CROAZIA-BOSNIA
 
Croazia-Bosnia: esponente musulmano presidenza tripartita Izetbegovic, ricorreremo a istanze internazionali contro ponte di Peljesac
 
 
Sarajevo, 12 ago 2018 11:18 - (Agenzia Nova) - La Bosnia Erzegovina intende sollevare davanti alle istanze giudiziarie internazionali la questione della legittimità della costruzione da parte della Croazia del ponte di Peljesac. Lo ha dichiarato oggi l'esponente musulmano nella presidenza tripartita bosniaca Bakir Izetbegovic, in un'intervista al portale d'informazione "Faktor". In particolare, secondo Izetbegovic, Zagabria non avrebbe diritto di costruire l'infrastruttura per collegare la città di Ragusa (Dubrovnik) al resto della costa croata senza prima trovare un accordo con la Bosnia per definire i confini marittimi tra i due paesi. Secondo l'esponente musulmano della presidenza bosniaca, è prioritario definire le modalità di accesso al mare aperto per la Bosnia Erzegovina. Il ponte di Peljesac, denuncia Izetbegovic, rappresenta un pericolo in quanto preclude l'accesso al mare aperto di Neum, l'unica città costiera bosniaca. Secondo Izetbegovic, la Croazia dovrebbe avere "un atteggiamento equilibrato" in quanto è un diritto unire il suo territorio ma d'altra parte è fondamentale "predeterminare un corridoio per l'accesso al mare aperto per la Bosnia Erzegovina in conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare".

"Loro non hanno fatto questo e agiscono a senso unico", ha osservato il rappresentante bosniaco annunciando che Sarajevo ricorrerà alle istanze giudiziarie internazionali per impedire la costruzione del ponte di Peljesac. La proposta di Izetbegovic si scontra tuttavia con l'ostacolo dell'opinione degli altri due componenti della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, il cui voto sarebbe necessario per avviare un procedimento internazionale, che invece sono contrari a questa linea. Izetbegovic ha quindi criticato l'esponente croato nella presidenza bosniaca Dragan Covic sostenendo che ha scelto il "metodo sbagliato" nella comunicazione "minando la cooperazione e la fiducia".

La Croazia ha intanto annunciato in settimana che il ponte di Peljesac, che collegherà la città di Dubrovnik al resto della costa croata, sarà protetto dalla fanteria di marina. Secondo quanto riferito dal quotidiano "Vecernji list", la fanteria di marina avrà inoltre competenze per proteggere l'intera parte meridionale della costa croata e la zona di confine con la Bosnia Erzegovina. La testata ha evidenziato che "il ponte di Peljesac, che sarà terminato al più tardi entro tre anni, diventerà la costruzione strategicamente più importante dell'intero paese. Il ministro della Difesa Damir Krsticevic ha annunciato in precedenza la propria presenza a Porto Tolero (il porto di Ploce) dove sarà ripristinata l'arma della fanteria di marina, dopo diversi anni in cui era stata abolita.

Il ripristino dell'arma, secondo la testata, fa parte della strategia di Krsticevic di dispiegare almeno 1000 militari professionisti nelle città di confine, sia verso la Bosnia che verso la Serbia. Il progetto di costruzione del ponte di Peljesac continua a essere criticato dai rappresentanti politici bosniaci musulmani e, in particolare, dal presidente di turno della presidenza tripartita di Sarajevo Izetbegovic, secondo cui il ponte precluderà l'accesso al mare aperto di Neum, l'unica città costiera bosniaca. Izetbegovic aveva annunciato l'intenzione di chiedere un "parere ufficiale" alla Commissione europea che finanzia per la maggior parte il progetto.

Nelle scorse settimane il premier della Croazia Andrej Plenkovic ha detto in conferenza stampa che "la Commissione europea ha esaminato l'intero progetto prima di decidere di finanziarlo". Secondo quanto riferisce l'emittente "N1", Plenkovic ha inoltre affermato che "il progetto ha un'importanza strategica per la Croazia". Rispondendo a una domanda dei giornalisti sui timori dei bosniaci musulmani che il ponte precluderà l'accesso al mare aperto alla Bosnia, Plenkovic ha affermato che "il ponte avrà un'altezza di 55 metri con una distanza tra piloni di 200 metri e non vedo quale tipo di nave indirizzata verso la città bosniaca costiera di Neum potrebbe non passarci". Nel corso della settimana precedente, l'esponente serbo nella presidenza tripartita di Sarajevo Mladen Ivanic ha preso a propria volta le distanza da Izetbegovic nelle richieste di quest'ultimo di interrompere i lavori di costruzione del ponte.

Ivanic ha affermato che "le autorità bosniache devono concordare una posizione "comune e ufficiale" sulla questione del progetto di costruzione del ponte di Peljesac in Croazia. Ivanic ha detto che "non abbiamo ancora avuto informazioni serie riguardo al ponte e nessun documento scritto". Ivanic ha evidenziato che "c'è parecchia confusione al riguardo, dato che le questioni del ponte, del confine e dell'accesso al mare aperto della Bosnia sono temi relativamente separati". Ivanic ha inoltre affermato che la componente politica bosniaca musulmana "è rimasta sulla difensiva nell'approcciare questa tematica, senza esporre chiaramente le proprie richieste". L'esponente musulmano nella presidenza tripartita bosniaca Bakir Izetbegovic ha chiesto alla Commissione europea di "esprimere un parere ufficiale" sulla costruzione del ponte di Peljesac da parte del governo croato.

Secondo quanto riferito dal quotidiano "Nezavisne novine", Izetbegovic ha invitato Bruxelles a "esprimersi su un progetto, finanziato dai contribuenti europei, che infrange le disposizioni del diritto internazionale". Izetbegovic ha evidenziato che "la Commissione europea non ha chiesto un parere ufficiale alla Bosnia nel momento in cui ha disposto il finanziamento del progetto, dimostrando in quell'occasione un approccio inaccettabile nei confronti di Sarajevo". Il premier bosniaco Denis Zvizdic ha chiesto nel corso della settimana precedente all'omologo croato Plenkovic di fermare i lavori di costruzione del ponte di Peljesac, avviati ufficialmente all'inizio del mese. Secondo il sito web di informazione "Klix", Zvizdic si è rivolto a Plenkovic con una lettera aperta in cui ha evidenziato che "la Croazia non ha mostrato l'apertura a cercare una soluzione che soddisfi entrambe le parti riguardo alla costruzione del ponte di Peljesac".

Zvizdic ha inoltre chiesto al capo dell'esecutivo di Zagabria di sospendere le attività di costruzione sino al raggiungimento di un accordo bilaterale sui diritti e gli obblighi di entrambi i paesi, nello spirito del buon vicinato e nel rispetto delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto all'accesso al mare. Sono iniziati ufficialmente lo scorso lunedì 30 luglio i lavori di costruzione del ponte di Peljesac, che collegherà la città di Ragusa (Dubrovnik) al resto della costa croata. L'appalto è stato assegnato a Cbrc che sarà la prima società cinese a eseguire lavori infrastrutturali di grande portata sul territorio dell'Ue. La scadenza per il termine dei lavori è di 36 mesi. Il progetto è finanziato per l'85 per cento dei "costi accettabili", ovvero con 357 milioni di euro, dall'Unione europea. Il costo complessivo è pari a 526 milioni di euro. (Bos)
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