GIAPPONE
 
Giappone: continua ad erodersi la fiducia delle imprese
 
 
Tokyo, 13 dic 2019 04:13 - (Agenzia Nova) - La fiducia delle principali aziende della manifattura giapponese ha registrato un calo per il quarto trimestre consecutivo tra ottobre dicembre: si tratta del declino più lungo dalla crisi di Lehman, secondo l’ultimo sondaggio Tankan pubblicato dalla Banca del Giappone nella mattinata di oggi. L’indice della fiducia delle grandi imprese manifatturiere è sceso a zero, mentre nel periodo luglio-settembre si era attestato a più cinque. Il dato relativo al quarto trimestre 2019 è il peggiore dal 2013, ed inferiore alle previsioni degli economisti. La fiducia tra le maggiori aziende non manifatturiere del Giappone è calata a sua volta di un punto, a più 20. La relativa resilienza dell’indice relativo al settore dei servizi ha sorpreso gli analisti: Yuichi Lodama, capo economista di Meiji Yasuda Life Insurance, ha dichiarato al quotidiano “Nikkei” che “l’indice Tankan dimostra che l’economia domestica mantiene la sua resilienza a dispetto dell’ambiente dell’export”.

L’indice degli ordinativi di macchinari in Giappone ha registrato un calo per il quarto mese consecutivo ad ottobre, a segnalare una potenziale battuta d’arresto dell’economia di quel paese nel quarto trimestre, per effetto del rallentamento della domanda estera e domestica e dei consumi. L’indice core degli ordinativi di macchinari ha registrato una contrazione dello 0,6 per cento rispetto al mese precedente, nonostante le aspettative di un aumento espresse dagli economisti. Il Giappone non registrava quattro mesi consecutivi di calo degli ordinativi di macchinati da gennaio 2009. La spesa in conto capitale si era mantenuta in territorio positivo nei precedenti trimestri, alimentata da investimenti in nuovi macchinari e automazione per effetto della contrazione della forza lavoro. La politica giapponese conta su una solida spesa per gli investimenti a sostegno della domanda, per colmare gli effetti distorsivi causati all’economia nazionale dal calo della domanda estera e dall’aumento della tassazione sui consumi.

Il governo del Giappone ha rivisto al rialzo la crescita economica nel terzo trimestre del 2019. Secondo l’ufficio di gabinetto giapponese, il prodotto interno loro della terza economia mondiale è cresciuto ad un tasso annuo destagionalizzato dell’1,8 per cento tra luglio e settembre, superiore di due decimi di punto alla stima precedente, e un’accelerazione dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente. L’accelerazione è stata attribuita dal governo giapponese a un aumento degli investimenti: nel terzo trimestre la spesa in conto capitale è aumentata in Giappone dell’1,8 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. I consumi privati, che rappresentano oltre la metà dell’economia giapponese, sono aumentati dell0 0,5 per cento, un decimo di punto in più rispetto alla lettura iniziale. Il governo prevede però una brusca frenata dei consumi tra ottobre e dicembre, a seguito dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto.

La spesa delle famiglie giapponesi ha segnato un calo ad ottobre per la prima volta in 11 mesi, dopo l’aumento di due punti percentuali della tassa sul valore aggiunto, scattato all’inizio di quel mese, e per effetto degli eventi meteorologici estremi. La spesa di nuclei familiari di almeno due persone è calata di ben 5,1 punti percentuali su base annua in termini reali, a 279.671 yen (2.600 dollari), secondo i dati pubblicati la scorsa settimana dal ministero degli Affari interni e delle comunicazioni. Il calo è stato superiore al 4,6 per cento registrato in occasione del precedente aumento dell’iva, ad aprile 2014, quando la flessione dei consumi era stata del 4,6 per cento. Alla vigilia dell’aumento della tassazione sui consumi, la spesa delle famiglie aveva registrato un aumento sensibile, del 9,5 per cento nel mese di settembre.

Il governo del Giappone ha concluso nei giorni scorsi la definizione di un pacchetto di misure di stimolo da 26mila miliardi di yen (239 miliardi di dollari), con l’obiettivo di sostenere l’economia nazionale in un contesto di preoccupante rallentamento dell’economia globale, e a seguito dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto scattata lo scorso ottobre. Il premier giapponese, Shinzo Abe, ha dichiarato durante un incontro di governo a porte chiuse che il pacchetto di misure è necessario a contrastare “i rischi economici ribassisti”. La misura è la prima nel suo genere adottata dal Giappone nell’arco degli ultimi tre anni, e giunge in un contesto di debolezza causato dal conflitto commerciale Usa-Cina e dall’aumento della tassazione sui consumi nel paese.

Il primo ministro Abe ha chiesto il mese scorso al suo esecutivo di studiare misure di stimolo per sostenere l’economia colpita da una serie di recenti disastri naturali, e per sostenere la crescita oltre le Olimpiadi estive di Tokyo in programma il prossimo anno. Abe spera che una iniezione di spesa possa bilanciare gli effetti delle tensioni commerciali e dell’insicurezza economica su scala globale. Una priorità del governo sarà la ricostruzione delle aree colpite dal supertifone Hagibis, abbattutosi sul Giappone centrale questo mese. Tra le proposte figura anche il rafforzamento dell’intero sistema di dighe, argini, chiuse e altri sistemi di controllo degli allagamenti.

Il governo del Giappone intende emettere anche nuove obbligazioni a copertura del deficit di bilancio, a seguito della revisione al ribasso delle entrate fiscali stimate per l’anno corrente, secondo fonti governative citate dal quotidiano “Mainichi”. Le nuove stime del governo prevedono per l’anno fiscale corrente entrate tributarie inferiori di mille o duemila miliardi di yen rispetto alla stima contenuta nella legge di bilancio, pari a 62.495 miliardi di yen; tale revisione al ribasso riflette perlopiù il calo delle prestazioni aziendali legato al difficile ambiente globale dell’export. Le nuove emissioni obbligazionarie saranno parte del bilancio suppletivo per l’anno fiscale 2019, che il governo giapponese appronterà nel mese di dicembre. Il governo giapponese non rivedeva al ribasso le previsioni relative alle entrate fiscali da tre anni a questa parte.

Le vendite al dettaglio in Giappone hanno registrato il calo più marcato da quattro anni e mezzo a questa parte nel mese di ottobre, per effetto dell’aumento della tassa sul valore aggiunto e di una serie di disastri naturali abbattutisi sul paese. Le vendite al dettaglio sono calate del 7,1 per cento su base annua, risentendo del crollo della domanda di beni a costo elevato come automobili ed elettrodomestici, secondo i dati pubblicati dal governo alla fine di novembre. Il 1° ottobre è scattato in Giappone l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto dall’8 al 10 per cento, una misura adottata per tentare di contenere l’aumento del debito pubblico, che ammonta a più del doppio del prodotto interno lordo di quel paese. Diversi analisti hanno però avvertito che l’aumento dell’imposizione fiscale, precedentemente rinviata in due occasioni, potrebbe privare l’economia di un motore di crescita, a causa della contemporanea stagnazione di esportazioni e produzione industriale.

Il prodotto interno lordo del Giappone è cresciuto al tasso più lento da un anno a questa parte tra luglio e settembre scorsi, per effetto del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina e della stagnazione della domanda globale, che ha impresso una battuta d’arresto all’export. Hanno segnato un rallentamento anche i consumi privati, nonostante l’auspicio della Banca del Giappone di mitigare proprio grazie alla domanda interna i rischi crescenti sul piano globale. La terza economia del Globo è cresciuta di appena lo 0,2 per cento nel terzo trimestre, una brusca frenata rispetto all’espansione dell’1,8 per cento registrato tra aprile e giugno, secondo i dati preliminari pubblicati dal governo giapponese. Il dato è inferiore alla previsione degli operatori di mercato, che si aspettavano una crescita dello 0,8 per cento. Il dato aumenta le pressioni sui legislatori e sul governo giapponesi nel senso di un ulteriore aumento della spesa fiscale a sostegno dell’economia, che dovrà fare i conti anche con gli effetti dell’aumento della tassazione sui consumi, scattato nel mese di ottobre.

Il settore manifatturiero sta trascinando l’utile aggregato delle aziende giapponesi quotate verso il secondo calo annuo consecutivo, secondo una analisi pubblicata dal quotidiano “Nikkei”. Secondo il quotidiano, l’utile combinato di 972 aziende giapponesi quotate in borsa segnerà un calo netto del 4 per cento nel corso dell’anno fiscale che si concluderà a marzo 2020. La previsione è basata sulle proiezioni per l’anno fiscale corrente aggiornate dalle aziende questa settimana. Il dato complessivo è inferiore di circa il 10 per cento al massimo storico registrato nel 2017. Il protrarsi del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, e lo stallo del mercato globale dell’automotive, rendono improbabile una ripresa degli utili nel breve termine.

Il governatore della Banca del Giappone (Boj), Haruhiko Kuroda, ha anticipato il 5 novembre ulteriori misure di alleggerimento quantitativo da parte della banca centrale, precisando che gli interventi non si limiteranno a soli tagli dei tassi di riferimento. La Boj aveva già annunciato la scorsa settimana di essere pronta ad abbassare ulteriormente il costo del denaro laddove necessario, inviando un messaggio chiaro ai mercati in risposta all’adozione di nuove misure di stimolo da parte di Stati Uniti e Unione europea. Kuroda ha precisato però che la banca mantiene un giudizio positivo sulla stabilità dell’economia giapponese, a dispetto dell’aumento della tassazione sui consumi scattato ad ottobre. Intervenuto ad un incontro con imprenditori a Nagoya, Kuroda ha affermato che la nuova guidance della Boj coinciderà con “una tendenza al ribasso dei tassi di riferimento”, ed ha precisato che “non esiste alcun mutamento nella nostra posizione secondo cui, in aggiunta all’abbassamento dei tassi, esistono ulteriori misure di easing possibili”, come l’aumento degli acquisti di asset da parte delle istituzioni finanziarie.

Il bilancio dello Stato giapponese ha superato per la prima volta i 100mila miliardi di yen (918 miliardi di dollari) nell’anno fiscale 2019, raggiungendo la cifra senza precedenti di 101.500 miliardi di yen per effetto delle misure di stimolo tese a bilanciare l’aumento della tassa sui consumi, scattata all’inizio di questo mese. Il bilancio del prossimo anno fiscale si manterrà sopra la soglia dei 100mila miliardi, per effetto del continuo aumento dei costi associati alle misure di welfare. Il governo si prepara in particolare a rilanciare un piano da 7mila miliardi di yen per preparare le infrastrutture nazionali ai disastri naturali; Tokyo intende allargare il piano per includervi assistenza e compensazione agli agricoltori cui i tifoni abbiano causato danni superiori a 100 milioni di yen, e sussidi a piccole aziende e attività commerciali. (Git)
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