IMMIGRAZIONE
 
Immigrazione: incontro fra ministri Interno di Bulgaria e Serbia, focus su sicurezza confine condiviso
 
 
Sofia, 07 ago 2016 12:12 - (Agenzia Nova) - I ministri dell'Interno di Bulgaria e Serbia, rispettivamente, Rumjana Bachvarova e Nebojsa Stefanovic, si incontreranno oggi pomeriggio presso il confine condiviso fra i due paesi balcanici per discutere della situazione alle frontiera e di sicurezza. La riunione è stata fissata dopo che la Serbia ha accusato la Bulgaria di non monitorare in maniera adeguata la frontiera, consentendo a migliaia di migranti di oltrepassare il confine serbo. In precedenza il governo di Belgrado ha approvato la formazione di un corpo congiunto di forze armate e di sicurezza da dispiegare ai confini con la Bulgaria e l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom). In risposta alla richiesta presentata dalle autorità di Sofia, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex) ha annunciato un rafforzamento in maniera significativa delle attività attualmente in corso lungo i confini del paese balcanico.

L’ulteriore dispiegamento di forze verrà concentrato principalmente lungo il confine con la Turchia, ma verranno potenziate anche le operazioni di sorveglianza alla frontiera con la Serbia. “Frontex è impegnata a sostenere la Bulgaria. Nelle prossime settimane, Frontex schiererà funzionari per il sorveglia mento dei confini, mezzi per il pattugliamento, unità cinofile ai confini con la Turchia, ma allo stesso tempo si concentrerà l’attenzione anche alla frontiera bulgaro-serba”, ha dichiarato Berndt Koerner, il vice direttore esecutivo di dell'Agenzia europea. Il governo serbo prevede di schierare contemporaneamente l’esercito e la polizia per pattugliamenti congiunti alle frontiere del paese con Bulgaria e Fyrom, per prevenire l’entrata di migranti irregolari. Con queste parole lo scorso 17 luglio il primo ministro serbo Aleksandar Vucic, aveva annunciato la decisione di rafforzare la sicurezza ai confini, in risposta all’inasprimento delle misure di controllo messo in atto dall’Ungheria. La mossa di Budapest ha infatti portato al ritorno in Serbia di centinaia di rifugiati che avevano provato a varcare il confine ungherese. La Serbia si trova al centro della cosiddetta “rotta balcanica dei migranti”, utilizzata da migranti e rifugiati in cerca d’asilo che si muovono verso l’Europa occidentale.

Vucic aveva spiegato che molti migranti arrivati in Serbia provengono da Afghanistan e Pakistan, e non hanno quindi possibilità di ricevere asilo dai paesi membri dell’Unione europea. “La Serbia non può diventare un’area di parcheggio per persone provenienti da Afghanistan e Pakistan, che gli altri stati europei non hanno intenzione di accettare”, aveva ribadito nell'occasione Vucic. Il premier di Belgrado aveva poi aggiunto che i migranti che faranno richiesta di asilo alle autorità serbe verranno aiutati, ma che allo stesso tempo verrà impedita l’entrata a coloro che tentano di entrare illegalmente nel paese. Anche i trafficanti di esseri umani, come affermato da Vucic, “verranno severamente puniti. I nostri procuratori e tribunali faranno ricorso a tutte le misure legali per fermare questi crimini”.

Nei giorni precedenti, il commissariato per i rifugiati in Serbia aveva proposto un rafforzamento della protezione dei confini nazionali con Bulgaria e Fyrom; le misure sarebbero mirate alla prevenzione di un arrivo di migranti che poi non potrebbero lasciare la Serbia attraverso i confini settentrionali. Al gruppo di lavoro preposto al monitoraggio dei flussi migratori viene proposto di assicurare anche che in Serbia entrino solo coloro che "vogliono sinceramente" fare richiesta di asilo, mentre agli altri si dovrebbe consigliare la ricerca di una via alternativa. L'assistente del commissario per i rifugiati e le migrazioni, Ivan Gerginov, aveva dichiarato che la rotta balcanica è stata chiusa da marzo di quest'anno, ma ogni giorno entrano ugualmente in Serbia dalle 100 alle 250 persone. "Il commissariato – aveva proseguito – si adatta alla situazione e suggerisce al gruppo di lavoro preposto al monitoraggio una misura di rafforzamento della protezione dei confini in entrata, ma non in modo che nessuno possa entrare in Serbia, bensì che in Serbia possano entrare solo coloro che hanno la sincera intenzione di fare richiesta d'asilo".

Al contempo, l'organizzazione internazionale Human rights watch ha denunciato come alcuni migranti sarebbero stati percossi e ricacciati oltre il confine verso la Serbia da parte della polizia ungherese, secondo la denuncia fatta. L'organizzazione precisa in una nota che le nuove leggi e procedure approvate dalle autorità di Budapest nell'ultimo anno forzano i richiedenti asilo ad attraversare una zona di transito nel territorio ungherese in cui il governo applica "cavilli legali" secondo i quali le autorità possono dichiarare che i migranti non sono ancora entrati nel territorio nazionale. "L'Ungheria sta infrangendo tutte le regole previste per i richiedenti asilo che transitano attraverso la Serbia, ricacciandoli sommariamente e rispedendoli indietro attraverso il confine", ha dichiarato Lydia Gall, ricercatrice per i Balcani e l'Est Europa presso Human rights watch. "Le persone che entrano in Ungheria senza permesso, inclusi donne e bambini, sono stati violentemente percossi e forzati a tornare indietro attraverso il confine", ha aggiunto. (Bus)
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