CINA-STATI UNITI
 
Cina-Stati Uniti: media Pechino respingono indiscrezioni su taglio surplus commerciale di 200 miliardi di dollari
 
 
Pechino, 18 mag 2018 09:27 - (Agenzia Nova) - I media di stato cinesi hanno respinto le indiscrezioni secondo le quali Pechino avrebbe accettato l’offerta di tagliare il suo surplus commerciale con gli Stati Uniti di 200 miliardi di dollari l'anno. Un articolo pubblicato dal “People's Daily”, ha ribadito che la Cina non avvierà negoziati sulla questione fintanto che gli Stati Uniti stabiliranno i presupposti per i colloqui. Il vicepremier cinese Liu He è attualmente a Washington per colloqui con funzionari statunitensi nel tentativo di evitare una guerra commerciale tra le due nazioni e nella serata di ieri ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. "Alcune persone sono preoccupate che la Cina faccia importanti concessioni unilaterali. Tali preoccupazioni sono infondate", si legge nell'articolo del “People's Daily”, secondo cui le trattative erano ancora in fase di stallo alcune ore prima dell'incontro fra Trump e Liu. La stampa Usa aveva riportato l'intenzione di Pechino di concedere un aumento significativo delle merci importate dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Times”, il valore complessivo del “pacchetto” offerto dalla Cina sarebbe prossimo ai 200 miliardi di dollari, una cifra che ridurrebbe significativamente il vasto squilibrio della bilancia commerciale tra i due paesi. Come riconosciuto dal quotidiano, tale concessione “concederebbe a Trump una importante vittoria nella sua campagna per riequilibrare le relazioni commerciali con il principale rivale economico degli Stati Uniti”.

Secondo fonti diplomatiche citate dal quotidiano “Nikkei”, la Cina intende avanzare agli Stati Uniti la proposta di aumentare le importazioni di gas naturale liquefatto (gnl) e prodotti agricoli statunitensi, in occasione della seconda sessione di colloqui commerciali tra i due paesi in corso a Washington. Il quotidiano sostiene che in cambio Pechino chiederà l’allentamento delle sanzioni imposte dagli Usa al colosso cinese delle telecomunicazioni Zte. Le prospettive di un accordo di ampio respiro tra le due maggiori economie del pianeta sul fronte commerciale appaiono ancora remote: Pechino, infatti, pare non avere alcuna intenzione di rispondere alla richiesta Usa di ridurre gli incentivi pubblici ai settori strategici, primo tra tutti quello tecnologico.

Si è aperto ieri a Washington il secondo round di trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina, che contrariamente ai colloqui tenutisi a Pechino all’inizio del mese non include Peter Navarro, consigliere per il commercio e la manifattura della Casa Bianca e principale critico delle politiche commerciali cinesi nell’amministrazione presidenziale Usa. La delegazione statunitense è guidata ancora una volta dal segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, dal rappresentante del Commercio, Robert Lighthizer, e dal segretario del Commercio Wilbur Ross. La delegazione cinese, invece, è guidata dal vicepremier e consigliere economico del presidente cinese Xi Jinping, Liu He.

La comunità d’affari statunitense è divisa in merito alle dure tariffe commerciali adottate dall’amministrazione Trump nei confronti della Cina, tra quanti sostengono le misure a protezione dell’economia nazionale e quanti invece, essendo esposti al mercato cinese, temono le rappresaglie di Pechino. Il governo Usa ha intrapreso martedì una serie di audizioni in merito alle tariffe e ai dazi statunitensi, inclusi quelli del 25 per cento a 1.300 categorie di prodotti cinesi annunciati da Trump il mese scorso. Alle audizioni di oggi dovrebbero intervenire circa 120 tra funzionari e leader del mondo degli affari.

Ai colloqui bilaterali di alto livello che si sono tenuti a Pechino il 3 e 4 maggio scorsi era seguito il silenzio di entrambi i governi, che però nei giorni scorsi hanno mantenuto i contatti ai massimi livelli, come confermato dal presidente Usa Donald Trump. Stando alle indiscrezioni diffuse dalla stampa statunitense nei giorni scorsi, la Cina sarebbe pronta a offrire un maggiore accesso alle merci statunitensi, e in particolare ai prodotti agricoli; la Casa Bianca, di fatto, ha già risposto nelle scorse ore, ventilando una revoca delle sanzioni che hanno messo in ginocchio il produttore di smartphone cinese Zte, impedendogli di rifornirsi di componenti dai produttori Usa.

Trump ha promesso domenica che collaborerà con l'omologo cinese per dare al produttore di smartphone cinese “il modo di tornare rapidamente in affari” negli Usa. Le parole di Trump suggeriscono un rilassamento delle sanzioni imposte dal governo federale statunitense a Zte, che potrebbe giocare un ruolo nei negoziati commerciali in corso tra i due paesi. “Troppi posti di lavoro persi in Cina”, ha scritto Trump su Twitter. “Il dipartimento del Commercio ha ricevuto istruzioni di risolvere la questione”. Lunedì Trump è tornato sulla questione con un nuovo Tweet: “Zte, il più grande produttore di telefoni cinese, acquista una grossa percentuale delle singoli componenti dagli Usa”, ha scritto il presidente, quasi a giustificare l’improvviso ripensamento in merito alle drastiche misure adottate da Washington contro quell’azienda. “Questo riflette anche i più vasti negoziati commerciali che stiamo negoziando con la Cina e la mia relazione personale con il presidente Xi (Jinping)”, ha scritto ancora il presidente, che pare aver anticipato così i malumori del Congresso federale per il tweet del giorno prima, in cui annunciava un ripensamento sulle sanzioni a Zte.

Stando a quanto riferito dal “Wall Street Journal”, Stati Uniti e la Cina si apprestano a chiudere un accordo che consentirebbe alla cinese Zte di essere esentata dalle pesanti sanzioni statunitensi in cambio della cancellazione dei dazi di Pechino sui prodotti agricoli Usa. Stando al quotidiano statunitense, i negoziati in corso potrebbero anche rimuovere gli ostacoli posti dalla Cina all’acquisizione da parte della statunitense Qualcomm dell’olandese Nxp semiconductors. Il ministro per il Commercio cinese ha promesso di rivalutare l’acquisizione se gli Stati Uniti allenteranno la morsa su Zte. L’accordo sarà al centro dei negoziati dei prossimo giorni e potrebbe ancora risentire delle divisioni a Washington in merito alla strategia negoziale da adottare con la Cina.

L’ambasciatore statunitense in Cina, Terry Branstad, ha avvertito lunedì che i due paesi sono ancora “molto distanti” da una soluzione condivisa ai loro dissidi commerciali. L’ambasciatore, che ha presenziato ai colloqui tenutisi a Pechino due settimane fa, ha dichiarato che Pechino pare essere stata “colta alla sprovvista” dall’entità delle richieste statunitensi. “I cinesi avevano detto di voler vedere le richieste nello specifico. Abbiamo presentato tutti i particolari delle controversie in materia commerciale, perciò non possono dire di non sapere cosa chiediamo”, ha detto Brandstad. Il diplomatico ha sottolineato che Pechino non ha ancora tenuto fede alle promesse di apertura dei suoi settori finanziario e assicurativo, o a quella di ridurre i dazi che gravano sulle importazioni di auto statunitensi. L’ambasciatore ha aggiunto che il presidente Trump vorrebbe un “drammatico aumento” delle esportazioni di prodotti alimentari statunitensi verso la Cina: una richiesta cui Pechino potrebbe piegarsi in cambio della fine delle sanzioni a Zte.

Mercoledì il governo cinese ha speso parole di apprezzamento per l’apertura di Trump sul fronte delle sanzioni al colosso tecnologico cinese. Pechino, frattanto, è pronta ad adottare sgravi fiscali per un importo annuo pari a 460 miliardi di yuan (circa 72,2 miliardi di dollari), per compensare i danni causati dai nuovi dazi statunitensi alle aziende cinesi, specie quelle operanti nei settori manifatturiero e tecnologico. L’imposta sul valore aggiunto dei beni di consumo è stata abbassata questo mese dal 17 al 16 per cento, e dall’11 al 10 per trasporti, logistica e servizi nel settore delle costruzioni. L’aliquota per i servizi finanziari e al consumo, invece, per ora resta invariata al 6 per cento. Quest’intervento, da solo, dovrebbe tradursi in un risparmio di 100 miliardi di yuan per le aziende del manifatturiero, con benefici particolarmente consistenti per i comparti dell’automotive e dell’elettronica, stando alle stime pubblicate da Zhongtai Securities.

Alla fine del mese scorso Pechino ha anche deciso di espandere i criteri per godere dell’aliquota preferenziale del 3 per cento, applicata a piccole imprese e startup. Le aziende tecnologiche, in particolare, saranno beneficiarie di misure di stimolo ancor più consistenti: verranno rimborsate di qualsiasi contributo fiscale in eccesso già versato, a patto di reinvestirlo in ricerca, sviluppo e capitale fisso. Le aziende del settore potranno inoltre rinviare la contabilizzazione delle perdite di capitale per 10 anni, anziché gli attuali cinque, ottenendo così ulteriori margini di manovra. Una fonte del Consiglio di Stato cinese ha negato che questi interventi siano “misure ad hoc” adottate in risposta all’offensiva commerciale statunitense; il fatto che tali misure si concentrino proprio sul settore tecnologico, però, spinge a pensare altrimenti. (Cip)
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