BOLIVIA
 
Bolivia: difensore civico esorta a indagare su morti e feriti dopo le proteste
 
 
La Paz, 16 nov 2019 12:33 - (Agenzia Nova) - Il governo boliviano deve indagare sugli scontri tra polizia e manifestanti a Cochabamba, che hanno provocato la morte di 5 persone. E' la richiesta che arriva dal sito del difensore civico boliviano. "L'ufficio del difensore civico in merito agli eventi nella città di Sacaba, dove nel pomeriggio di ieri è stata registrata la morte di cinque persone durante l'intervento congiunto della polizia boliviana e delle forze armate, esprime la propria preoccupazione", si legge nella noto dell'entità che vigila sui diritti umani. "Esortiamo il governo ad appurare se le azioni di entrambe le forze sono state inquadrate nell'ambito di quanto stabilito dalla Costituzione dello Stato e dai protocolli internazionali per il rispetto dei diritti umani".

La crisi in Bolivia, iniziata dopo le controverse elezioni dello scorso 20 ottobre, ha visto un'accelerazione dopo le dimissioni dell'ex presidente Evo Morales, arrivate domenica su pressione delle forze armate. Evo Morales ha presentato le proprie dimissioni dalla presidenza della Bolivia alle 16.50 di domenica, 10 novembre, poco prima delle dieci di sera in Italia. Conosciuto il rapporto dei tecnici dell'Osa, che denunciava "vizi" nelle procedure di voto e di scrutinio delle elezioni del 20 ottobre, Morales annunciava il rinnovo delle autorità elettorali (Tribunale supremo elettorale, Tse) e proclamava nuove elezioni generali. Un duplice annuncio che non è bastato a interrompere la protesta in corso nel paese. Poco dopo sarebbe stato il Capo di Stato Maggiore delle Forze armate, il generale Williams Kaliman, a caldeggiare l'abbandono di Morales: "Dopo aver analizzato la situazione di conflitto interno, chiediamo al Presidente di dimettersi per permettere la pacificazione e mantenere la stabilità, per il bene della nostra Bolivia", ha detto in un messaggio rilanciato dai media locali.

Nel lungo messaggio video in cui annunciava le sue dimissioni, Morales ha parlato di un gesto compiuto per pacificare il paese, pur continuando a denunciare il "colpo di stato" portato avanti dal suo principale oppositore politico, l'ex presidente Carlos Mesa, e dal leader delle organizzazioni civiche, Luis Fernando Camacho. Morales, da 14 anni alla guida del paese andino, ha poco dopo abbandonato La Paz riparando nella regione di Cochabamba, tradizionale roccaforte del suo elettorato. Nella serata di domenica il governo messicano, che ha aperto le porte dell'ambasciata a venti funzionari di governo e del parlamento boliviani, ha trasmesso la disponibilità a concedere asilo a Morales.

Martedì 12 novembre alle ore 11 (ora locale) Morales è atterrato a Città del Messico, dove è stato accolto dal ministro degli Esteri Marcelo Ebrard. "Voglio dare il benvenuto a Evo Morales e alla sua delegazione in Messico. E' un giorno di allegria perché l'asilo che si offre a Morales è effettivo e in Messico sarà protetto", ha detto Ebrard. Morales, per parte sua, ha ringraziato i messicani e le autorità messicane. "Ringrazio il presidente del Messico perché mi ha salvato la vita", ha detto.

In un rapido susseguirsi degli eventi la seconda vicepresidente del Senato boliviano, Jeanine Anez, del partito Unidad democratica (Ud), è stata nominata martedì sera presidente ad interim della Bolivia, dai parlamentari della sua formazione politica e altri deputati dell'opposizione. La nomina è avvenuta nonostante Camera e Senato non abbiano raggiunto il quorum necessario ad avviare la seduta, a causa dell'assenza dei parlamentari del governativo Movimento al socialismo (Mas), che dispone della maggioranza dei seggi. "Mi impegno a prendere tutte le misure necessarie per pacificare il paese", ha dichiarato Anez, che nella serata di mercoledì ha designato i primi undici ministri dell'esecutivo di transizione con cui intende portare il paese ad elezioni generali. (Brb)
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