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Oman: joint venture con Damac per sviluppare il porto Sultan Qaboos
 
 
Mascate, 29 giu 2017 13:14 - (Agenzia Nova) - Il governo dell'Oman ha firmato un memorandum d'intesa con Damac International di Dubai per sviluppare il lungomare del porto Sultan Qaboos. L'accordo prevede la creazione di una joint venture con Omran, una società di investimento e di sviluppo del governo. Lo sviluppo del lungomare di Mina Sultan Qaboos comprende la costruzione di un porto turistico, alberghi, residenze, nonché una ristorazione, e centri di vendita al dettaglio. Il memorandum è stato firmato da Hussain Sajwani, presidente di Damac Properties, e da Ali bin Masoud Al Sunaidy, vice presidente del Consiglio supremo di pianificazione, ministro del commercio e dell'industria e presidente di Omran.

Di recente l’Oman ha dato il via ad una serie di progetti infrastrutturali, non solo nell’ambito del turismo, ma anche in ambito logistico e commerciale. Ad aprile Mascate ha inaugurato i lavori per uno dei più importanti progetti infrastrutturali del sultanato: la città industriale sino-omanita di Duqm. Il piano di sviluppo infrastrutturale porterà investimenti fino a 10 miliardi di dollari ed è realizzato grazie ad una cooperazione tra Cina e Oman. Il progetto mira a rilanciare il ruolo del sultanato come uno dei centri strategici per i settori commerciale, industriale, energetico e della logistica del Golfo Persico sfruttando i buoni legami con l’Iran, con cui Mascate sta negoziando la costruzione di un gasdotto sottomarino, e con i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. La società creata per realizzare il progetto è Ningxia Cina-Arab Wanfang istituita nel 2015 dal governo dell’Oman e dalle imprese della regione cinese nord-occidentale di Ningxia.

Lo scorso maggio 2016, il governo dell’Oman ha firmato un accordo di 50 anni con le aziende pubbliche e private della regione cinese di Ningxia. L’accordo prevede l’avvio di 35 progetti, tra cui la costruzione di una raffineria di petrolio, un complesso petrolchimico, un impianto per la produzione di calcestruzzo, una fonderia per la produzione di acciaio e impianti per la produzione di vetro e alluminio. Secondo le autorità dell’Oman, i primi progetti che avranno la priorità sono un impianto per la produzione di metanolo, una centrale ad energia solare, una fabbrica per la produzione di tubi, una centrale elettrica e la realizzazione di un complesso turistico.

La Ningxia Cina-Arab Wanfang, composta da sei società private sostenute dal governo regionale della regione di Ningxia, si è impegnata nello sviluppo di almeno il 30 per cento del sito entro il 2022. Le stime prevedono che la città industriale potrà ospitare fino a 25 mila abitanti e ciò porterà alla realizzazione di scuole, uffici, ospedali e centri sportivi. Un'altra sezione del sito è stata riservata per la costruzione di un hotel a cinque stelle realizzato dal consorzio Duqm Ningxia Construction Company. In base all’accordo firmato nel 2016 la costruzione della città sarà finanziata da banche cinesi, mentre gli impianti industriali saranno realizzati a spese delle compagnie costruttrici. La città portuale di Duqm sta vivendo un periodo di forte espansione delle sue infrastrutture e servizi e lo scorso novembre la Sezad ha firmato un contratto da 278 milioni di dollari con una joint venture tra la turca Serka e la portoghese Msf per lo sviluppo del secondo pacchetto di grandi infrastrutture del porto di Duqm (Ip2). Lo scorso febbraio la Sezad ha firmato accordi per la costruzione di infrastrutture per un valore di 218 milioni di dollari per la realizzazione di reti stradali, canali per il drenaggio delle acque piovane e serbatoi idrici da realizzare nella città.

In questo scenario la partecipazione della Cina allo sviluppo delle infrastrutture di Duqm potrebbe, secondo gli analisti, velocizzare il processo di diversificazione economica dell’Oman riducendo la dipendenza dal settore energetico. Insieme ad altri paesi del Medio Oriente, l’Oman rappresenta per la sua posizione geografica strategica uno dei punti fondamentali della Nuova via della seta, l'iniziativa lanciata da Pechino per il miglioramento dei collegamenti e della cooperazione tra paesi nella regione Euroasiatica. Secondo quanto emerge da un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dalla società di consulenza con sede a Londra Bmi research, il Medio Oriente e il Nord Africa avranno sempre di più un ruolo cruciale per la realizzazione della Nuova via della seta soprattutto per quanto riguarda le rotte commerciali marittime. Per Bmi la Cina sta concentrando parte dei suoi investimenti nella realizzazione di infrastrutture portuali in tutta la regione del Medio Oriente e Nord Africa (Mena), sfruttando anche le esigenze dei vari paesi, in particolare quelli del Golfo, di diversificare le proprie economie esclusivamente basate sull’esportazione di idrocarburi.

Gli idrocarburi svolgono un ruolo fondamentale per l'economia dell'Oman, coprendo circa il 50 per cento del prodotto interno lordo e la maggioranza delle entrate del governo. Nel 2015 il governo ha stanziato una spesa per gli investimenti nel settore del petrolio e del gas per il 2015 pari a 3,9 miliardi di dollari con un incremento del 9,35 per cento rispetto ai 3,6 miliardi di dollari del 2014. Anche se il calo dei prezzi del petrolio ha messo una notevole pressione sui ricavi del governo, il calo dei prezzi ha anche costretto i produttori a ottimizzare i processi. In effetti, l'Oman è diventata un banco di prova per alcune delle tecniche di estrazione più avanzate attualmente in uso e un hub per gli investimenti del settore a valle, in particolare la raffinazione.

Pur essendo un paese produttore di petrolio e gas e membro del Consiglio di cooperazione del Golfo, l’Oman non fa parte dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), che vede la presenza dei due grandi rivali regionali: Arabia Saudita e Iran. Ad oggi Mascate è di fatto l’unico paese del Consiglio di cooperazione del Golfo che ha mantenuto stretti legami con l’Iran. Lo scambio commerciale tra i due paesi ha raggiunto nel 2016 un miliardo di dollari nei primi dieci mesi del 2016, rispetto ai 560 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2015.

Di recente l’Oman ha ripreso i negoziati con l’Iran per la realizzazione di un gasdotto sottomarino a quattro anni dall’accordo quadro firmato da Teheran e Mascate nel 2013. In febbraio i ministri del Petrolio di Iran e Oman, rispettivamente Bijan Zangeneh e Mohammed bin Hamad Al Rumhy, si sono incontrati a Teheran per discutere il piano di fattibilità dell’infrastruttura che potrebbe divenire operativa già a partire dal 2020. Sulla base dell’accordo firmato nel 2013, l’Iran dovrebbe esportare fino a 28 milioni di metri cubi di gas al giorno per un periodo di 15 anni, prorogabile, attraverso il gasdotto sottomarino. Circa un terzo del gas esportato dall’Iran verso l’Oman sarà trasformato in gas naturale liquefatto (Gnl) negli impianti di Qalhat, mentre il resto verrà utilizzato per il consumo interno del sultanato. Nel mese di ottobre 2016, gli esperti di Iran e Oman hanno avuto colloqui con i rappresentanti di Shell, Total e Kogas per valutare il progetto. In totale l’accordo tra Oman e Iran per l’esportazione di gas ha un valore stimato di 60 miliardi di dollari in 25 anni. Il costo stimato per la realizzazione del gasdotto dovrebbe aggirarsi intorno a 1,2 miliardi di dollari. Oltre alla possibilità di esportare gas naturale liquefatto (Gnl) grazie al terminale di Qalhat, nel porto omanita di Sohar, il gasdotto tra Oman e Iran verrà impiegato per sostenere lo sviluppo industriale di Duqm e alimenterà gli impianti petrolchimici che sorgeranno nella città industriale realizzata insieme alle imprese cinesi. (Res)
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