, rappresentativo e unificato governo di accordo nazionale che eserciti la sua autorità su tutto il territorio libico”.

Un capitolo a parte viene riservato al rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani, per il quale la bozza del documento chiede di “proteggere i civili e le infrastrutture civili, inclusi gli aeroporti”, nonché di consentire l’accesso della popolazione civile (“inclusi i migranti, i rifugiati, i richiedenti asilo e i prigionieri”) alle cure mediche. Si chiede inoltre un censimento della popolazione carceraria, la fine delle pratiche per la detenzione arbitraria e soprattutto che “i responsabili delle violazioni delle legge internazionali siano ritenuti responsabili”. Questo punto è particolarmente controverso perché si riferisce anche a chi ha ordinato “l’uso indiscriminato della forza contro i civili, attacchi contro aree densamente, popolate, incluse uccisioni extragiudiziarie, rapimenti, sparizioni forzate, violenze di genere e sessuali, torture, traffico di esseri umani, violenze e abusi sui migranti e rifugiati”.

Sul versante delle migrazioni illegali, uno dei punti della bozza del documento conclusivo invita alla “chiusura graduale dei centri di detenzione per migranti” e chiede che la legge libica sia conforme agli standard internazionali sul diritto all’asilo. Infine, come anticipato da “Agenzia Nova” lo scorso 6 dicembre, a margine della conferenza Med Dialogues di Roma, i partecipanti dovrebbero accettare di formare un Comitato di follow-up per aiutare le Nazioni Unite ad attuare quanto concordato. Tale organismo si riunirà su base mensile in Libia o a Tunisi sotto la presidenza della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e una co-presidenza ancora da definire. (Geb)
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