IRAQ
 
Iraq: sempre più aspre le polemiche sul referendum del Kurdistan
 
 
Baghdad, 13 set 2017 17:47 - (Agenzia Nova) - Sono sempre più aspre le polemiche in Iraq sul referendum convocato dalla regione autonoma del Kurdistan per creare uno stato indipendente da Baghdad. Dopo il voto del parlamento iracheno che ieri ha approvato una risoluzione contraria al referendum, il presidente della regione curda, Massoud Barzani, è tornato oggi a difendere la sua scelta, sostenuta da altri grandi partiti locali, chiedendo che i deputati rivedano la loro decisione. “Non possono sfidare la volontà dei cittadini del Kurdistan”, ha detto Barzani, rispondendo anche alle ultime dichiarazioni rilasciate dal premier iracheno, Haider al Abadi.

In relazione al referendum indetto da Erbil, Abadi ha detto ieri nella sua consueta conferenza stampa settimanale, che se verrà svolto, saranno persi tutti i risultati raggiunti finora e c’è il pericolo che il paese possa essere trascinato in crisi e guerre. “L’imposizione di un fatto compiuto è inaccettabile e non proseguirà, dobbiamo perseguire la via del dialogo e non permetteremo nessuna divisione del paese”, ha detto ancora Abadi, precisando che Baghdad “rifiuta il referendum”. Il capo dell’esecutivo di Baghdad ha ribadito che il referendum indetto da Erbil è incostituzionale, viola le leggi vigenti e non può essere condotto in modo unilaterale.

Dello stesso parere il presidente del parlamento, il sunnita Salim Al Jubouri, che più volte si è espresso contro il referendum. Barzani e i suoi alleati politici non sembrano disposti tuttavia a rinunciare alla consultazione popolare. “E’ giunto il momento che il popolo del Kurdistan prenda le sue decisioni e determini da solo il suo destino”, ha dichiarato oggi il leader curdo, a capo del Partito democratico del Kurdistan (Pdk), che insieme all’Unione patriottica (Puk), ha concordato a giugno scorso la data per il referendum popolare. Le polemiche sulla votazione, prevista per il 25 settembre prossimo, hanno coinvolto anche il capo dello Stato, Fuad Masum. Nel parlamento iracheno è iniziata una campagna di raccolta firme per chiedere la "destituzione" del presidente Masum, accusato di non aver preso una posizione sul referendum.

Fonti parlamentari hanno rivelato ad "Agenzia Nova" che un gruppo di deputati si sta coordinando per raccogliere le firme allo scopo di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del presidente di origine curda. Per destituire il capo dello Stato è necessario il voto dei due terzi del parlamento. Nel frattempo, è in corso un'altra campagna di raccolta firme per la destituzione del governatore provinciale di Kirkuk, Najmuddin Karim, per violazione delle norme costituzionali.

Il Consiglio provinciale di Kirkuk ha votato lo scorso 29 agosto a favore della partecipazione al referendum per l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Alla votazione erano presenti 26 consiglieri su un totale di 41, pari al 67 per cento del Consiglio, numero che ha garantito il quorum del 51 per cento necessario per la validità del voto. La riunione è stata boicottata da una parte delle minoranze arabe e turcomanne. Hanno votato a favore della mozione 24 consiglieri, mentre due si sono astenuti. Tra i voti favorevoli figurano anche quelli di alcuni rappresentanti delle minoranze: due turcomanni, tre arabi e un cristiano. Il Consiglio provinciale di Kurkuk è dominato dai due partiti curdi, l’Unione patriottica del Kurdistan (Puk) e il Partito democratico del Kurdistan (Kdp) che insieme detengono 26 seggi. Gli altri partiti che compongono il Consiglio sono il Fronte turcomanno con 8 seggi, il Partito repubblicano iracheno della minoranza araba, con 5 seggi. I restanti due seggi sono occupati dalla Coalizione islamica e turcomanna e dall’Assemblea nazionale.

Il Fronte turcomanno, che insieme alla componente araba ha boicottato la riunione, è fortemente contrario all’organizzazione del referendum sull’indipendenza curda nella regione di Kirkuk. Intervistato dalla “Rudaw” a fine luglio, il leader del Fronte turcomanno, Arshad Salihi, ha osservato che la principale richiesta alla componente curda è quella di escludere le zone contese con il governo centrale di Baghdad, in particolare quelle a maggioranza turcomanna, da un possibile referendum per l’adesione della provincia di Kirkuk ad un futuro Stato del Kurdistan.

Il Consiglio provinciale di Salah al Din invece ha deciso oggi che i cittadini della provincia a maggioranza sunnita non parteciperanno al referendum sull'indipendenza. In un comunicato il consiglio afferma di aver votato all'unanimità contro la partecipazione della provincia al referendum, pur riconoscendo il diritto dei curdi "all'autodeterminazione" in accordo ai dettami della Costituzione. Anche il consiglio provinciale di Diyala ha respinto ieri la partecipazione della provincia al referendum. L'articolo 140 della Costituzione irachena, approvata nel 2005, prevede in ogni caso che si tenga un referendum nelle aree arabizzate (Kirkuk, Khanaqin, nella provincia di Diyala, Sinjar e Sheikhan, nella provincia di Ninive) affinché gli abitanti si pronuncino sull'annessione o meno alla regione del Kurdistan. Doveva tenersi alla fine del 2007, poi nel giugno 2008, nel dicembre 2010 ma è sempre stato rimandato. Il Consiglio provinciale di Kirkuk ha quindi deciso, a fine agosto, di votare per la partecipazione al referendum indetto da Erbil per il 25 settembre. (Irb)
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