IRAQ
 
Iraq: chiusi gli ingressi di Karbala dopo violenze di ieri
 
 
Baghdad, 09 dic 2019 14:29 - (Agenzia Nova) - Le autorità irachene hanno chiuso tutti gli ingressi alla città di Karbala, nel sud dell'Iraq, consentendo l'accesso solo ai residenti. Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva "al Arabiya" si tratta di un provvedimento resosi necessario dopo le violenze di ieri, sfociate nell'assassinio di un attivista locale, Fahim al Ta'i, avvenuto davanti la sua abitazione al ritorno da una manifestazione di protesta. Il timore è che episodi del genere ai danni degli attivisti politici possano ripetersi in città. Nella capitale Baghdad invece si registra un clima di calma relativa, in particolare in piazza Tahrir e nelle altre piazze cittadine. La stessa cosa si può dire dei tre ponti principali occupati dai manifestanti, quello di al Jumhuria, al Sanak e al Ahrar. Nonostante questo, però, i manifestanti temono che ci possano essere omicidi mirati e regolamenti di conti o rapimenti ai danni degli attivisti promotori delle proteste anti-governative e non mancano le accuse alle autorità di non fare nulla per perseguire coloro i quali sono coinvolti in queste violenze.

Diversi leader delle proteste in corso in Iraq sono stati vittime di attacchi nelle ultime ore, con un attivista ucciso ieri a Karbala e altri due feriti. Fahim al Tai, uno degli attivisti più coinvolti nelle manifestazioni nella città santa di Karbala, è stato ucciso da uomini armati a bordo di una moto. All’attacco è sopravvissuto invece Ihab al Wazani, che lo accompagnava. Il medico e attivista Mohannad al Kaabi è stato ferito ieri mattina nel distretto di Saif Saad, sempre a Karbala, quando un ordigno è esploso al passaggio del veicolo a bordo del quale viaggiava. Un altro attivista, Basem al Zaidi, è rimasto ferito in un attacco a Maysan, nel sud dell’Iraq, nella serata di ieri. Tali attacchi hanno luogo dopo che venerdì sera nel centro di Baghdad un gruppo armato non identificato ha aperto il fuoco sui manifestanti che da oltre un mese sono mobilitati contro il governo iracheno, provocando la morte di 22 persone e il ferimento di altre 147.

I miliziani, secondo alcune fonti legati a gruppi armati filo-iraniani, hanno attaccato i dimostranti nella zona di piazza al Khulani e del ponte al Sank. Sabato mattina, inoltre, un drone ha attaccato l’abitazione del leader sciita Moqtada al Sadr a Najaf, circa 160 chilometri a sud di Baghdad. Saleh Muhammad al Iraqi, considerato uno dei principali collaboratori di Al Sadr, ha confermato la notizia, affermando l’attacco è “una risposta agli ordini” del leader sciita per la protezione dei manifestanti a Baghdad. Dopo l’attacco di venerdì, infatti, le Brigate della pace (Saraya al Salam) del movimento sadrista sono affluite in piazza Tahrir a Baghdad per proteggere i manifestanti.

Moqtada al Sadr è una delle figure chiave della crisi che sta paralizzando l’Iraq e che ha già portato alle dimissioni del premier Adel Abdul Mahdi. Leader della principale forza della Camera dei rappresentanti (il blocco Al Sairoon), Al Sadr si è schierato subito dalla parte dei manifestanti chiedendo la caduta dell’esecutivo nato un anno fa come risultato di un accordo raggiunto a Beirut e mediato dall’Iran con Hadi al Ameri, leader dell’alleanza Fatah. Quest’ultimo, capo dell’Organizzazione Badr e figura molto legata all’Iran, ha invece sostenuto il governo e accusato i manifestanti di essere al soldo degli Stati Uniti e d’Israele. Alcune fonti sostengono che milizie legate all’Iran e all’Organizzazione Badr abbiano avuto un ruolo nelle violenze di queste settimane, che fino a questo momento hanno provocato la morte di almeno 350 persone. (Irb)
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