USA-CINA
 
Usa-Cina: intesa sull’avvio di colloqui commerciali
 
 
Washington, 02 mag 2018 05:30 - (Agenzia Nova) - I governi di Stati Uniti e Cina hanno trovato un’intesa per l’avvio di colloqui commerciali, dopo mesi di gravi tensioni segnati dal varo di dure misure tariffarie e dal rischio di una guerra commerciale aperta tra le due maggiori economie del globo. Il segretario del Commercio Usa, Steven Mnuchin ha dichiarato a Fox Business News che i funzionari dei due paesi si incontreranno domani e venerdì in Cina per discutere misure condivise tese a riequilibrare la reciproca bilancia commerciale e affrontare alcuni timori espressi dagli Stati Uniti, primo tra tutti la violazione della proprietà intellettuale delle aziende Usa. Mnuchin, che ha concesso l’intervista lunedì, prima di prendere parte a una conferenza organizzata dal Milken Institute a Beverly Hills, si è detto ottimista riguardo l’esito delle trattative.

Il riavvio del dialogo tra Usa e Cina sul delicato fronte commerciale è stato agevolato dall’intervento del presidente cinese Xi Jinping al Boao Forum for Asia, lo scorso 10 aprile. All’indomani dell’evento, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva elogiato le “gentili parole” pronunciate dal presidente cinese in quell’occasione, e promesso “grandi progressi” nella disputa commerciale che oppone da mesi le due principali economie del pianeta. Nel corso del suo intervento, Xi ha promesso una ulteriore apertura dell’economia cinese, e in particolare di mercati quali quello dell’auto e finanziario. “Sono molto grato al presidente cinese Xi per le sue gentili parole sulle tariffe e le barriere al mercato dell’auto, oltre alla sua saggezza riguardo il diritto di proprietà e i trasferimenti tecnologici”, ha scritto il presidente Usa su Twitter, aggiungendo: “Assieme faremo grandi progressi!”.

La Casa Bianca, però, aveva anche tenuto a inviare un segnale di fermezza: “Siamo incoraggiati dalle parole (di Xi), ma vogliamo vedere passi e azioni concrete”, aveva dichiarato la portavoce Sarah H. Sanders. In generale, le reazioni giunte da Washington al discorso del presidente cinese sono state meno entusiastiche di quelle di Trump. Quelli del presidente cinese “non sono impegni nuovi, e non cambieranno radicalmente le fortune delle aziende automobilistiche Usa”; aveva commentato ad esempio Evan Medeiros, ex direttore per l’Asia del Consiglio di sicurezza nazionale. Medeiros aveva criticato anche i “blandi e generici impegni di Xi in merito alla protezione della proprietà intellettuale”. Anche secondo l’Eurasia Group, il discorso del presidente cinese “non segna una svolta”, e “non tiene fede all’attesa creata da Pechino”.

Il presidente cinese, Xi Jinping, è intervenuto martedì 10 aprile al Boao Forum for Asia, nella provincia cinese di Heinan, ed ha tenuto un attesissimo discorso durante il quale ha annunciato nuovi sforzi di apertura dell’economia cinese e un abbassamento delle tariffe d’importazione su prodotti come le automobili. Xi non ha menzionato direttamente né la sua controparte statunitense, Donald Trump, né la dura disputa commerciale con gli Stati Uniti delle ultime settimane. Il presidente cinese ha però enfaticamente messo in guardia dai rischi derivanti “dall’adozione di una mentalità da Guerra fredda e a somma zero”, che ha definito “del tutto fuori luogo” nell’attuale contesto di globalizzazione dell’economia. “L’apertura è stata la chiave della crescita cinese nel corso degli ultimi 40 anni”, ha detto Xi, aggiungendo che le porte del paese “non verranno chiuse, ed anzi verranno aperte ulteriormente”. Il presidente cinese ha affermato che Pechino aumenterà i limiti massimi di partecipazione straniera al capitale delle aziende automobilistiche cinesi, e intraprenderà misure di apertura del mercato finanziario annunciate in occasione del Congresso nazionale del Partito comunista, lo scorso ottobre.

“Quest’anno ridurremo considerevolmente le tariffe alle importazioni delle componenti per automobili e di altri prodotti”, ha detto il presidente cinese. Xi ha fatto anche riferimento a una serie di fattori di criticità nelle relazioni con gli Stati Uniti, ribadendo l’impegno di Pechino ad aprire le industrie finanziaria, assicurativa e del banking cinese alla proprietà straniera e a garantire la protezione della proprietà intellettuale delle aziende straniere operanti in Cina. Pechino, ha detto, Xi, “aumenterà significativamente il costo” per i responsabili delle violazioni della proprietà intellettuale, che subiranno “i pieni effetti deterrenti della legge”. Il tono deciso del presidente Xi ha spinto analisti come Jin Jianmin, del Fujitsu Research Institute, a ipotizzare un abbassamento dei dazi cinesi alle importazioni di auto dall’attuale 25 per cento al 10 per cento. Le parole del presidente suggeriscono inoltre un innalzamento della partecipazione straniera massima alle aziende del manifatturiero cinese, attualmente fissata al 50 per cento. Secondo Rajiv Biswas, capo economista di Ihs Markit per l’Asia-Pacifico, il discorso del presidente cinese “ha generato un clima favorevole all’allentamento delle tensioni tra Usa e Cina”.

A questo clima di distensione ha contribuito anche Washington: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è detto ottimista nelle scorse settimane riguardo la possibilità che il suo paese e la Cina possano disinnescare le tensioni commerciali, giungendo a un accordo per il riequilibrio della bilancia degli scambi bilaterali. Durante una riunione del suo Gabinetto aperta alla stampa, Trump ha detto che il suo governo giungerà “probabilmente” a un accordo con la Cina, per lasciarsi alle spalle le sanzioni tariffarie delle ultime settimane, e con esse i timori di una guerra commerciale aperta scontati dai mercati e dalle altre economie del pianeta. Ad oggi Washington valuta l’imposizione di dazi aggiuntivi su ben 150 miliardi di dollari di merci d’importazione cinesi; Pechino ha replicato annunciando sanzioni su merci Usa come la soia e gli aeromobili, ma l’intervento di Xi di questa mattina risponde a molte delle criticità evidenziate da Washington.

In un tweet pubblicato alla vigilia del forum cinese, ad esempio, Trump aveva sottolineato che alle auto cinesi esportate negli Usa viene applicata una tariffa “del 2,5 e mezzo per cento”, mentre alle auto statunitensi la Cina impone una tariffa del 25 per cento. “Questo non suona come commercio giusto ed equo, ma come commercio imbecille. Ed è andata a questo modo per anni!”, ha scritto il presidente Usa. Durante la riunione di governo di ieri, Trump ha aggiunto che “non sarebbe bello” da parte cinese bersagliare gli agricoltori statunitensi. “I nostri coltivatori sono grandi patrioti. Comprendono che lo stanno facendo per il loro paese, e noi li risarciremo”. Le principali piazze d’affari internazionali hanno aperto le contrattazioni di questa settimana in rialzo, e il capo economista di Goldman Sachs, Jan Hatzius, ha ribadito che la società crede nella capacità delle due maggiori economie del pianeta di raggiungere un compromesso. Nei giorni scorsi il segretario del Tesoro Usa, Steven Mnuchin, si è confrontato con il vicepremier cinese Liu He in merito alle questioni commerciali, e gli Usa hanno premuto per un maggiore accesso ai mercati cinesi automobilistico e finanziario, richieste cui il presidente cinese Xi Jinping ha risposto positivamente direttamente dal palco del Forum odierno. (Res)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..