IRAQ
 
Iraq: continua braccio di ferro tra Erbil e Baghdad sul referendum per l'indipendenza del Kurdistan
 
 
Baghdad, 02 ott 2017 17:20 - (Agenzia Nova) - Prosegue in Iraq il braccio di ferro tra il governo federale di Baghdad e quello della regione autonoma del Kurdistan iracheno sul referendum convocato da Erbil lo scorso lunedì 25 settembre e contestato da gran parte della comunità internazionale. Saad al Hadithi, portavoce del premier iracheno, Haider al Abadi, ha inviato un messaggio oggi alla leadership curda, invitandola ad annullare i risultati del referendum. Nel messaggio, Hadithi sollecita il governo regionale curdo a “rispettare la Costituzione e le decisioni della Corte federale”, la quale nei giorni scorsi ha bocciato il referendum. “La regione deve cancellare i risultati del referendum e impegnarsi in un serio dialogo con Baghdad per rafforzare l’unità del paese”, ha detto Hadithi, aggiungendo che Erbil deve “fermare l’escalation e le provocazioni” nelle aree contese (Sinjar e Kirkuk).

La presidenza del Kurdistan ha respinto invece nella giornata di ieri tutti gli appelli alla cancellazione della consultazione popolare. “Nessuna minaccia o pressione può costringere la nazione curda a fare marcia indietro sulla decisione presa il 25 settembre”, si legge in un comunicato della presidenza di Masoud Barzani. Il governo di Erbil ha inoltre annunciato di aver apprezzato “l’iniziativa” del religioso sciita ayatollah Ali al Sistani a favore del dialogo tra il Kurdistan e Baghdad.

Erbil chiede quindi di avviare un dialogo con Baghdad per discutere dell’esito del referendum, ma il governo federale per ora non è disposto a riconoscere in alcun modo i risultati della consultazione. Anzi oggi le forze armate di Baghdad hanno iniziato un’esercitazione militare congiunta con quelle iraniane al confine tra Iran e regione autonoma del Kurdistan iracheno. Le manovre hanno portato anche alla chiusura temporanea del valico di confine di Parviz Khan. “Il valico di Parviz Khan è stato chiuso temporaneamente questa mattina in seguito ad un’esercitazione militare lanciata nelle aree di confine”, ha detto il funzionario iraniano Aram Saya Khan, all’agenzia di stampa curda “Rudaw”. Khan ha aggiunto che la chiusura del valico riguarda solo gli scambi commerciali e non i semplici cittadini che vogliono spostarsi da una parte all’altra della frontiera. Nelle esercitazioni sono coinvolte le guardie della rivoluzione islamica iraniana e le milizie irachene a maggioranza sciita Hashd al Shaabi (Pmu), notoriamente vicine a Teheran ma ormai di fatto inglobate nell’esercito iracheno.

Il portavoce delle Forze armate iraniane, generale Masoud Jazayeri, aveva annunciato sabato 30 settembre che le forze armate iraniane ed irachene avrebbero svolto un’esercitazione militare congiunta lungo il confine nei giorni successivi. La decisione, seguita al referendum sull’indipendenza del Kurdistan, è stata presa nel corso di una riunione di alti ufficiali iraniani, che hanno raggiunto un “accordo sulle misure da adottare per istituire agenti di sicurezza della frontiera ed accogliere le forze irachene che saranno collocate ai valichi di frontiera”. Jazayeri ha spiegato che “l’incontro è in linea con la politica dichiarata dell’Iran di rispetto per l’integrità territoriale dell’Iraq”. Inoltre, l’ufficiale iraniano ha aggiunto che la decisione si basa sulla “richiesta del governo iracheno di cooperazione per la creazione di un’autorità governativa centrale per il controllo del confine Iran-Iraq”. In precedenza, il governo regionale del Kurdistan iracheno aveva rifiutato di cedere il controllo del confine a Baghdad, così come richiesto dalle autorità federali, dall’Iran e della Turchia subito dopo lo svolgimento del referendum.

L’Iran inoltre ha vietato il trasporto di prodotti petroliferi da e verso la regione autonoma del Kurdistan iracheno "fino a nuovo ordine". Le società di trasporti ed i conducenti hanno ricevuto l’ordine di non trasportare prodotti petroliferi raffinati tra Iran e Kurdistan “fino a nuovo ordine”, precisa l’ordinanza ministeriale. Il capo dell’Esercito iracheno, il generale Othman al Ghanemi, e il capo di stato maggiore dell'Esercito turco, il generale Hulusi Akar, si trovano invece in Iran con le rispettive delegazioni militari proprio per affrontare, oltre alla lotta al terrorismo, anche la questione del referendum sull’indipendenza del Kurdistan.

Ankara, da parte sua, ha annunciato che tratterà soltanto con le autorità federali irachene per le esportazioni petrolifere. E’ quanto emerso nel corso di un colloquio telefonico tra il premier Abadi e l’omologo turco, Binali Yildirim. Il capo dell’esecutivo di Ankara ha confermato il sostegno della Turchia verso “tutte le decisioni” che il governo di Baghdad intraprenderà dopo il referendum. Nella nota dell’ufficio di Abadi non vengono forniti dettagli su come la Turchia affronterà la questione delle esportazioni attuali di greggio dal Kurdistan iracheno. Sembra infatti improbabile che Ankara possa chiudere l’oleodotto Kirkuk-Ceyhan che trasporta il petrolio prodotto dai giacimenti petroliferi situati nella regione del Kurdistan iracheno verso la Turchia e i mercati europei, un’ipotesi ventilata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan in una dichiarazione rilasciata il giorno del referendum. Da quell’oleodotto infatti transitano ogni giorno circa 500 mila barili di petrolio.

Gli Stati Uniti hanno ribadito la loro contrarietà al referendum curdo, suscitando le vibrante proteste del portavoce della presidenza curda, Omed Saba. Il popolo curdo, ha spiegato il portavoce, “ha sempre sostenuto con entusiasmo e costanza gli Stati Uniti” ma è “profondamente deluso” dalle dichiarazioni del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, contro il referendum sull’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Gli Stati Uniti “dovrebbero apprezzare e onorare” la libera scelta del 92,73 per cento degli elettori curdi che lo scorso 25 settembre hanno scelto l’indipendenza attraverso una votazione “trasparente e pacifica”, ha detto Saba. Il referendum “rispetta le leggi del Kurdistan e le disposizioni della Costituzione irachena”, ha aggiunto il portavoce, sottolineando che la consultazione ha permesso al popolo curdo di esercitare il diritto di autodeterminazione sancito nella Carta delle Nazioni Unite. “Apprezziamo - ha aggiunto il portavoce - il richiamo degli Stati Uniti ad una risposta non violenta al referendum, ma nessuno è intervenuto per fermare il maltrattamento incondizionato e illegale dei curdi da parte di Baghdad”. Saba ha inoltre auspicato che nei prossimi giorni gli Stati Uniti “riesaminino la propria posizione e sostengano le aspirazioni legittime dei popoli della regione del Kurdistan e partecipino alla negoziazione pacifica tra Erbil e Baghdad”. (Irb)
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