SRI LANKA
 
Sri Lanka: Onu denuncia battuta d’arresto sul fronte dei diritti umani
 
 
Colombo, 23 lug 2018 05:42 - (Agenzia Nova) - Il processo di riforma dello Sri Lanka è “virtualmente giunto a una battuta d’arresto” a causa del ricorso impunito alla tortura da parte delle autorità. E’ la denuncia contenuta nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite (Onu) sullo stato dei diritti umani in quel paese dell’Asia Meridionale. Il documento giunge tre anni dopo l’elezione del governo di coalizione che era stato inizialmente salutato come un punto di svolta per il paese sul fronte dei diritti e della dignità umana. La pubblicazione del rapporto, nella mattinata di oggi, segue la visita di una delegazione dell’Onu nel paese su invito dello stesso governo singalese. L’Onu ritiene che “nessuna delle misure adottate finora per rispettare gli impegni alla giustizia di transizione sono adeguate alla garanzia di progressi reali”.

Il relatore Onu sul contrasto al terrorismo, Ben Emmerson, ha incontrato diversi alti esponenti del governo, della Giustizia e delle Forze armate di Colombo, oltre a centri di detenzione di massima sicurezza come quello di Anuradhrapura, e ha concluso che i progressi per la riconciliazione dopo la guerra civile con i combattenti Tamil e per la riforma del sistema giudiziario nel senso di una maggiore equità siano sostanzialmente nulli. Secondo Emmerson, “l’impunità è ancora la norma per quanti si macchiano del ricorso sistematico alla tortura; un numero incalcolabile di persone è ancora vittima di gravi ingiustizie nel contesto della Legge sulla prevenzione del terrorismo (Pta).

Lo Sri Lanka ha perlopiù ignorato la risoluzione adottata dal Consiglio per il diritti umani delle Nazioni Unite (Onu) nel settembre 2015, co-sponsorizzata proprio da Colombo nell’ambito del nuovo approccio alle tensioni socio-politiche nazionali adottato dal governo del presidente Maithripala Sirisena. Anche i più modesti aspetti della risoluzione, relativi ad esempio alla demilitarizzazione, all’abrogazione della Legge nazionale per la prevenzione del terrorismo e al rilascio del prigionieri politici Tamil, non hanno trovato ad oggi una reale attuazione concreta. Negli ultimi mesi il governo ha anzi assunto una più marcata posizione pro-nazionalismo Sinhala – la principale etnia del paese, a maggioranza buddhista – nella gestione delle annose problematiche riguardanti l’etnia Tamil.

Il 28 novembre scorso il governo Sirisena, in carica da quasi tre anni, si è appellato proprio alla controversa Legge sulla prevenzione del terrorismo per arrestare gli organizzatori di un evento in memoria dei militanti secessionisti Tamil deceduti nel corso della lunga guerra civile combattuta nel paese dal 1983 al 2009. L’evento, noto come “Maaveerar Naal”, viene celebrato il 27 novembre di ogni anno dal 1987, per celebrare i primi miliziani delle Tigri Tamil uccise in azione nel 1982, ed è proseguito anche dopo la definitiva sconfitta della milizia secessionista, nel 2009.

Durante la presidenza di Mahinda Rajapaksa (2005-2015) l’evento è stato celebrato clandestinamente. Alla cerimonia commemorativa dello scorso anno, invece, hanno partecipato parlamentari e politici Tamil. L’apparente apertura del nuovo governo era stato accolto dai Tamil e dalla comunità internazionale come un incoraggiante passo verso la riconciliazione nazionale; il mese scorso, però, le forze di sicurezza del paese hanno intrapreso dure misure nei confronti degli eventi commemorativi nel nord-est del paese, dove è maggiore la concentrazione dell’etnia Tamil. Alla fine del mese scorso il ministro della Difesa, Ruwan Wijewardene, ha ordinato alla Divisione per le indagini sui terroristi- tristemente nota per il suo passato ricorso alla tortura – di indagare e arrestare tutti gli organizzatori dell’evento commemorativo.

Il pugno duro del governo di Colombo al Maaveerar Naal di quest’anno segue una serie di altre battute d’arresto nel processo di riappacificazione nazionale, inclusa l’assenza di progressi sul fronte della risoluzione Onu che chiede di indagare i crimini di guerra commessi durante l’ultima fase del conflitto civile nello Sti Lanka, i ritardi nell’introduzione di una nuova Costituzione che riconosca il diritto all’autodeterminazione dei Tamil e il sospetto di torture ai danni dei Tamil arrestati dalle autorità.

Nei giorni scorsi, inoltre, il governo dello Sri Lanka ha annunciato l’intenzione di ripristinare la pena di morte per i narcotrafficanti che coordinano le loro attività criminali dalle carceri del paese, ed ha citato a modello la controversa e sanguinosa guerra al narcotraffico intrapresa dal presidente filippino Rodrigo Duterte. “Da questo momento in poi, impiccheremo i colpevoli di reati di droga senza commutare le loro condanne”, ha dichiarato il portavoce del governo, Rajitha Senaratne. Il presidente singalese, Maithripala Sirisena, ha già comunicato al governo, che si era precedentemente espresso all’unanimità in favore dell’iniziativa, di essere “pronto a firmare le condanne a morte”. Lo Sri Lanka ha eseguito l’ultima condanna a morte nel 1976, e da allora tutte le condanne a morte comminate nel paese sono state commutate in condanne all’ergastolo, per il rifiuto dei presidenti di dare il via libera alle esecuzioni.

“Anche se esistono alcune opzioni per le sentenze capitali in una società buddhista, se una certa tipologia di atti criminali si diffonde in tal modo nella società nonostante i sermoni religiosi a volte diviene necessario agire con determinazione per controllare il crimine”, ha dichiarato il presidente. Ad oggi le carceri singalesi trattengono in custodia 19 narcotrafficanti le cui sentenze a morte sono state commutate in condanne all’ergastolo. Alcuni tra questi, ha dichiarato il portavoce del governo, continuano a coordinare le attività criminali dalle loro celle. La scorsa settimana uno di questi criminali avrebbe organizzato il trasporto di 100 chilogrammi di eroina nel paese.

Senaratne ha dichiarato che la guerra del presidente filippino Rodrigo Duterte al narcotraffico è un modello per lo Sri Lanka, ed ha aggiunto che Colombo è pronta a ricorrere all’Esercito contro i narcotrafficanti. “Ci è stato detto che le Filippine hanno avuto successo con lo schieramento dell’Esercito per far fronte a questi problemi. Proveremo a replicare il loro successo”, ha detto il portavoce. La ong Amnesty International ha replicato avvertendo che lo Sri Lanka sta muovendo “nella direzione sbagliata”, ed ha sollecitato Colombo a rivedere i suoi piani., “Lo Sri Lanka è stato un leader nella regione, con un record invidiabile di accantonamento di questa pratica crudele e irreversibile (la pena di morte) laddove molti altri paesi hanno scelto di persistere”. Secondo Amnesty, “recuperando la pena di morte dopo oltre 40 anni, lo Sri Lanka causerà un danno enorme alla propria immagine”. (Inn)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..